{"id":183,"date":"2018-11-05T10:34:49","date_gmt":"2018-11-05T09:34:49","guid":{"rendered":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/?p=183"},"modified":"2024-03-17T11:49:17","modified_gmt":"2024-03-17T10:49:17","slug":"jacqueline-bickel-a-chiesina-uzzanese-pt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/jacqueline-bickel-a-chiesina-uzzanese-pt\/","title":{"rendered":"Jacqueline Bickel a Chiesina Uzzanese (PT)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026.. Ricordando la dott.ssa Jacqueline Bickel a Chiesina Uzzanese (PT)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I miei ricordi pi\u00f9 recenti di Jaqueline Bickel sono legati ad un bel periodo della mia esperienza di Dirigente Scolastico, quattro o cinque anni che iniziarono con l\u2019a.s. 1998\/99 e che la memoria mi restituisce come una sorta di \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d della mia storia professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Iniziammo allora, nelle scuole dell\u2019infanzia e primarie del Circolo didattico di Chiesina Uzzanese la collaborazione sistematica con la dott.ssa Bickel per la realizzazione del Progetto \u201cCrisalide\u201d, che aveva come obiettivo \u201cfavorire e facilitare il pieno sviluppo della personalit\u00e0 e delle potenzialit\u00e0 di base dei bambini dai tre agli otto anni\u201d e trarne fuori tutta la ricchezza possibile, perch\u00e9, come ci suggeriva Claudio Magris, \u201cdietro le cose cos\u00ec come sono c\u2019\u00e8 anche una promessa, l\u2019esigenza di come dovrebbero essere; c\u2019\u00e8 la potenzialit\u00e0 di un\u2019altra realt\u00e0 che preme per venire alla luce, come la farfalla nella crisalide\u201d (Utopia e disincanto., Garzanti 1999). Mettemmo questa frase nella premessa del nostro progetto e ne avviammo la realizzazione seguendo il \u201cmetodo Bickel\u201d, con una convinzione consapevole e un entusiasmo che raramente avevo sperimentato nella mia gi\u00e0 lunga carriera di dirigente scolastico. Un clima positivo che coinvolgeva tutte le insegnanti della Scuola dell\u2019infanzia, e si trasmetteva alle colleghe della Primaria, che mi faceva sentire orgogliosa della comunit\u00e0 scolastica della quale, da molti anni, ero parte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto Crisalide era tuttavia l\u2019epilogo di un rapporto di stima e ammirazione per Jaqueline Bickel che veniva da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci eravamo, infatti, conosciute circa 20 anni prima, agli inizi della mia carriera di Direttrice didattica, quando, per spontaneo interesse umano e professionale, concentravo la mia attenzione sugli alunni portatori di handicap. Il loro inserimento nelle classi \u201cnormali\u201d era ancora un fatto abbastanza pionieristico e molto problematico, fare in modo che questo inserimento non fosse un fatto solo nominalistico era impresa ancora pi\u00f9 difficile da attuare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto ci eravamo incontrate, all\u2019AIAS di Pistoia, in occasione dei colloqui periodici con i genitori e gli insegnanti, ai quali entrambe partecipavamo, io per arricchire le mie scarse conoscenze e lei come consulente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho un ricordo vivissimo di quegli incontri e in particolare della sua capacit\u00e0 di esprimere in modo chiaro e comprensibile concetti difficili, diagnosi complesse, frutto di studi approfonditi, che dovevano essere capiti e accettati da genitori, in genere persone semplici, emotivamente fragili, senza troppe conoscenze scientifiche in merito alle disabilit\u00e0 dei propri figli, persone che spesso si aspettavano, dagli esperti e dalla scuola, interventi risolutivi che difficilmente si sarebbero realizzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dott.ssa Bickel spiegava, insisteva sulle abilit\u00e0 che si potevano potenziare, suggeriva comportamenti da mettere in atto nella vita quotidiana, obiettivi semplici di autonomia personale, di relazione, di comunicazione, entrava nei particolari, indicava gesti banali da ripetere continuamente, azioni apparentemente insignificanti, in realt\u00e0 importantissime per i bambini con patologie psico-motorie e\/o intellettive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordo che uscivamo da quei colloqui sempre con un po\u2019 di fiducia in pi\u00f9, con un po\u2019 di coraggio in pi\u00f9, sapendo che potevamo fare qualcosa per questi nostri alunni e figli, convinte che il nostro impegno, guidato da persone che sapevano pi\u00f9 di noi, poteva, almeno in parte, migliorare la loro vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho ritrovato questa capacit\u00e0 \u201cdivulgativa\u201d e questa disponibilit\u00e0 a parlare in modo semplice di cose complesse in tutte le occasioni che ho avuto, negli anni successivi, di incontrare la dott.ssa B. nei corsi di formazione e negli incontri con i genitori che frequentemente si organizzavano nelle scuole del Circolo di Chiesina Uzzanese e nei quali la sua presenza costituiva sempre un valore aggiunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Condividevamo la consapevolezza che una corretta azione educativa e didattica passasse attraverso la conoscenza dei meccanismi che producono <span tabindex='0' class='glossary-item-container'>apprendimento<span class='glossary-item-hidden-content'><span class='glossary-item-header'>Apprendimento<\/span> <span class='glossary-item-description'>'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sar\u00e0 invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialit\u00e0, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non \u00e8 soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che \u00e8 predestinata gi\u00e0 fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578<\/span><\/span><\/span>, per questo le piaceva insistere sul concetto di \u201ccostruzione\u201d delle conoscenze, piuttosto che sullo \u201csviluppo\u201d, e assegnare agli insegnanti e alle famiglie un ruolo fondamentale che ne valorizzava le competenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensavamo entrambe che la pratica non supportata dalla teoria pu\u00f2 diventare tecnicismo, ma la conoscenza teorica senza operativit\u00e0 rimane spesso sapere astratto e, a volte, ideologismo. Cos\u00ec almeno io interpretavo il suo impegno continuo, fino a tarda et\u00e0, a venire nelle scuole ed a parlare, instancabilmente, delle sue ricerche, a spiegare con pazienza il senso e l\u2019importanza di certe pratiche, esercitazioni, comportamenti, relazioni, a proporre soprattutto suggerimenti operativi e percorsi didattici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io conoscevo bene la diffidenza degli insegnanti per i discorsi puramente teorici, per le belle enunciazioni che trascuravano, per\u00f2, la realt\u00e0 complessa delle sezioni\/classi e la difficolt\u00e0 di trasferire idee in operazioni, il sapere nel fare. Anche la dott.ssa Bickel sembrava aver chiaro questo aspetto che la differenziava dai tanti relatori dall\u2019eloquio e dai modi, forse, pi\u00f9 affascinanti ma assai meno in sintonia con i bisogni formativi degli insegnanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu proprio la fiducia nella sua disponibilit\u00e0 a sostenerci, anche attraverso la presenza del suo pi\u00f9 stretto collaboratore e nostro amico dott. Giuntoli, che aderimmo alla sperimentazione dei materiali che essi avevano predisposto e fummo disposti al rinnovamento della didattica e dell\u2019organizzazione che questa esperienza innovativa comportava. Il progetto \u201cCrisalide\u201d, appunto, che, in una immagine forse un po\u2019 letteraria, esprimeva l\u2019esigenza reale di dare senso e indirizzo a quell\u2019 obbligo di \u201cprogrammazione per obiettivi\u201d, ritornello di quegli anni di innovazione didattica, pretesa ma spesso realizzata solo a parole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra aspirazione, al contrario, era che il \u201cprogrammare\u201d diventasse \u201cfare\u201d e \u201cverificare\u201d e \u201c modificare\u201d in base ai risultati, cercavamo una strada controllabile con l\u2019appoggio di una teoria e di strumenti validati, frutto di ricerca e competenza ma avevamo bisogno di incoraggiamento e rassicurazioni. Fu questa spinta che la dott.ssa Bickel ci offri e alla quale le insegnanti risposero con interesse e partecipazione, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenze, mettendo in moto la loro creativit\u00e0 nell\u2019organizzare la didattica per gruppi, migliorando la collaborazione interna tra le sezioni\/classi che divennero \u201caperte\u201d, coinvolgendo i genitori, interessando le Amministrazioni Comunali ad adeguare i servizi alle esigenze del cambiamento didattico. Furono anni impegnativi, non privi di difficolt\u00e0, ma ricchi di novit\u00e0 e cambiamento positivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi piace pensare che quel periodo di entusiasmo abbia prodotto una crescita non solo nella qualit\u00e0 formativa delle nostre scuole ma nella sensibilit\u00e0 di tutto il territorio verso i problemi educativi, dei pi\u00f9 piccoli in particolare, e che continui a dare i suoi frutti oggi che la nostra \u201ccrisalide\u201d \u00e8 diventata qualcosa di ben pi\u00f9 grande e significativo: il progetto Galileo, diffuso a livello nazionale e attuato in molte scuole di ogni ordine e grado, con materiali sempre pi\u00f9 ricchi e attivit\u00e0 di formazione ad altissimo livello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nel mio ricordo di quei primi anni di sperimentazione, la dott.ssa Bickel \u00e8 sempre l\u00ec, sullo sfondo, con la sua presenza discreta, l\u2019eleganza vagamente teutonica, la ricchezza delle idee e la semplicit\u00e0 con la quale sapeva comunicarle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alessandra Falpo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiesina Uzzanese 24\/5\/2018<br>&#8216;, &#8221;, 6155, &#8216;2018-06-05 17:49:06&#8217;, NULL, 1, 0, 0, 1, 0, 0, &#8221;, 7, 1),<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2026.. 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Ricordando la dott.ssa Jacqueline Bickel a Chiesina Uzzanese (PT) I miei ricordi pi\u00f9 recenti di Jaqueline Bickel sono legati ad un bel periodo della mia esperienza di Dirigente Scolastico, quattro o cinque anni che iniziarono con l\u2019a.s. 1998\/99 e che la memoria mi restituisce come una sorta di \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d della mia storia professionale. 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