La mente umana è una macchina straordinaria, capace di elaborare, interpretare e dare senso a un flusso costante di informazioni. Secondo la prospettiva di Jacqueline Bickel, che si rifà al pensiero di Silvio Ceccato, le fondamenta di tutta l’attività mentale risiedono in due facoltà primarie: l’attenzione e la memoria. Tuttavia, la loro interpretazione in questo contesto è tutt’altro che convenzionale; esse non sono considerate primariamente nelle loro funzioni più familiari di “stare attenti” o “ricordarsi qualcosa”, ma piuttosto nel loro ruolo più basilare e originario di “rendere presente il funzionamento degli organi sensoriali.”

Questo approccio rivoluzionario sfida la nostra intuizione comune. Di solito, concepiamo l’attenzione come la capacità di focalizzarsi selettivamente su un dato stimolo, ignorandone altri, e la memoria come la facoltà di immagazzinare e recuperare informazioni. Bickel e Ceccato, invece, ci invitano a guardare oltre queste funzioni secondarie e successive, per cogliere il loro ruolo primordiale. Essi suggeriscono che i nostri organi sensoriali – vista, udito, tatto, gusto, olfatto – “operano tutti di continuo”. Siamo costantemente bombardati da un’infinità di stimoli: suoni, immagini, sensazioni tattili, odori, sapori. Questi dati vengono incessantemente raccolti e trasmessi al cervello.

Il punto cruciale è che, sebbene gli organi sensoriali operino senza sosta, “se ne ignora l’operato, a meno che non vi venga posta attenzione.” Questo è dove l’attenzione, nella sua funzione primaria, entra in gioco. Non si tratta di scegliere consapevolmente di focalizzarsi su qualcosa in particolare, ma di un processo più automatico e fondamentale che “accende” o “illumina” il funzionamento sensoriale, rendendo i suoi dati accessibili alla coscienza. È come se l’attenzione agisse come un interruttore che, pur essendo sempre attivo a un certo livello, intensifica il segnale di un organo sensoriale, portando la sua operazione latente alla consapevolezza.

Pensiamo, ad esempio, al rumore di fondo di un condizionatore d’aria o alla sensazione dei vestiti sulla pelle. Questi stimoli sono presenti e i nostri organi sensoriali li rilevano continuamente. Eppure, per la maggior parte del tempo, non ne siamo consapevoli. Solo quando l’attenzione, nel suo senso primario, si “posa” su di essi, il loro operato viene reso presente alla nostra mente. Non è un atto deliberato di “stare attenti” nel senso comune, ma un meccanismo più profondo che permette al segnale sensoriale di emergere dall’inconscio al conscio.

E la memoria? Nel suo ruolo primario, potrebbe essere intesa non come il ricordo di eventi passati, ma come la capacità di mantenere presente, seppur per un istante, il “presente” sensoriale che l’attenzione ha reso manifesto. Per poter dare un senso a ciò che percepiamo, dobbiamo essere in grado di trattenere l’informazione sensoriale per un tempo sufficiente a elaborarla, confrontarla e categorizzarla. La memoria primaria, in questo senso, è l’eco immediato dell’esperienza sensoriale resa presente dall’attenzione.

Questa reinterpretazione di attenzione e memoria come funzioni primarie di “rendere presente” il funzionamento sensoriale ha implicazioni profonde per la comprensione della categorizzazione e di tutta l’attività mentale. Se la nostra coscienza del mondo dipende da questo “rendering” del dato sensoriale, allora la categorizzazione, che è il processo di raggruppare stimoli simili, diventa un’operazione intrinsecamente legata a come l’attenzione e la memoria primaria strutturano la nostra esperienza immediata.

La categorizzazione non è possibile senza che prima i singoli dati sensoriali siano stati “resi presenti”. Una volta presenti, la memoria permette di confrontarli, identificare somiglianze e differenze, e raggrupparli concettualmente. Ad esempio, per categorizzare una “mela” come “frutto”, è necessario che l’attenzione abbia reso presenti i suoi attributi sensoriali (colore, forma, sapore) e che la memoria abbia permesso di collegarli a esperienze sensoriali precedenti simili.

In sintesi, la prospettiva di Bickel e Ceccato ci invita a esplorare le radici più profonde della cognizione. L’attenzione e la memoria, nelle loro funzioni primarie, sono gli architetti della nostra consapevolezza sensoriale, i meccanismi che trasformano il flusso ininterrotto di dati in un’esperienza presente e significativa. È su questo fondamento che si innestano tutte le altre funzioni cognitive, inclusa la capacità di categorizzare il mondo, permettendoci di navigare e comprendere la complessità della realtà.

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