{"id":171,"date":"2024-02-25T10:10:33","date_gmt":"2024-02-25T09:10:33","guid":{"rendered":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/?p=171"},"modified":"2024-02-25T10:11:38","modified_gmt":"2024-02-25T09:11:38","slug":"jacqueline-bickel-a-collesalvetti-li-e-pontasserchio-pi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/galileoeducational.net\/rivista\/jacqueline-bickel-a-collesalvetti-li-e-pontasserchio-pi\/","title":{"rendered":"Jacqueline Bickel a Collesalvetti (Li) e Pontasserchio (PI)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026.. Ricordando la dott.ssa Jacqueline Bickel a Collesalvetti (LI) e Pontasserchio (PI)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo ricordo della dott.ssa Jacqueline Bickel risale all\u2019anno scolastico 1974\/75, mio primo anno di insegnamento. Faceva parte dell\u2019equipe medico-psico-pedagogica dell\u2019Istituto S. Caterina di Collesalvetti (Li), gestito, dal 1973 al 1999, dal Centro Italiano Femminile (CIF) di Pisa. In tale struttura furono accolti disabili mentali, fisici e sensoriali gravi e gravissimi provenienti un po&#8217; da tutta Italia. Nel settembre del 1974 fu istituita una scuola Statale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eravamo otto docenti molto giovani, tutte ben preparate avendo conseguito il diploma di specializzazione alla Stella Maris di Calambrone (Pi) e vincitrici di concorso, ma gi\u00e0 il primo giorno di scuola ci rendemmo conto di dover affrontare sfide molto difficili senza sapere come orientarci. Don Luigi ci comunic\u00f2 che erano state predisposte alcune classi a tempo pieno e, con un grande sorriso di incoraggiamento, consegn\u00f2 ad ognuna di noi una risma di carta e dei pennarelli per disegnare. Quando entrammo nelle classi ci rendemmo conto che nessuno di quei ragazzi e ragazze (molti dei quali adolescenti) erano in grado di utilizzare quegli strumenti n\u00e9 per disegnare n\u00e9, tantomeno per scrivere. Facemmo presente le nostre difficolt\u00e0 al Direttore Didattico ma, solo dopo circa un mese, conoscemmo l\u2019\u00e9quipe medico-psico-pedagogica e la dott.ssa Bickel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Imparammo ad effettuare l\u2019osservazione pedagogica attraverso i parametri che poi sarebbero diventati i fondamentali del protocollo (osservare per programmare). Incominciammo a proporre stimoli sensoriali e cognitivi ai nostri ragazzi ma non tutte le colleghe seguirono con diligenza questa via. Infatti dopo un po\u2019 di tempo, visto i risultati difformi, si convenne di affidare ad una sola di noi l\u2019onere dell\u2019osservazione individuale di tutti i ragazzi della scuola. Fui scelta dalla dott.ssa Bickel ed insieme preparammo semplici protocolli che includevano anche l\u2019osservazione di alunni allo stato quasi vegetativo. Ricordo ancora un gravissimo down che riuscii a far interessare solo ad una candela accesa\u2026 Fu attratto dalla fiammella e la sua reazione fu quella di allungare la mano su di essa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo questo lavoro, che dur\u00f2 circa due mesi, in sede di equipe la dottoressa ci dava le indicazioni per lavorare sulla motricit\u00e0, sui sensi, sul linguaggio, sul ritmo per favorire l\u2019autonomia, la cura della persona; per migliorare la socialit\u00e0\u2026 L\u2019affettivit\u00e0 era il punto \u201cdolens\u201d. Infatti erano tutti istituzionalizzati, alcuni vedevano le famiglie una volta all\u2019anno, altri erano stati rifiutati o tenuti per anni sotto chiave perch\u00e9 i parenti si vergognavano di loro\u2026 Durante una seduta di equipe domandai quali di questi ragazzi avrebbero potuto trovare giovamento da un inserimento nelle classi dei cosiddetti \u201cnormodotati\u201d. La Bickel rispose che tutti avrebbero dovuto essere inseriti poich\u00e9 la socialit\u00e0, l\u2019esempio e il confronto sono sempre forieri di apprendimenti: vivere con coetanei cos\u00ec gravi non aiuta anzi, talvolta fa assumere comportamenti errati. Noi insegnanti contestammo questa affermazione poich\u00e9 diversi dei nostri alunni ci sembravano non inseribili in classi normali. Fu splendida la sua risposta: \u201cNon \u00e8 la sola classe che deve interessarsi dell\u2019alunno disabile ma l\u2019intera scuola con la programmazione di opportune attivit\u00e0, prediligendo le attivit\u00e0 corporee, musicali e di socializzazione, promuovendo il linguaggio e l\u2019autonomia.\u201d\\&#8221;\\&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rividi la dottoressa nella primavera del 2001 e conobbi il dottor Giuliano Giuntoli e la dottoressa Graziella Baracchini Muratorio. Questa nuova equipe portava alla mia attenzione un problema diverso. Il servizio di Neuropsichiatria Infantile di Pisa aveva visto aumentare, presso di loro, il numero dei bambini normodotati (anche molto intelligenti) e dei bambini svantaggiati che presentano difficolt\u00e0 di <span tabindex='0' class='glossary-item-container'>apprendimento<span class='glossary-item-hidden-content'><span class='glossary-item-header'>Apprendimento<\/span> <span class='glossary-item-description'>'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialit\u00e0 di pensiero e di linguaggio, come talora d\u00e0 l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sar\u00e0 invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialit\u00e0, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non \u00e8 soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che \u00e8 predestinata gi\u00e0 fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578<\/span><\/span><\/span> e forte demotivazione allo studio.<br>Anche l\u2019 O.C.S.E., nel \u201cUnderstanding Brain\u201d rilevava l\u2019inadeguatezza dei sistemi educativi attuali poich\u00e9 le scienze dell\u2019educazione sono ancora in fase pre-scientifica: infatti \u00e8 stata accertata l\u2019esistenza di \u201c molteplici intelligenze\u201d ma anche la \u201cprevalenza di periodi sensibili\u201d, ovvero epoche in cui si possono costruire stabilmente le reti concettuali per facilitare le acquisizioni.<br>La consueta terna cognitiva (conoscenza, abilit\u00e0, attitudine), nota come KSA, deve essere capovolta preferendo un curriculum ASK: le attitudini positive quali la responsabilit\u00e0, la fiducia e la sicurezza, sono da considerare la chiave del successo; le abilit\u00e0 quali la comunicazione, il saper lavorare in gruppo, l\u2019essere abituati a risolvere i problemi (problem-solving) sono da ritenersi nodali. La conoscenza non necessariamente deve essere nozione personalmente disponibile: \u00e8 conoscenza fondamentale solo la capacit\u00e0 di ricuperare i dati. Dunque, se durante il periodo pre-operatorio e operatorio concreto non si pongono le basi concettuali per favorire nei bambini e nelle bambine lo sviluppo del linguaggio, del pensiero logico, la capacit\u00e0 metacognitiva e l\u2019autonomia personale, non \u00e8 pi\u00f9 possibile ricuperarle negli anni seguenti.<br>Si \u00e8 riscontrato che gli adulti spesso sottovalutano le lievi disarmonie evolutive ritenendo che basti il tempo ed un po\u2019 di buona volont\u00e0 per superarle. Al contrario riteniamo che sia indispensabile individuare precocemente disarmonie e ritardi nei processi di maturazione intellettiva, coinvolgere le famiglie nella \u201ccostruzione delle intelligenze\u201d e avvalersi della consulenza dei servizi territoriali preposti per intraprendere un progetto di ricerca-azione che prenda avvio da una scrupolosa ricognizione delle conoscenze e delle competenze di ogni bambino gi\u00e0 al suo primo anno di frequenza della Scuola dell\u2019Infanzia. La metodologia doveva essere di tipo esclusivamente ludico e pratico ed i materiali presentati di facile lettura e di normale uso quotidiano. All\u2019Istituto Livia Gereschi chiamammo il progetto \u201cCRESCERE INSIEME E\u2019 QUASI UN GIOCO\u201d e partimmo con la sperimentazione nel settembre dell\u2019anno 2001\/02.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli insegnanti dovevano porre particolare attenzione al benessere psico-fisico del bambino e alla motivazione al gioco proposto; se le condizioni favorevoli non si fossero verificate, avrebbero dovuto sospendere la prova per riproporla in altro momento. Per questo il Progetto \u201cGalileo\u201d (Crescere insieme \u00e8 quasi un gioco), continua ad essere l\u2019asse portante del P.O.F. dell\u2019 Istituto ed interessa tutte le scuole dell\u2019Infanzia, le prime e seconde della scuola Primaria e gli alunni delle classi successive che necessitano ancora di interventi individualizzati. Tale progetto dall\u2019anno 2001 (anno di nascita di questo I.C.) \u00e8 oggetto di sperimentazione anche in altri Istituti, con modalit\u00e0 diversificate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il conseguimento di tali obiettivi rilevante \u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1 &#8211; L\u2019atteggiamento dell\u2019insegnante:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>* Crea all\u2019interno della classe un\u2019atmosfera socio-affettiva serena, favorevole all\u2019apprendimento.\n* Considera importante la collaborazione con i colleghi e con le famiglie.\n* Parte sempre dalla situazione reale della classe e da quello che l\u2019allievo sa.\n* Vede negli errori e negli difficolt\u00e0 degli alunni un momento strategico per favorire il processo di apprendimento e di maturazione attraverso la riprogrammazione dell\u2019azione educativa e didattica.\n* Non trasmette conoscenze, ma pone la classe in situazione problematica, disposto ad ascoltare le osservazioni e le ipotesi degli alunni guidandoli con chiarezza all\u2019acquisizione di contenuti e di metodi. <\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019insegnante, dunque, crea il contesto favorevole per la costruzione delle conoscenze.<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>* Considera fondamentale l\u2019operativit\u00e0 sia manuale che intellettuale.\n* Prodotto dell\u2019operativit\u00e0 \u00e8 tutto ci\u00f2 di cui un alunno si appropria attraverso \u201cla manipolazione\u201d che rende stabili le acquisizioni. In quest\u2019ottica sono prodotti dell\u2019operativit\u00e0: pitture, incisioni, grafici, tabelle, drammatizzazioni, testi di vario tipo\u2026 <\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2 &#8211; L\u2019 atteggiamento della famiglia<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>* Collabora con la scuola al buon esito del processo formativo. La collaborazione nasce dalla conoscenza reciproca delle esigenze dei singoli alunni e della classe. In questo senso gli incontri individuali e di sezione\/classe costituiscono un\u2019ottima occasione per esaminare la situazione dell\u2019alunno e della classe in generale e individuare le iniziative pi\u00f9 opportune per la serenit\u00e0 e la produttivit\u00e0 didattico-educativa.\n* Aiuta i figli ad assumere un atteggiamento positivo nei confronti dell\u2019esperienza scolastica.<\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, sono partita da una situazione di estrema difficolt\u00e0 ma ho imparato a fare l\u2019insegnante e, successivamente, la dirigente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grazie dottoressa Bickel<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lida Sacconi<br>&#8216;, &#8221;, 5620, &#8216;2018-05-10 18:23:01&#8217;, NULL, 1, 0, 0, 1, 0, 0, &#8221;, 3, 1),<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2026.. 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Ricordando la dott.ssa Jacqueline Bickel a Collesalvetti (LI) e Pontasserchio (PI) Il primo ricordo della dott.ssa Jacqueline Bickel risale all\u2019anno scolastico 1974\/75, mio primo anno di insegnamento. Faceva parte dell\u2019equipe medico-psico-pedagogica dell\u2019Istituto S. Caterina di Collesalvetti (Li), gestito, dal 1973 al 1999, dal Centro Italiano Femminile (CIF) di Pisa. 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