La Comprensione Inferenziale: Tessere la Rete del Senso Nascosto nel Pensiero di Jacqueline Bickel

Nel vasto dominio della comprensione linguistica, l’abilità di “fare inferenze” rappresenta una competenza di valore inestimabile, elevando il lettore o l’ascoltatore dalla mera acquisizione di informazioni esplicite alla costruzione attiva di un significato profondo e coerente. Jacqueline Bickel, nel suo approccio, sottolinea come la comprensione inferenziale sia indispensabile per la piena assimilazione di brani e discorsi, configurandosi come il processo attraverso cui la mente recupera ciò che non è detto apertamente, ma che è fondamentale per collegare le frasi tra loro e per ricostruire la “rete esplicativa” del testo.

Secondo Bickel, che si rifà al modello di Parisi e Castelfranchi, la comprensione inferenziale consiste proprio nella ricostruzione di questa rete esplicativa, ovvero di come ogni frase spieghi e/o sia spiegata da tutte le altre. Un testo, infatti, non è una sequenza lineare e indipendente di enunciati, ma un sistema interconnesso dove ogni elemento trova il suo senso in relazione agli altri. Questa rete è prevalentemente formata da relazioni di paragone e di causa/effetto, con una predominanza di concatenazioni di causalità psicologica. Ciò significa che il lettore non si limita a identificare sequenze temporali o logiche superficiali, ma deve interrogarsi sul “perché” di ogni informazione fornita, formulando ipotesi sulle motivazioni, gli stati d’animo, le intenzioni dei personaggi o dell’autore. È la capacità di comprendere le ragioni profonde, spesso non verbalizzate, che guidano gli eventi e le scelte.

Per attivare questa complessa rete esplicativa nei bambini, l’insegnante riveste un ruolo fondamentale. Bickel suggerisce che l’adulto possa modellare domande sul “perché” di ogni frase, abituando i bambini a porsi autonomamente tali interrogativi. Questo stimolo costante al “perché” non solo facilita l’evocazione di conoscenze pregresse, ma incoraggia le inferenze e il collegamento tra le informazioni fornite dal brano e quelle già elaborate e possedute dai bambini. Un esempio potrebbe essere: “Il personaggio è scappato. Perché, secondo voi, è scappato?” La risposta non è nel testo, ma nella capacità di inferire motivazioni (paura, pericolo, fretta) basandosi sul contesto e sulle proprie esperienze.

L’attività inferenziale non si limita alla singola frase o al breve periodo. Bickel propone di estendere questo esercizio, ponendo “ulteriori relazioni e nessi logici […] fra i paragrafi di ogni capitolo e fra i capitoli di un libro”. Questa progressione scala la complessità del testo, insegnando ai bambini a costruire una comprensione globale che connette non solo le micro-unità, ma anche le macro-strutture narrative o argomentative.

Un aspetto cruciale per rafforzare la comprensione inferenziale è la pratica costante di porre paragoni, cercando somiglianze e differenze fra elementi del testo e conoscenze personali. Questa attività contribuisce in modo significativo a “infittire i legami logici fra la mappa episodica e quella semantica di ogni bambino”. La mappa episodica è il bagaglio di esperienze personali, la memoria degli eventi vissuti; la mappa semantica è la rete di conoscenze concettuali e generali. Connettere un evento narrato nel testo (mappa episodica “virtuale”) con un’esperienza personale (mappa episodica “reale”) o con una conoscenza concettuale (mappa semantica) arricchisce entrambe le reti, rendendo la comprensione più vivida, personale e duratura.

Per facilitare questo processo, Bickel individua il piccolo gruppo come la situazione ideale per dimostrare come trovare somiglianze e differenze tra parole, concetti e relazioni. L’interazione tra pari, mediata dall’insegnante, crea un ambiente collaborativo in cui le diverse prospettive e le diverse mappe cognitive si confrontano. Questa discussione guidata non solo affina la capacità di analisi e comparazione, ma conduce gli alunni alla “formazione interiore di schemi”. Gli schemi sono strutture mentali astratte che permettono di organizzare le informazioni, di fare previsioni e di interpretare nuove esperienze in modo più efficiente.

In sintesi, la comprensione inferenziale, secondo Jacqueline Bickel, è ben più di una tecnica di lettura; è un processo cognitivo essenziale che permette al bambino di trascendere il detto per cogliere il non detto, di ricostruire la complessa rete di relazioni che sottende ogni messaggio e di integrare le nuove informazioni con il proprio bagaglio di conoscenze. Attraverso la domanda sul “perché”, il confronto tra testo e esperienza personale, e la discussione in gruppo, i bambini sviluppano non solo una più profonda capacità di comprensione, ma anche abilità di pensiero critico e di costruzione di schemi mentali che li accompagneranno in ogni futura sfida intellettuale.

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