Computer
Il Computer: Strumento di Rivoluzione Intellettuale e Pilastro dell’Educazione Moderna
L’avvento del computer ha segnato una delle più significative rivoluzioni intellettuali della storia umana, alterando profondamente non solo il modo in cui comunichiamo e lavoriamo, ma anche le potenzialità e le modalità stesse del nostro pensiero. In questo contesto di trasformazione epocale, la riflessione di Jacqueline Bickel, che eleva il computer da semplice strumento tecnologico a fulcro di un rinnovamento pedagogico, assume un’importanza cruciale per ripensare il ruolo dell’educazione contemporanea.
Bickel argomenta con forza che i computer, in quanto potenti strumenti di una complessa rivoluzione intellettuale, debbano occupare un posto centrale in tutti i gradi dell’istruzione moderna. L’analogia con l’apprendimentoApprendimento 'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialità di pensiero e di linguaggio, come talora dà l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sarà invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialità, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non è soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che è predestinata già fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578 di strumenti tradizionali come libri e matite fin dalla scuola dell’infanzia è illuminante. Se è impensabile che un bambino non venga alfabetizzato alla scrittura e alla lettura, allo stesso modo è “indispensabile che essi imparino a trattare con sicurezza, fino dal primo degli ordini di scuola, gli strumenti della comunicazione del presente e del futuro.” Questo non è un mero adattamento tecnologico, ma un riconoscimento della natura intrinseca di questi strumenti come veicoli essenziali per la partecipazione attiva e consapevole alla società odierna e a quella che verrà.
L’approccio all’integrazione del computer nell’educazione, tuttavia, non deve essere impulsivo o superficiale. Bickel sottolinea la necessità di un avvicinamento graduale, che permetta ai bambini di acquisire familiarità e competenza nell’uso di questi strumenti. L’obiettivo ultimo non è la mera padronanza tecnica, ma la capacità di utilizzarli con il massimo profitto per approfondire ed integrare la loro comprensione in tutte le aree curricolari. Dalla matematica agli studi sociali, dall’area scientifica a quella linguistica e letteraria, il computer deve agire come un catalizzatore, un moltiplicatore di opportunità per l’apprendimento.
Questa visione ridefinisce il concetto stesso di “alfabetizzazione informatica”. Lungi dall’essere considerata una disciplina a sé stante, quasi un accessorio specialistico, essa viene elevata a mezzo per un maggiore arricchimento intellettuale in tutte le classiche materie scolastiche. Il computer non è un fine, ma un potente abilitatore. Esso permette di visualizzare concetti complessi, di simulare fenomeni, di accedere a vastissime banche dati, di creare e manipolare informazioni in modi prima inimmaginabili, potenziando la comprensione e l’engagement degli studenti.
Un aspetto fondamentale evidenziato da Bickel riguarda l’impatto del computer sull’organizzazione dei contenuti mentali. Essa sostiene che il computer favorisce un’organizzazione dei contenuti mentali ancora più elaborata di quella già fornita dalle lingue naturali. Questa affermazione è profondamente significativa. Se il linguaggio è stato il primo grande sistema per strutturare il pensiero, il computer, con la sua logica algoritmica, la sua capacità di elaborare dati e di creare modelli interattivi, offre nuove architetture per la comprensione e la manipolazione concettuale. Tuttavia, questa potenzialità non è automatica. Bickel pone una condizione essenziale: la mente deve essere stata prioritariamente esercitata nella costruzione e nell’integrazione di tutte le intelligenze e ben esercitata negli usi cognitivi della lingua madre.
Questo è un punto cruciale. L’abilità nel pensiero computazionale e digitale non sostituisce, ma si innesta su una solida base di pensiero critico, logica, creatività e competenza linguistica. Senza una mente già allenata a costruire e relazionare concetti attraverso il linguaggio naturale e a sviluppare diverse forme di intelligenza (logico-matematica, spaziale, linguistica, ecc.), il computer rischia di rimanere uno strumento utilizzato superficialmente, incapace di dispiegare il suo pieno potenziale rivoluzionario.
In conclusione, la prospettiva di Jacqueline Bickel ci invita a considerare il computer non come una semplice aggiunta tecnologica, ma come un pilastro indispensabile di una pedagogia attenta alle esigenze del presente e proiettata verso il futuro. L’integrazione graduale e consapevole di questi strumenti, non come materia a sé stante ma come mezzo trasversale di arricchimento intellettuale, è fondamentale. Essa è la chiave per formare individui capaci di navigare con competenza e creatività in un mondo sempre più interconnesso, purché questa alfabetizzazione digitale sia radicata su una solida base di sviluppo cognitivo e linguistico. Solo così i computer potranno davvero adempiere al loro ruolo di strumenti per una vera e profonda rivoluzione intellettuale.

