{"id":6,"date":"2024-01-14T10:43:48","date_gmt":"2024-01-14T09:43:48","guid":{"rendered":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/?p=6"},"modified":"2024-01-14T12:05:24","modified_gmt":"2024-01-14T11:05:24","slug":"leducazione-linguistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/leducazione-linguistica\/","title":{"rendered":"L&#8217;educazione linguistica"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Jacqueline Bickel<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019educazione linguistica, nella scuola dell\u2019infanzia e fino al primo biennio della scuola primaria, deve rispettare lo stile di <span tabindex='0' class='glossary-item-container'>apprendimento<span class='glossary-item-hidden-content'><span class='glossary-item-header'>Apprendimento<\/span> <span class='glossary-item-description'>'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sar\u00e0 invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialit\u00e0, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non \u00e8 soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che \u00e8 predestinata gi\u00e0 fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578<\/span><\/span><\/span>, di tipo induttivo, caratteristico di questa fascia di et\u00e0 La metodologia del Piccolo gruppo, basata su attivit\u00e0 concrete, guidate da domande per evocare le conoscenze pregresse ed individuare i punti di innesto delle nuove, abitua ad un uso cognitivo della lingua orale per espandere il codice linguistico e raggiungere progressivamente la codifica del pensiero (scrittura), valorizzando l\u2019ascolto e l\u2019espressione di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019educazione linguistica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di educazione linguistica nella scuola si parla molto, ma le sue connotazioni sembrano piuttosto vaghe. Per alcuni avrebbe a che fare con la correzione della pronuncia, o con la strutturazione di parole e frasi, in bambini con ritardo nell\u2019acquisizione della lingua madre, e pertanto limitata a pochi casi; quindi materia che si rivolge a un numero limitato di bambini. Per altri coincide con l\u2019avvio alla forma scritta e con quanto appare gi\u00e0 svolto da lungo tempo da parte degli insegnanti nei primi anni della scuola primaria. Si trascura per\u00f2 un dato importante: cio\u00e8 che quando si richiede ai bambini di riflettere sulla forma linguistica gi\u00e0 in loro possesso, per scomporre la parola nelle sue sillabe e ogni sillaba nei suoni che la compongono, il passaggio dall\u2019orale allo scritto meriterebbe pi\u00f9 appropriatamente il termine di educazione metalinguistica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma allora in che cosa consiste l\u2019educazione linguistica?<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Per dare una risposta chiara a questa domanda bisogna tenere presenti innanzitutto le differenze fra due termini spesso usati come sinonimi, linguaggio e lingua. Il linguaggio \u00e8 la capacit\u00e0 della mente umana di codificare il pensiero e di usare il codice come fosse il pensiero stesso; tale capacit\u00e0 viene ereditata geneticamente ed \u00e8 particolarmente disponibile nei primi anni di vita, tuttavia deve essere attivata mediante l\u2019apprendimento di una lingua. La lingua \u00e8 un codice convenzionale, che ogni gruppo umano si \u00e8 costituito nel tempo, e la cui forma \u00e8 data da una scelta di suoni e loro combinazioni (fonologia) per formare le parole, da una scelta di parole (lessico) e di loro combinazioni (sintassi) per formare frasi e discorsi. Tutti i nostri bambini pur possedendo geneticamente la capacit\u00e0 di linguaggio devono <span tabindex='0' class='glossary-item-container'>apprendere<span class='glossary-item-hidden-content'><span class='glossary-item-header'>Apprendimento<\/span> <span class='glossary-item-description'>'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sar\u00e0 invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialit\u00e0, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non \u00e8 soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che \u00e8 predestinata gi\u00e0 fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578<\/span><\/span><\/span> ed arricchire la lingua, l\u2019italiano in loro possesso, per implementare la capacit\u00e0 di codifica del loro pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando e come viene appresa la lingua?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019apprendimento della lingua inizia fra le pareti domestiche, fino dalla nascita, ad opera soprattutto delle madri e di altre persone della famiglia, anche se queste non sono del tutto consapevoli del loro compito di insegnamento, come del resto non sembra che i bambini stessi facciano eccessivi sforzi in questo giocoso apprendimento. La lingua viene insegnata in modo assolutamente informale, e appresa nella sua particolare forma, avviando da un lato il collegamento fra pensiero e codice (funzione semantica del linguaggio) e utilizzando dall\u2019altro il pensiero codificato, per ottenere scopi importanti nella comunicazione (funzione pragmatica del linguaggio). I primi scopi o funzioni del linguaggio si identificano nell\u2019ampliamento della comunicazione non verbale, gi\u00e0 messa in atto nei primi mesi di vita da ogni bambino mediante la postura, lo sguardo, l\u2019indicazione con la mano o con il dito. Si tratta delle funzioni strumentale e regolatrice, che ogni bambino utilizza per esplicitare i suoi bisogni e desideri agendo sulle persone che lo accudiscono. Altre funzioni, svolte dall\u2019emergere della parola parlata, sono la funzione interattiva, che funge da intrattenimento piacevole con la madre, o altri adulti, in giochi ritmati da filastrocche e commenti quotidiani, e la funzione personale che mira a far affermare la personalit\u00e0 del piccolo (\u201c\u00e8 mio, tocca a me, non sono stato io&#8230;\u201d). Queste funzioni garantiscono l\u2019acquisizione e il possesso di un primo codice ristretto, che pu\u00f2 dare l\u2019impressione di una conquista gi\u00e0 completa. \u00c8 da questo momento, invece, che inizia per tutti i bambini la necessit\u00e0 di essere coinvolti direttamente in attivit\u00e0 di educazione linguistica, per espandere la forma linguistica con l\u2019ampliamento del lessico e l\u2019espansione della frase, ma soprattutto per <span tabindex='0' class='glossary-item-container'>imparare<span class='glossary-item-hidden-content'><span class='glossary-item-header'>Apprendimento<\/span> <span class='glossary-item-description'>'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sar\u00e0 invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialit\u00e0, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non \u00e8 soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che \u00e8 predestinata gi\u00e0 fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578<\/span><\/span><\/span> a svolgere autonomamente i diversi usi del linguaggio. A mano a mano che il bambino cresce scopi e funzioni del linguaggio aumentano e si diversificano, innestandosi su altre due funzioni: euristica (che cosa so del mondo che mi circonda) e immaginativa (racconti, resoconti, storie), garantendo anche l\u2019espansione del codice. L\u2019apprendimento della forma linguistica dovr\u00e0 continuare, con l\u2019espansione sia del lessico sia soprattutto della sintassi, fino al raggiungimento del discorso, unica garanzia di un solido pensiero formale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quanti e quali sono gli usi del linguaggio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli scopi o funzioni del linguaggio sono molteplici, ma tutti possono essere raggruppati in due vaste categorie : scopi o usi sociali e scopi o usi cognitivi. Gli usi sociali vengono svolti per una comunicazione diretta fra individui, sono equivalenti all\u2019azione e come tali motivanti di per s\u00e9. Derivano dalle prime quattro funzioni, illustrate in precedenza, e per essere svolti \u00e8 sufficiente il possesso di un codice anche ristretto, basato sulla frase nucleare, quale \u00e8 quello posseduto dal bambino, prima che inizi a frequentare la scuola dell\u2019infanzia. Gli usi cognitivi, invece, che iniziano con la denominazione e il commento, sottendono la riflessione su ci\u00f2 che si sta facendo, si \u00e8 gi\u00e0 fatto o si sa fare, e si estendono con la capacit\u00e0 di descrivere, raccontare, prevedere, criticare, valutare&#8230;, richiedono al bambino la capacit\u00e0 di decontestualizzarsi, cio\u00e8 di astrarsi dalla situazione immediata e reale per proiettarsi unicamente nel lavoro mentale, sono perci\u00f2 molto meno motivanti di quelli sociali e meno spontanei di quanto si creda. Per il loro completo svolgimento \u00e8 indispensabile il possesso di un codice sempre pi\u00f9 elaborato, in grado di passare dall\u2019espansione della frase al discorso. Se l\u2019educazione linguistica ha come scopo di guidare tutti i bambini a realizzare gli usi cognitivi del linguaggio, \u00e8 importante che all\u2019inizio tali usi vengano raggiunti, pur se in forma ridotta, col linguaggio orale, che consente di apprendere induttivamente attraverso una ricca esemplificazione. Se i bambini verranno abituati a svolgere usi cognitivi orali raggiungeranno automaticamente anche l\u2019elaborazione del codice, mentre non \u00e8 pensabile l\u2019inverso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi deve guidare l\u2019educazione linguistica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte dei bambini inizia a frequentare la scuola dell\u2019infanzia sapendo parlare in frasi compiute, corrette e senza problemi di pronuncia, tuttavia essi hanno appena iniziato a svolgere usi sociali e la loro conoscenza della lingua si limita a quella di un codice sostanzialmente ristretto. Una grande differenza si \u00e8 comunque gi\u00e0 formata fra quei bambini nati in famiglie, ove abitualmente vengono svolti usi cognitivi, come commentare, raccontare storie, leggere libri o giornali e quelli che provengono da famiglie ove si parla prevalentemente o solo per scopi sociali. Soltanto i primi, che hanno avuto la fortuna di essere continuamente esposti agli usi cognitivi e li hanno visti svolgere da figure parentali positive, vi avranno associato il piacere e il desiderio di eseguirli a loro volta, essendosi identificati con gli adulti e avendone ricevuto la spinta all\u2019imitazione. La scuola allora pu\u00f2 e deve assumersi la responsabilit\u00e0 di colmare al pi\u00f9 presto tale divario, estendendo a tutti i bambini l\u2019educazione linguistica. Questa coincide con il dare ad ognuno l\u2019opportunit\u00e0 di svolgere usi cognitivi col linguaggio orale, sollecitando ed ampliando cos\u00ec la conoscenza della lingua in espressione, oltre che in comprensione, ed arricchendo il codice con tutti quegli elementi lessicali e sintattici che consentano loro di raggiungere il livello della combinazione di pi\u00f9 frasi in un discorso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A chi si rivolge l\u2019educazione linguistica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I principali fruitori di questa educazione sono principalmente quei bambini che parlano poco, perch\u00e9 hanno avuto meno opportunit\u00e0 di trovare modelli e motivazioni in ambito familiare. Ma anche i bambini, pi\u00f9 fortunati socialmente, possono trarre un grande vantaggio dall\u2019educazione linguistica svolta nelle scuola dell\u2019infanzia, perch\u00e9 la famiglia, anche se \u00e8 generalmente in grado di fornire modelli adeguati, non \u00e8 mai la pi\u00f9 adatta a guidare i bambini verso tutti gli usi cognitivi e l\u2019espansione armonica del codice.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come realizzare in pratica l\u2019educazione linguistica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I bambini non possono espandere il codice soltanto con l\u2019ascolto orale, troppo fugace; hanno bisogno per questo di usare pi\u00f9 volte tutte e quattro le forme del linguaggio: parlando, ascoltando, leggendo e scrivendo, con la raccolta di numerosi esempi e l\u2019opportunit\u00e0 di ripetere, per rispettare l\u2019apprendimento per induzione. Perch\u00e9 tutti gli alunni possano avere l\u2019occasione di ascoltare e di parlare \u00e8 indispensabile il lavoro educativo in&nbsp;<em>piccoli gruppi<\/em>: i bambini piccoli infatti possono aspettare solo pochi turni per mantenere vivo l\u2019ascolto e per intervenire con il loro contributo verbale. Il numero di bambini nel gruppo di educazione linguistica non pu\u00f2 oltrepassare i cinque. L\u2019educazione linguistica in piccolo gruppo pu\u00f2 essere realizzata in pratica solo se si dispone di una compresenza di insegnanti per almeno un\u2019ora al giorno; i bambini vengono suddivisi in cinque gruppi e affidati alternativamente alle due insegnanti. Ogni bambino potr\u00e0 usufruire in tal modo di un\u2019ora alla settimana di educazione linguistica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il ruolo dell\u2019insegnante<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia non basta organizzare i bambini in piccoli gruppi. \u00c8 fondamentale che l\u2019insegnante non riproponga lo schema della lezione frontale, ma applichi minuziosamente il metodo di insegnamento induttivo, basato su attivit\u00e0 concrete, guidato da domande piuttosto che da spiegazioni e che sappia valorizzare l\u2019ascolto e l\u2019espressione di tutti. Il ruolo dell\u2019insegnante nel proporre l\u2019educazione linguistica nel piccolo gruppo deve rispettare al massimo le esigenze dell\u2019apprendimento allo stadio del pensiero preoperatorio: bisogna che parli e spieghi meno per far invece parlare soprattutto i bambini, in modo che essi si sentano protagonisti delle esperienze fatte in classe. \u00c8 opportuno che venga adottato l\u2019insegnamento per domande, molto pi\u00f9 lento di quello che inizia con le spiegazioni, ma molto pi\u00f9 efficace sul piano della motivazione, in quanto aiuta i bambini ad evocare quanto essi gi\u00e0 sanno e quindi a individuare i punti di innesto delle conoscenze nuove. Per abituare i bambini a parlare con propriet\u00e0 \u00e8 indispensabile che l\u2019argomento sia ben conosciuto in modo che tutta l\u2019attenzione possa essere rivolta solo al livello verbale, quindi si tratta di impegnare i bambini a parlare su oggetti concreti della vita di tutti i giorni, presenti in classe e sui quali essi possano anche agire direttamente, perch\u00e9 l\u2019azione \u00e8 sempre motivante e pu\u00f2 aiutare a trasferire lo stesso atteggiamento anche alla parola, che di per s\u00e9 lo \u00e8 molto meno. Alla fine della lezione l\u2019insegnante ha inoltre il compito di riprendere tutto il materiale verbale prodotto dai bambini per riproporlo in modo ordinato, modellando separatamente due tipi diversi di minidiscorso: la descrizione e la narrazione sequenziale; in pratica, per fare un esempio, la descrizione dell\u2019arancio e i passi da seguire per fare un\u2019aranciata. I bambini saranno poi incoraggiati a fissare col disegno, o con la scrittura, l\u2019esperienza fatta nel piccolo gruppo, in modo da far loro ritrovare a distanza di tempo non solo ci\u00f2 che hanno fatto, ma anche tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto. Gli usi cognitivi non sono di per s\u00e9 motivanti, ma se i bambini arrivano al possesso di un codice sufficientemente elaborato e vengono illuminati attraverso molti esempi sull\u2019organizzazione che li sottende, potranno giungere all\u2019insegnamento metalinguistico della scuola primaria con potenti prerequisiti disponibili: la conoscenza della lingua orale a un livello pi\u00f9 elaborato, un ampio repertorio di esperienze personali codificate verbalmente in forma di discorso, e soprattutto la fiducia in se stessi per essere in grado di descrivere e di raccontare con propriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 l\u2019educazione linguistica \u00e8 oggi indispensabile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un tempo gli usi cognitivi e l\u2019elaborazione del codice fino al livello del discorso venivano attivati del tutto naturalmente grazie alla lettura. Al giorno d\u2019oggi il tempo per la lettura e per la riflessione viene spesso limitato, o addirittura negato, da un lato dall\u2019estrema velocit\u00e0 che caratterizza ogni attivit\u00e0 del mondo moderno, con la tendenza a dover raggiungere nel pi\u00f9 breve tempo possibile ogni traguardo, e che ha finito col contagiare anche la scuola; dall\u2019altro dalla molteplicit\u00e0 delle distrazioni facili e gradite, offerte ai bambini nell\u2019ambito del pensiero pratico : sport, viaggi, musica, televisione&#8230;, che lasciano pochissimo spazio all\u2019espansione della lingua. Questa pu\u00f2 restare a livello di codice ristretto anche in bambini ben dotati dal punto di vista intellettivo, se non si forniscono modelli e opportunit\u00e0 per espanderla. \u201cFaccio, parlo, penso\u201d un utile strumento per la scuola dell\u2019infanzia e primaria (*) Le basi teoriche dell\u2019educazione linguistica, mediata da una ricca esemplificazione pratica e dall\u2019insegnamento per domande, sono presentate alle insegnanti in un libro che propone ben otto unit\u00e0 didattiche su: il cibo, l\u2019acqua, l\u2019aria, le piante, gli animali, il mondo inanimato, l\u2019io e gli altri, argomenti gi\u00e0 frequentemente utilizzati in scuola materna, ma pi\u00f9 con l\u2019accento sull\u2019esperienza pratica che sul linguaggio, anche perch\u00e9 spesso tali attivit\u00e0 vengono fatte eseguire nel grande gruppo ove \u00e8 impossibile far parlare tutti. La stessa educazione linguistica, preparata con cura fino dalla scuola dell\u2019infanzia, pu\u00f2 proseguire anche nella scuola primaria come riferimento pratico e concreto per tutte le iniziali attivit\u00e0 di scrittura e lettura, fornendo una base pi\u00f9 solida per l\u2019innesto di valide motivazioni verso tutte le attivit\u00e0 di pensiero logico previste dal curriculum. Essa risulta l\u2019unico rimedio preventivo per una reale ed entusiasta partecipazione di tutti gli alunni e per un loro maggiore successo in ambito scolastico. <\/p>\n\n\n\n<p>(*)\u00a0<em>Bickel J., Bruschi A., Leporatti M. Faccio, parlo, penso. Come affrontare l\u2019educazione linguistica in scuola materna ed elementare. B&amp;C editori, Livorno, 1998.<\/em>\\r\\n<\/p>\n\n\n\n<p>(**)&nbsp;<em>Bickel J. Apprendere bene, studiare con entusiasmo. Quello che ogni insegnante deve sapere. B&amp;C editori, Livorno, 1994.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pubblicato il\u00a02005-02-27  Letture\u00a0 19453<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Jacqueline Bickel L\u2019educazione linguistica, nella scuola dell\u2019infanzia e fino al primo biennio della scuola primaria, deve rispettare lo stile di apprendimentoApprendimento &#8216;Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l&#8217;impressione di fare e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-6","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-linguaggio"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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