La Comprensione Verbale: La Fondamenta Silenziosa dell’Acquisizione Linguistica nel Pensiero di Jacqueline Bickel
Nel fervente campo dell’acquisizione del linguaggio, l’attenzione si è storicamente concentrata, in maniera quasi esclusiva, sulle prime e più manifeste attività di produzione verbale del bambino: i gorgoglii, le prime parole, le brevi frasi. Tuttavia, come acutamente sottolinea Jacqueline Bickel, “cosa e quanto i bambini capiscano, tuttavia, è stato a lungo virtualmente ignorato”. Questa lacuna non deriva solo dalle intrinseche difficoltà di accertare e valutare la comprensione – un processo interno e meno direttamente osservabile – ma, soprattutto, da una tendenza diffusa a “dare per scontato che i bambini comprendano sempre tutto ciò che viene loro detto”. L’analisi di Bickel ci invita a riconsiderare il ruolo centrale della comprensione verbale, riconoscendola non solo come un processo attivo e complesso, ma anche come il prerequisito fondamentale per ogni successiva acquisizione e produzione linguistica.
L’idea che la comprensione sia un processo passivo è fuorviante. Sebbene meno visibile della produzione, essa richiede un’intensa attività mentale. Bickel afferma che “capire e parlare si sviluppano congiuntamente, in quanto sono sottese dallo stesso tipo di informazioni e di attività mentale”. Questo suggerisce una base cognitiva comune, una mappa condivisa di concetti, relazioni e regole linguistiche che sono attivate sia quando si ascolta sia quando si parla. Entrambi i processi attingono al medesimo magazzino di conoscenze semantiche, sintattiche e pragmatiche per costruire o decifrare messaggi.
Eppure, persiste una gerarchia temporale e cognitiva tra le due abilità. In genere, “è possibile pensare che la comprensione preceda la produzione, in quanto la prima richiede un minor numero di operazioni da parte dell’elaboratore mentale”. Questa è una differenziazione cruciale. Per comprendere un messaggio, l’individuo deve sì attivare il proprio sistema linguistico per decodificare fonemi, sillabe, parole e strutture sintattiche, e poi integrare queste informazioni con il contesto e le proprie conoscenze pregresse per ricostruire il significato. Tuttavia, gran parte del lavoro preparatorio è già stato compiuto da chi ha prodotto il messaggio. Altre persone, infatti, “hanno già fatto scelte di contenuti e relazioni di pensiero, oltre alle rispettive scelte di codifica lessicale e sintattica”.
Pensiamo all’atto di produrre una frase: il parlante (o lo scrivente) deve prima concettualizzare l’idea, selezionare i contenuti pertinenti, organizzare le relazioni di pensiero, scegliere il lessico appropriato, applicare le regole sintattiche per costruire una frase grammaticalmente corretta e, infine, articolare i suoni (o scrivere i grafemi) con la giusta intonazione e ritmo. Si tratta di una sequenza di operazioni complesse e simultanee che richiedono un carico cognitivo elevato. Nella comprensione, invece, molte di queste scelte sono già state effettuate; il compito principale dell’ascoltatore/lettore è quello di “ricostruire” ciò che è già stato costruito, un’operazione che, pur non essendo banale, è meno onerosa in termini di generazione ex novo.
Questa asimmetria nella complessità cognitiva spiega perché i bambini possono comprendere un numero significativamente maggiore di parole e frasi di quante ne riescano a produrre. È attraverso la costante esposizione a un input linguistico che viene compreso – anche se non ancora pienamente riprodotto – che si forma la base per la futura espressione. Ogni parola ascoltata e compresa, ogni struttura frasale decifrata, arricchisce il “serbatoio” linguistico interno del bambino, fornendo i modelli e gli schemi su cui si baserà la sua produzione autonoma.
In conclusione, l’analisi di Jacqueline Bickel ci esorta a non sottovalutare l’importanza della comprensione verbale nello sviluppo linguistico. Essa è la silenziosa, ma potente, fondamenta su cui si edifica ogni successiva abilità di produzione. Riconoscere che la comprensione precede e facilita la produzione, e che richiede un proprio e significativo set di operazioni mentali, è cruciale per una didattica efficace e per un approccio più olistico all’acquisizione della lingua. Solo valorizzando appieno questa abilità, possiamo garantire che i bambini non solo imparino a “parlare” e “scrivere”, ma soprattutto a “capire” il mondo e a interagire con esso in modo significativo e profondo.

