La comprensione del concetto di causa è una delle pietre angolari dello sviluppo cognitivo umano, permettendoci di interpretare il mondo non come una sequenza casuale di eventi, ma come una rete interconnessa di relazioni logiche. Secondo Jacqueline Bickel, questa capacità, sebbene presente a un livello adattivo fin dalla tenera età, fiorisce pienamente con lo sviluppo del linguaggio e richiede prerequisiti cognitivi specifici legati alla rappresentazione spazio-temporale e all’elaborazione delle informazioni.

Bickel sottolinea che la “capacità di rappresentare mentalmente cose ed eventi in termini di spazio e di tempo, e di operare su tali rappresentazioni, sono prerequisiti per la comprensione delle relazioni causali.” Prima ancora di poter collegare un evento a un altro in termini di causalità, un individuo deve essere in grado di posizionare mentalmente questi eventi in una sequenza temporale e, spesso, in un contesto spaziale. Questo permette di distinguere ciò che precede da ciò che segue, e di percepire una contiguità che è spesso indicativa di una relazione causale. Operare su queste rappresentazioni significa manipolarle mentalmente, confrontandole e ipotizzando collegamenti.

È affascinante notare come i bambini dimostrino una precoce abilità nell’utilizzare “semplici rapporti di causa/effetto a livello di comportamento adattato.” Il bambino che associa l’arrivo del bavaglino alla pappa, o il cappotto all’imminente uscita, sta già operando con una comprensione implicita di causa-effetto. Queste sono inferenze basate sull’esperienza e sulla regolarità degli eventi. Tuttavia, Bickel osserva che essi “dimostrano di cominciare a rendersi conto di questo modo di operare della loro mente solo dal momento della comparsa del linguaggio parlato e dei loro infiniti ‘Perché…??’.” Il “Perché…?” non è solo una domanda curiosa, ma la manifestazione esterna di un processo cognitivo interno di ricerca della causalità. Con il linguaggio, il bambino può non solo agire in base a queste relazioni, ma esplicitarle, indagarle e concettualizzarle. Il linguaggio fornisce gli strumenti per articolare la domanda e, potenzialmente, la risposta.

La percezione di una causa e di un effetto è un’operazione mentale complessa, ulteriormente “favorita dall’aumento della durata dell’attenzione e della capienza della memoria di lavoro.” Per collegare un evento A a un evento B, è necessario tenere entrambi presenti nella mente per un tempo sufficiente (attenzione prolungata) e manipolarli attivamente (memoria di lavoro). Se l’attenzione è troppo breve o la memoria di lavoro insufficiente, la relazione tra i due eventi può sfuggire. La capacità di sostenere l’attenzione permette di osservare la sequenza di eventi e la memoria di lavoro consente di confrontarli e stabilire il legame.

Ma è la “compressione dei contenuti dovuta alla codifica linguistica” che offre un salto di qualità nella comprensione causale. “Il linguaggio, infatti, consente di introdurre e tenere presente, oltre ai due contenuti da mettere in relazione fra loro, anche un terzo elemento od evento, considerato l’elemento o l’evento normale o abituale, che deve essere introdotto come termine di confronto per spiegare l’eccezionalità.” Questo è un punto di sofisticazione cruciale. Per comprendere veramente una relazione causale, non basta collegare A a B; spesso è necessario confrontarla con ciò che sarebbe normalmente accaduto o ciò che normalmente non accade.

Ad esempio, se un bambino chiede “Perché il mio giocattolo è rotto?” (effetto), la causa potrebbe essere “è caduto” (causa diretta). Ma il linguaggio permette di andare oltre: “Normalmente i giocattoli non si rompono quando cadono da questa altezza, ma il tuo era già un po’ vecchio” (introduzione dell’elemento abituale/normale come confronto per spiegare l’eccezionalità). Questa capacità di contrastare l’evento causale con il suo “controfattuale” o con la “norma” consente una comprensione più ricca e profonda del perché le cose accadono in un certo modo e non in un altro. Il linguaggio, attraverso parole come “perché”, “quindi”, “se… allora”, non solo esprime la causalità ma ne modella anche la nostra capacità di pensarla.

In conclusione, la comprensione della causalità è un processo evolutivo che si radica nelle capacità di rappresentazione spazio-temporale e si potenzia enormemente con lo sviluppo del linguaggio. Nonostante i bambini dimostrino una comprensione adattiva precoce, è con la capacità di porre i “Perché” che la consapevolezza della causalità emerge. L’aumento dell’attenzione e della memoria di lavoro, unito alla compressione linguistica dei contenuti, permette di analizzare le relazioni causali con una profondità crescente, introducendo anche il fondamentale confronto con l’evento “normale” o “abituale” per spiegare l’eccezione. La parola “causa”, quindi, è molto più di un semplice concetto; è la porta d’accesso a una visione strutturata e predittiva del mondo.

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