Il calcolo aritmetico, una delle competenze fondamentali che un bambino acquisisce durante i primi anni di scuola, non è un’abilità che emerge spontaneamente o esclusivamente attraverso l’insegnamento mnemonico. Come suggerito dalle indicazioni basate sui testi di Jacqueline Bickel e Giuliano Giuntoli, le sue radici affondano in un terreno meno ovvio ma profondamente fertile: l’educazione ritmica. Questo approccio integrato, che parte dalla scuola dell’infanzia e prosegue nella scuola primaria, getta le basi per una comprensione profonda del numero e del calcolo.
L’idea che l’educazione ritmica debba essere affrontata gradualmente nella scuola dell’infanzia e continuata nella prima classe della scuola primaria per “gettare le basi del numero e del calcolo aritmetico” è illuminante. Il ritmo, con la sua intrinseca struttura di sequenze, ripetizioni e intervalli, condivide molte proprietà con il concetto di numero. Contare, ad esempio, è un’attività ritmica: ogni numero corrisponde a un battito, a un’unità discreta in una sequenza ordinata. La capacità di percepire e riprodurre ritmi, di riconoscere pattern temporali, crea una predisposizione cognitiva che facilita la comprensione della cardinalità e dell’ordinalità dei numeri. Attraverso giochi di battito, canzoni, movimenti coordinati, i bambini sviluppano intuitivamente un senso di quantità e successione, che sono prerequisiti essenziali per l’aritmetica.
Questa “competenza, derivata dall’intelligenza musicale,” è considerata “a disposizione di tutti i bambini.” Questo è un punto cruciale che sottolinea l’universalità della capacità umana di apprezzare e produrre ritmo. Non è una dote riservata a pochi talenti musicali, ma una risorsa cognitiva innata che può essere coltivata in ogni bambino. Ciò implica che l’educazione ritmica non dovrebbe essere vista come un’attività extracurricolare o facoltativa, ma come una componente essenziale del curricolo prescolare e primario, accessibile e benefica per tutti.
Tuttavia, nonostante la sua universalità, questa competenza “necessita comunque di essere supportata da una specifica programmazione.” L’educazione ritmica da sola non basta; deve essere intenzionalmente collegata allo sviluppo del concetto di numero e calcolo. Questa programmazione prevede un percorso graduale che si articola in diverse fasi, ognuna fondamentale per consolidare la comprensione aritmetica.
Il primo passaggio è dalla denominazione alla conservazione del numero. Inizialmente, i bambini imparano a “nominare” i numeri (contare a memoria: uno, due, tre…). Il passo successivo e più difficile è la “conservazione del numero”, ovvero la comprensione che la quantità di un insieme rimane la stessa indipendentemente dalla disposizione spaziale degli oggetti o dall’ordine in cui vengono contati. Questo richiede una comprensione concettuale che va oltre la semplice recitazione verbale.
Successivamente, si passa alla sua rappresentazione ordinata con l’abaco. L’abaco è uno strumento concreto che visualizza il numero come una quantità di unità discrete, disposte in un ordine specifico (le perline). Manipolando l’abaco, i bambini possono “vedere” l’aggiunta e la sottrazione, le relazioni tra i numeri e il concetto di valore posizionale, rendendo l’aritmetica meno astratta e più tangibile. L’aspetto ritmico può essere rafforzato anche attraverso il movimento delle perline, scandendo il conteggio.
Infine, il percorso culmina con l’uso della cifra. Questo è il passaggio dal concreto all’astratto, dove il simbolo numerico (la cifra) sostituisce la quantità visibile o manipolabile. L’introduzione della cifra avviene quando il bambino ha già consolidato una solida comprensione del numero attraverso l’esperienza ritmica, la conservazione e la rappresentazione con l’abaco. A questo punto, la cifra non è più un simbolo vuoto, ma un richiamo a un significato quantitativo ben radicato.
In conclusione, l’acquisizione del calcolo aritmetico è un processo ben più sfumato della semplice memorizzazione di fatti numerici. Le indicazioni di Bickel e Giuntoli ci guidano verso un approccio che valorizza l’intelligenza musicale e l’educazione ritmica come fondamento universale. Attraverso una programmazione mirata, che evolve dalla denominazione alla conservazione del numero, dalla manipolazione dell’abaco all’uso della cifra, si costruisce una comprensione robusta e significativa dell’aritmetica. Questo percorso integrato non solo facilita l’apprendimentoApprendimento 'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialità di pensiero e di linguaggio, come talora dà l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sarà invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialità, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non è soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che è predestinata già fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578, ma arricchisce l’esperienza educativa del bambino, attingendo alle sue capacità innate per sviluppare competenze essenziali per la vita.

