{"id":80,"date":"2024-02-04T12:32:01","date_gmt":"2024-02-04T11:32:01","guid":{"rendered":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/?p=80"},"modified":"2024-02-04T12:32:54","modified_gmt":"2024-02-04T11:32:54","slug":"la-relazione-con-i-genitori-durante-lospedalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/la-relazione-con-i-genitori-durante-lospedalizzazione\/","title":{"rendered":"La relazione con i genitori durante l&#8217;ospedalizzazione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La relazione con i genitori durante l&#8217;ospedalizzazione del bambino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ricovero di un bambino di qualsiasi et\u00e0 in ospedale porta inevitabilmente all\u2019interruzione delle sue attivit\u00e0 quotidiane e alla possibilit\u00e0 di venire in contatto con eventi potenzialmente traumatici che possono avere ripercussioni a livello psicologico tali da coinvolgere anche il nucleo familiare. Infatti la condizione di ricovero comporta un disagio di variabile entit\u00e0 la cui motivazione \u00e8 connessa a molteplici problematiche. Innanzi tutto il bambino \u00e8 costretto alla separazione dalla famiglia e dal suo ambiente di vita per doversi adeguare ai nuovi ritmi istituzionali, alla parziale rinuncia alla privacy, allo stato di inevitabile dipendenza altrui e alla conseguente perdita di autonomia personale. Inoltre, il problema principale che il bambino percepisce \u00e8 l\u2019interruzione dell\u2019attivit\u00e0, intesa come limitazione della libert\u00e0 fisica e di movimento. Tale disagio si aggiunge alla &#8220;risonanza emotiva&#8221; suscitata dalla reazione a ciascuna specifica patologia. Nell\u2019ospedalizzazione del bambino, a causa dell\u2019emarginazione dall\u2019ambiente d\u2019origine e della depersonalizzazione che l\u2019istituzione sanitaria comporta, si manifesta spesso un deficit della percezione personale ed una perdita di autostima. I bambini reagiscono diversamente, a seconda delle precedenti esperienze ospedaliere, a seconda della loro et\u00e0 e anche in funzione del clima familiare e del supporto che possono ricevere. \u00c8 opportuno analizzare il tipo di relazione familiare che si crea durante l\u2019ospedalizzazione del bambino in modo da evidenziare eventuali carenze e deficit individuali e\/o familiari .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Simona Caprilli, Laura Vagnoli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">INTRODUZIONE:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ricovero in ospedale costituisce un evento stressante per l\u2019equilibrio psicofisico di una persona, in particolar modo se si tratta di un bambino e se il motivo del ricovero \u00e8 una patologia invalidante. Nella malattia infatti i naturali bisogni della persona (di sicurezza, di stima, di amore, di accettazione e di realizzazione personale) possono rimanere, almeno in parte, insoddisfatti (Farn\u00e8 et al 1990), oltre a favorire la comparsa di ansia e di depressione e a rappresentare una minaccia all\u2019autostima.Queste reazioni, comuni negli adulti, possono essere pi\u00f9 accentuate nei bambini, per il fatto che essi, spesso, non comprendono fino in fondo le cause scatenanti della malattia, le possibili conseguenze e la necessit\u00e0 delle relative cure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A qualsiasi et\u00e0 si presenti la malattia \u00e8 sempre un\u2019importante causa di frustrazione (Farn\u00e8, 1990), ci\u00f2 \u00e8 vero a maggior ragione per i bambini i quali vengono travolti pi\u00f9 facilmente dagli eventi, poich\u00e9 sono meno capaci di affrontare le frustrazioni e pi\u00f9 indifesi di fronte a una situazione difficile, e il loro equilibrio, tutt\u2019altro che stabile, vacilla ogni volta che aumenta la paura. Ovviamente dipende dalla natura della patologia, poich\u00e9 un evento transitorio (come un ricovero per accertamenti o per un motivo non grave) ha un minore influsso sulla vita psichica del bambino, mentre patologie croniche o gravi (come il diabete, la fibrosi cistica, malattie oncologiche) provocano maggiori e pi\u00f9 durature ripercussioni sul bambino (Freud et al, 1965).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ospedalizzazione del bambino assume dunque significati emotivi intensi, con possibili conseguenze che possono perdurare nel tempo anche una volta tornati a casa, come mostrato in tabella 1 (Caviezel, 2000). Sono per esempio riscontrabili sintomi fisici post ospedalizzazione quali disturbi psicosomatici, enuresi, disturbi del sonno ecc.. collegabili all\u2019esperienza psichica vissuta dal bambino in ospedale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LA MALATTIA NELLE VARIE FASI DI SVILUPPO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La capacit\u00e0 del bambino di comprendere le cause della malattia, \u00e8 fortemente correlata all\u2019et\u00e0: la letteratura indica come et\u00e0 cut-off per un cambiamento nella comprensione del concetto di malattia quella del passaggio dalla fase pre-scolare a quella scolare, ovvero verso i 6-7 anni (Papini et al, 2004); prima dei 7 anni sono pochi i bambini che riescono a comprendere le spiegazioni dell\u2019origine delle diverse patologie, indicate con il termine generico \u201cbua\u201d, infatti il bambino piccolo da un lato percepisce che sta succedendo qualcosa di importante (si sente stanco, diverso dal solito, prova dolore e vede che anche l\u2019atteggiamento dei familiari non \u00e8 quello usuale), dall\u2019altro non riesce a capire cosa gli stia succedendo. In et\u00e0 pre-scolare la malattia pu\u00f2 essere vissuta dal bambino come conseguenza alla trasgressione di precetti indiscutibili dei genitori, innescando cos\u00ec sentimenti di colpa che si aggiungono a quelli che possono essere provati durante la malattia, come ansia e depressione (Pericchi, 1984). Talvolta gli adulti tendono ad usare la figura del medico medici e gli strumenti di cura come minacce per farsi obbedire (\u00abGuarda che senn\u00f2 chiamo il dottore che ti fa la puntura!\u00bb) con l\u2019effetto di dare un\u2019immagine negativa del medico e della cura stessa e di innescare un meccanismo per cui il bambino prover\u00e0 paura e diffidenza nel momento in cui dovr\u00e0 essere curato rendendo, cos\u00ec, il tutto ancora pi\u00f9 traumatico (Oliverio Ferraris, 2000).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella fase scolare il bambino inizia a comprendere, seppur in maniera ancora abbastanza elementare e superficiale, il concetto di malattia come conseguenza dell\u2019azione di agenti infettivi (Pericchi, 1984). Tale conoscenza ha un carattere quasi magico, ma, anche se sommaria, ha il pregio di spostare la causa della situazione dal bambino stesso all\u2019ambiente esterno, attenuando il senso di colpa provato dal fanciullo verso le trasgressioni dei genitori (Nucchi 1995).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo i 12 anni, il bambino \u00e8 in grado di comprendere il processo morboso nei suoi meccanismi, cosicch\u00e9 non prova pi\u00f9 sentimenti di colpa per la situazione e riesce a dare un senso all\u2019accaduto nelle giuste proporzioni (Senatore Pilleri et al, 1989). A qualsiasi et\u00e0 si ammali, il bambino avverte che qualcosa in lui \u00e8 diverso e che il suo corpo richiede attenzioni aggiuntive e specifiche e questo comporta inevitabilmenteuna serie di modificazioni e ripercussioni sul piano psicologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E RELAZIONALI DELLA MALATTIA SUL BAMBINO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anna Freud spiega l\u2019influsso della patologia infantile sulla vita psichica del bambino in termini di \u201caumentata richiesta libidica del corpo malato\u201d (Freud, 1977) alla quale il piccolo pu\u00f2 reagire in diversi modi e sottolinea che le reazioni pi\u00f9 frequenti sono di due tipi: il ritiro dal mondo o una eccessiva ed insolita richiesta di attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il bambino malato percepisce cambiamenti anche nella sfera affettiva: \u00e8 noto, difatti, che \u201cla maggior parte dei genitori si comporta con il bambino malato diversamente che con il bambino sano\u201d (Freud et al, 1977). Capita che, in simili condizioni, il bambino riceva dai genitori, specialmente dalla madre, pi\u00f9 attenzione e affetto, e un\u2019indulgenza a lui di solito sconosciuta; i genitori sono, spesso, cos\u00ec agitati e in ansia per la salute del figlio, che dimenticano le esigenze educative, per assumere un atteggiamento permissivo per loro inconsueto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vari Autori ipotizzano che il motivo di questo cambiamento di atteggiamento, soprattutto da parte della madre, sia dovuto al fatto che i genitori, spessodel tutto inconsciamente, vivono la malattia del figlio come una loro colpa e cercano di farsi perdonare dal bambino con un atteggiamento iperprotettivo e del tutto accondiscendente ai suoi voleri (Kanizsa et al, 1998). Questi cambiamenti sono recepiti dal bambino, che pu\u00f2 reagire o sentendosiancora pi\u00f9 smarrito e privo di punti di riferimento in quanto, non solo lui, ma anche i suoi genitori sono diversi dal solito e non sa pi\u00f9 a chi riferirsi per ritrovare il senso di sicurezza e l\u2019equilibrio perduti; oppure, non volendorinunciare al nuovo rapporto con i genitori e ai privilegi sperimentati durante la malattia, e vivere come traumatica la guarigione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio che il bambino avverte \u00e8 quello di perdere le recenti acquisizioni, timore, in parte, fondato: le capacit\u00e0 dell\u2019Io appena acquisite e non ancora saldamente ancorate sono le prime ad essere perdute in tali circostanze. Molti infattisono i genitori che hanno rilevato che il proprio figlio, dopo una malattia, ha dovuto di nuovo essere educato a comportamenti imparati precedentemente. E\u2019 comunque da notare che il recupero di nozioni e comportamenti gi\u00e0 appresi \u00e8 pi\u00f9 semplice che l\u2019acquisizione degli stessi ex-novo (Montecchi, 1991).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla rinuncia dei progressi dell\u2019Io, il bambino malato si trova di fronte a un male forse ancora pi\u00f9 inaccettabile: la limitazione della libert\u00e0 di movimento, importante elemento nella crescita del bambino per l\u2019esplorazione del mondo, la conoscenza dell\u2019ambiente e l\u2019affermazione di s\u00e9 stesso. (Caviezel-Hidber, 2000; Piaget et al, 1966).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LA REAZIONE EMOTIVA DEI GENITORI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La reazione emotiva dei genitori varia in base alla loro struttura di personalit\u00e0 e al loro livello di autostima (Rapetti, 1989), mentre l\u2019accettazione della malattia segue un percorso fenomenologico comune in quasi tutti i genitori. In caso di ospedalizzazione del bambino si possono verificare una variet\u00e0 di reazioni, che variano a seconda delle singole personalit\u00e0 e della struttura del nucleo familiare. Molto frequenti, di fronte alla malattia di un bambino, sono le reazioni depressive e\/o ansiose dei singoli componenti (soprattutto in chi soffre gi\u00e0 di stati depressivo-ansiosi) e ci\u00f2 \u00e8 ascrivibile al trauma che i ognuno vive. I genitori vivono spesso, in conseguenza della malattia del bambino, una profonda ferita narcisistica, come se la capacit\u00e0 e la competenza genitoriale fossero messe in dubbio a causa dell\u2019evento malattia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spesso si presentano sensi di colpa smisurati e fuori luogo che persistono comunque nonostante rassicurazioni e spiegazioni dei medici: genitori si sentono responsabili di aver trasmesso o causato la malattia o comunque di non aver fatto abbastanza per impedirla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">De Ajuraguerra ha messo in evidenza 3 fasi che possono essere rintracciate in linea di massima in tutte le famiglie (vedi tabella 2).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo shock iniziale \u00e8 generalmente spesso seguito da un profondo diniego che si manifesta nell\u2019incredulit\u00e0 verso la diagnosi e spesso in critiche, anche forti, al personale sanitario(de Ajuraguerra ). La negazione pu\u00f2 inizialmente aiutare a superare il trauma della diagnosi, ma c\u2019\u00e8 comunque il rischio che si mantenga nel tempo, rendendo difficile la comunicazione con l\u2019equipe e, ad esempio nel caso di patologie croniche, pressoch\u00e9 impossibile l\u2019educazione alla gestione domiciliare della malattia(Senatore Pilleri e Oliverio Ferraris, 1989).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il ricovero \u00e8 lungo e\/o la diagnosi \u00e8 complessa l\u2019evento assorbe ai genitori grandi energie psicologiche e di tempo, con riduzione delle attivit\u00e0 lavorative e modificazioni dei ritmi familiari. Molto comuni sono le reazioni di rabbia o indifferenza dei fratelli, ansie non controllabili nei nonni e nei parenti prossimi. Talvolta accade che siano modificati i ruoli genitoriali con un\u2019iperprotezione materna nei confronti del bambino malato e conseguente perdita di ruolo del padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ricovero ospedaliero del bambino pu\u00f2 essere vissuto dal genitore come un fallimento personale, come il risultato delle proprie negligenze e\/o di un\u2019attenzione genitoriale insufficiente. Soprattutto in caso di gravi malattie i genitori vivono nel timore di aver favorito l\u2019insorgenza della malattia attraverso una causa specifica (alimentazione sbagliata, scorretto stile di vita, ecc.) oppure per aver esposto il figlio a qualunque altra situazione di rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto frequentemente il senso di colpa si accompagna a stati di ansia, accompagnati spesso da atteggiamenti di vigilanza estrema che non di rado sfociano in comportamenti di iperprotezionismo. L\u2019eccesso di attenzioni pu\u00f2 cos\u00ec divenire l\u2019atteggiamento genitoriale dominante e deviare anche profondamente l\u2019attitudine della madre ad un sano allevamento (Orsini, 1990).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL RUOLO DEL CAREGIVER DI FRONTE AL DOLORE DEL BAMBINO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dolore fisico \u00e8 un\u2019esperienza negativa per chiunque, soprattutto per il bambino che non riesce a dare un significato alla sofferenza provata. Ci\u00f2 \u00e8 conseguenza, come abbiamo gi\u00e0 visto, sia del suo sviluppo non ancora completo, sia del fatto che le informazioni che gli sono fornite risultano spesso, per lo pi\u00f9, vaghe, frammentate e non adatte alla sua et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella comprensione ed elaborazione del dolore \u00e8 centrale il ruolo dei caregivers che sono accanto al bambino, poich\u00e9 rivestono un\u2019importante posizione nell\u2019aiutare il figlio sia a comprendere che ad elaborare quest\u2019evento. Infatti, soprattutto in et\u00e0 prescolare, il bambino necessita di comprendere il motivo della sofferenza o del danno subito ed in questo senso il genitore deve essere preparato a spiegargli cosa sta succedendo con adeguate modalit\u00e0. Allo stesso tempo \u00e8 importante che il genitore mantenga la propria funzione genitoriale di contenimento, anche se ci\u00f2 pu\u00f2 essere difficile a causa della sofferenza che provoca il vedere il proprio figlio stare male. Il ruolo contenitivo del genitore \u00e8 fondamentale per permettere al bambino l\u2019elaborazione cognitiva ed emotiva dell\u2019esperienza di dolore, soprattutto se legata ad una malattia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accade spesso che si assista per\u00f2 ad una interruzione della comunicazione tra genitore e bambino sofferente e ci\u00f2 pu\u00f2 derivare da problematiche da parte del figlio, della coppia genitoriale o di entrambi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla parte del bambino, infatti, alcune paure possono spingerlo a celare il proprio dolore e a mascherarlo, temendo che ammetterlo potrebbe portare a conseguenze spiacevoli, come l\u2019iniezione, di cui il bambino ha molta paura (Nespoli, 1996). Molti bambini, infatti, non avendo ancora acquisito il concetto di tempo e non rendendosi conto che l\u2019iniezione \u00e8 la causa del passato dolore (Eland, 1986), non capiscono la logica che sta dietro la somministrazione di un\u2019iniezione dolorosa per ottenere sollievo dal dolore. Negando di avere dolore, il bambino ricoverato pu\u00f2 anche sperare di essere rimandato a casa, senza pi\u00f9 dover subire interventi e cure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il figlio, inoltre, percepisce chiaramente l\u2019ansia e l\u2019angoscia provate dai familiari di fronte al suo dolore e desidera perci\u00f2 proteggerli, negando la sua sofferenza e intuendo che ci\u00f2 pu\u00f2 aiutarli a sostenere la situazione (Kanizsa et al 1998). Se poi il bambino vive la malattia con senso di colpa, \u00e8 ancora pi\u00f9 motivato a nascondere la propria sofferenza in questo senso. Egli, infatti, non vorr\u00e0 recare altro dispiacere alle persone a lui pi\u00f9 care; secondo Gauvain-Piquard e Meignier (1993), una psichiatra e un anestesista francesi che si interessano del dolore del bambino e di come alleviarlo,\u201cper alcuni bambini il desiderio di proteggere l\u2019entourage familiare e di rispondere alle sue attese, tacendo il proprio dolore, sembra essere predominante. Esprimerlo, sarebbe una specie d\u2019accusa diretta verso i familiari, che non sono capaci di proteggerli. Pi\u00f9 profondamente, il dolore \u00e8 sentito come una punizione di una colpa immaginaria. Il bambino lo imputa al fatto di non essere stato abbastanza saggio ed educato e se ne attribuisce pi\u00f9 o meno la responsabilit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per altri bambini tacere \u00e8 frutto dell\u2019esperienza (Sandrin, 1995); infatti, gli adulti che si prendono cura del bambino influenzano molto la libert\u00e0 con la quale egli si sente di poter esprimere il proprio dolore e, purch\u00e9si senta libero in tal senso, \u00e8 molto rilevante il contesto in cui vive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche i genitori, di fronte all\u2019angoscia del proprio figlio malato possono arrivare a negare il dolore del bambino. Talvolta accade che vengano messi in atto meccanismi difensivi di spostamento, elusione o anche negazione che permettono al genitore di tollerare l\u2019angoscia per la malattia del figlio, ma impediscono loro di viverne i connotati emotivi e sono cos\u00ec trascurate le emozioni che il bambino sta povando. Il dolore appare spesso come elemento scomodo perch\u00e9 difficile da tollerare e sopportare e c\u2019\u00e8 anche chi tende a negarlo. Pu\u00f2 infatti accadere che i familiari che circondano il bambino minimizzino il dolore che sta provando (\u201cNon fa poi cos\u00ec male\u201d, \u201cTu esageri\u201d, \u201cI grandi non piangono\u201d), ed \u00e8 possibile che egli non esprima pi\u00f9 la sua sofferenza, perch\u00e9 ha perso cos\u00ec la fiducia necessaria per fare questa confidenza e non si sente compreso ed accettato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il bambino non parla del suo dolore, le sue emozioni e i suoi sentimenti non emergono, n\u00e9 vengono rielaborati. Se il bambino non impara a riconoscere tali sentimenti dentro di s\u00e9 e ad esprimerli, resta impedito nella conoscenza di s\u00e9 e delle vicissitudini anche dolorose della sua vita interiore. Tale mancanza di riconoscimento del dolore lascia il bambino solo con la sua sofferenza e con la sua angoscia, senza sostegno, n\u00e9 conforto e rassicurazione; al contrario, la condivisione della sua sofferenza, che \u00e8 privata ed indivisibile, aumenta la capacit\u00e0 di sopportarla e pu\u00f2 trasformare in senso positivo la personalit\u00e0 del bambino che soffre, e di chi gli \u00e8 vicino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019INTERVENTO PSICOLOGICO IN OSPEDALE PEDIATRICO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da tutto quello che \u00e8 stato detto risulta molto importante un intervento psicologico sia a livello individuale che familiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno del reparto o dell\u2019ospedale pediatrico \u00e8 essenziale la presenza dello psicologo per poter garantire al bambino e ai genitori uno spazio di ascolto e di elaborazione delle proprie emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro psicologico ha inoltre come obiettivo quello di aiutare i genitori a riconoscere e tollerare le emozioni del bambino malato attraverso un percorso di adattamento psicologico alla malattia che permetta di rielaborare e riorganizzare il nucleo familiare intorno al bambino e alle sue problematiche. Per esempio si insegna ai genitori a rilevare i comportamenti e le espressioni di dolore e sofferenza del bambino malato e ad accogliere i suoi racconti e sfoghi, in modo da aprire la comunicazione. Inoltre si possono insegnare al genitore semplici strategie e tecniche di rilassamento e distrazione (cosiddette \u201ctecniche non farmacologiche\u201d) che possono supportare il bambino durante i momenti di crisi. In questo modo si auspica di far ritrovare al genitore le energie e la stabilit\u00e0 necessari per supportare il bambino, recuperare la loro funzione genitoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Caviezel-Hidber D. 2000. Prevenire il trauma da ricovero. L\u2019incontro del bambino con l\u2019ospedale. FrancoAngeli: Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">De Ajuraguerra<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eland, 1986<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Farn\u00e8 M. 1990. Le reazioni psicologiche alla malattia e all\u2019ospedalizzazione. In: Farn\u00e8 M., Seb\u00e8llico A. Psicologia, salute e malattia. Introduzione alla psicologia medica. Zanichelli: Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Freud A., Bergmann T. 1965. Trad it 1974 Bambini Malati. Boringhieri: Torino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Freud A. 1977. Trad it 1987. L\u2019aiuto al bambino malato. Boringhieri: Torino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gauvain Piquard A., Meigner M. 1993. La douleur de l\u2019enfant. Calmann-L\u00e8vy : Par\u00eds.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kanizsa S., Dosso B. 1998. La paura del lupo cattivo. Quando un bambino \u00e8 in ospedale. Meltemi: Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Montecchi F. 1991. Problemi psichiatrici in pediatria. Borla: Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nespoli, 1996).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nucchi 1995<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">OliverioFerraris A. 2000. Le domande dei bambini. BUR: Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Orsini, 1990<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Papini M., Tringali D. 2004. Il pupazzo di garza. University Press: Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pericchi C. 1984. L\u2019enfant malade. Editions du Centurion: Paris.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Piaget J.,Inhelder B. 1966. Trad it 1970. La psicologia del bambino. Einaudi: Torino, 1970.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rapetti, 1989<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sandrin L. 1995 Come affrontare il dolore Paoline Ed: Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senatore Pilleri R., Oliverio Ferraris A., 1989. Il bambino malato cronico. Cortina Ed: Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tabella 1<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Disagio emotivo: paura, ansia, depressione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senso di colpa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Difese psicologiche: negazione, isolamento, regressione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conseguenze nei rapporti con i genitori<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sintomi fisici post ospedalizzazione (disturbi psicosomatici, enuresi, disturbi del sonno ecc..)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tabella 2<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FASE 1: SHOCK INIZIALE confusione, depressione, negazione, aggressivit\u00e0, colpevolizzazione (di se stessi, del coniuge)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FASE 2: LOTTA CONTRO LA MALATTIA <span tabindex='0' class='glossary-item-container'>apprendimento<span class='glossary-item-hidden-content'><span class='glossary-item-header'>Apprendimento<\/span> <span class='glossary-item-description'>'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sar\u00e0 invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialit\u00e0, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non \u00e8 soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che \u00e8 predestinata gi\u00e0 fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578<\/span><\/span><\/span> gestione, si delineano i ruoli, senso di inadeguatezza<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FASE 3 RIORGANIZZAZIONE E ACCETTAZIONE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">fase adattamento \u201cmaturo\u201d con cronicizzazione crisi e isolamento oppure con disintegrazione familiare<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato nel &#8216;2009-03-21<br>&#8216;, &#8221;, 8390, &#8216;2017-02-06 13:02:46&#8217;, NULL, 1, 0, 0, 1, 0, 0, &#8221;, 1, 1);<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La relazione con i genitori durante l&#8217;ospedalizzazione del bambino Il ricovero di un bambino di qualsiasi et\u00e0 in ospedale porta inevitabilmente all\u2019interruzione delle sue attivit\u00e0 quotidiane e alla possibilit\u00e0 di venire in contatto con eventi potenzialmente traumatici che possono avere ripercussioni a livello psicologico tali da coinvolgere anche il nucleo familiare. 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