La Comprensione: Portale dell’ApprendimentoApprendimento 'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialità di pensiero e di linguaggio, come talora dà l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sarà invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialità, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non è soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che è predestinata già fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578 e Fondamento del Linguaggio secondo Jacqueline Bickel

Nel complesso universo delle abilità linguistiche, la “comprensione” occupa una posizione privilegiata e spesso sottovalutata. Jacqueline Bickel ne esplora le dinamiche, delineando un processo che, sebbene apparentemente passivo, è intrinsecamente attivo e fondamentale per l’acquisizione e lo sviluppo del linguaggio. La sua analisi illumina come le attività di ascolto e lettura siano non solo più agevoli dell’espressione, ma anche il prerequisito indispensabile per ogni successiva produzione linguistica, ponendo l’accento sulla necessità di una didattica che vada oltre la mera meccanizzazione.

Bickel osserva che le attività di comprensione – l’ascolto e la lettura – risultano quasi universalmente più facili e immediate da attuare rispetto alle attività di espressione – il parlare e lo scrivere. La ragione di questa asimmetria risiede nel fatto che, nella comprensione, è sufficiente riconoscere forme e regole linguistiche prodotte da altri per ricostruire i significati nel pensiero. Non è richiesta la complessa e simultanea attivazione dei processi di pianificazione, selezione lessicale, organizzazione sintattica e articolazione fonologica (o grafica) che caratterizzano la produzione. L’individuo, in fase di comprensione, agisce come un decodificatore di messaggi già strutturati, utilizzando le proprie conoscenze del sistema linguistico per accedere al senso.

Questa disparità si manifesta in tutti gli individui e a tutte le età: “la lingua compresa è più ampia di quella prodotta”. È comune poter comprendere discorsi o testi su argomenti anche poco familiari, pur trovando estremamente difficile parlarne o scriverne in modo coerente e dettagliato. Questo fenomeno sottolinea la maggiore ampiezza del vocabolario passivo (quello riconosciuto) rispetto a quello attivo (quello utilizzato), e la minore richiesta cognitiva di un processo di riconoscimento rispetto a uno di generazione.

La lingua parlata, essendo generalmente la prima ad essere acquisita, rende la comprensione della lingua orale la più elementare e precoce attività linguistica. È attraverso l’ascolto che il bambino forma il primo nucleo della sua “lingua madre”, assorbendo suoni, parole, strutture e significati dal suo ambiente. Questa precoce comprensione orale non solo consente l’avvio della parola parlata (il bambino inizia a produrre suoni e parole che ha prima ascoltato e compreso), ma stabilisce anche il punto di riferimento e il prerequisito essenziale per la successiva acquisizione della lingua scritta compresa, ovvero la lettura. La familiarità con il sistema linguistico attraverso l’orecchio prepara il terreno per il riconoscimento visivo delle forme scritte e la loro associazione ai significati. A sua volta, la lettura, una volta consolidata, costituirà la base indispensabile per la scrittura, che è l’espressione più complessa e strutturata.

Queste considerazioni hanno implicazioni profonde per il contesto didattico, in particolare per i bambini della scuola dell’obbligo. Bickel sottolinea che la comprensione nella lettura è un obiettivo fondamentale che non può essere raggiunto se la didattica si limita a “impegnare [i bambini] soltanto ad automatizzare la codifica/decodifica”. L’idea che le abilità interpretative e le abitudini creative si formino “da sole” con il tempo è una fallacia. Una didattica che si concentra esclusivamente sull’aspetto meccanico del riconoscimento di lettere e parole (decodifica) trascura l’essenza stessa della lettura: la costruzione del significato.

Per Bickel, la comprensione non è un processo automatico che emerge spontaneamente dopo aver imparato a “leggere” le parole. Essa richiede un impegno attivo nella costruzione del senso, che include l’attivazione di conoscenze pregresse, l’inferenza, la capacità di connettere informazioni e di interpretare il testo nel suo contesto. Ignorare questi aspetti significa privare i bambini degli strumenti necessari per diventare lettori competenti e critici, relegandoli a semplici “decodificatori” che possono scorrere parole senza coglierne la profondità e le implicazioni.

In conclusione, la visione di Jacqueline Bickel sulla comprensione ci ricorda che essa è molto più di un semplice atto di riconoscimento. È un processo cognitivo dinamico, la porta d’accesso privilegiata al linguaggio e al pensiero, un’attività che precede e fonda ogni forma di espressione. Per garantire uno sviluppo linguistico e cognitivo completo, in particolare nel contesto scolastico, è imperativo che la didattica valorizzi la comprensione come obiettivo primario, nutrendo non solo la capacità di decodificare le forme, ma soprattutto quella di ricostruire, interpretare e creare significati, trasformando ogni atto di ascolto e lettura in un’opportunità di crescita e arricchimento.

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