Giuliano Giuntoli: l’architettura del Ben-essere e il primato della persona nell’educazione
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La figura di Giuntoli era unica nel panorama formativo, poiché fondeva in sé competenze diverse e complementari: era professore, psicologo, psicoterapeuta, e psicologo clinico, con esperienze maturate sia in ambito libero professionale che universitario. Questa intersezione di ruoli ha permesso alla sua pedagogia di non essere mai meramente teorica o didattica, ma intrinsecamente informata e sostenuta dai principi rigorosi dell’osservazione clinica e della psicologia applicata.
Il primato della persona
Il pensiero di Giuliano Giuntoli si fonda su un principio filosofico chiaro e non negoziabile, che è la chiave di volta di tutto il suo lavoro: il primato della persona nella sua interezza.Per Giuntoli, l’atto educativo deve partire sempre e comunque dal “rispetto della persona nella sua integrità,” anteponendo la stabilità e la sicurezza psicologica dell’alunno a qualsiasi obiettivo di performance accademica.
Questo approccio non è un semplice desiderio, ma il risultato di una ricerca sui “bisogni dei bambini” che il professore aveva avviato sin dagli anni Ottanta: se la comunità umana è impegnata ad assicurare alle nuove generazioni “condizioni ottimali,” tali condizioni devono necessariamente riguardare la sfera emotiva e relazionale prima di quella puramente cognitiva.
Ben-essere come precondizione del successo
Il fulcro metodologico di Giuntoli è rappresentato dalla promozione del ben-essere come fattore causale del successo educativo. La sua attività di ricerca ha come capisaldi la “costruzione delle intelligenze per favorire il benessere”.
Giuntoli ribaltava implicitamente la visione tradizionale che vede il successo come fonte di benessere; al contrario, egli sosteneva che solo uno stato di benessere psicologico e relazionale duraturo può sbloccare il potenziale cognitivo completo. Il benessere non è un effetto collaterale desiderabile della scuola, ma una vera e propria precondizione metodologica.
Questo schema logico stabilisce una catena causale precisa: la sicurezza psicologica (data dal rispetto dell’integrità e dall’attenzione ai bisogni) genera il Ben-essere, il quale a sua volta consente la costruzione attiva delle intelligenze, portando infine al Successo scolastico.
Il concetto di “costruzione delle intelligenze” merita una riflessione specifica. Giuntoli non intendeva l’intelligenza come un patrimonio statico da misurare, ma come una capacità dinamica che viene edificata attivamente dall’alunno in un ambiente di fiducia e supporto.Questa costruzione è indissolubilmente legata alla promozione del benessere, rendendo la crescita cognitiva un processo olistico e integrato, in linea con la sua formazione clinica che guarda all’individuo nella sua totalità.
Il metodo Galileo for Education
Il pensiero clinico e filosofico di Giuliano Giuntoli non è rimasto confinato all’accademia o alla pratica individuale, ma è stato tradotto in un sistema rigoroso e replicabile, noto come il Metodo Galileo for Education. In questa impresa di sistematizzazione, la collaborazione della Dottoressa Jacqueline Bickel è stata fondamentale, non solo nella co-cura di pubblicazioni chiave ma anche nell’attività di ricerca e nella messa a punto del metodo stesso.
La sistematicità dell’approccio è evidente nella creazione del progetto “Galileo for Education (2005),” concepito da Giuntoli e Bickel come un percorso di formazione pluriennale, specificamente pensato per la formazione “in servizio” degli insegnanti, con l’obiettivo esplicito di “favorire il ben essere e il successo degli alunni a scuola”. Ciò significa che l’applicazione del Metodo richiedeva un aggiornamento professionale costante e strutturato, non occasionale.
Questa formalizzazione trova la sua espressione più concreta nella pubblicazione, co-curata con Jacqueline Bickel, intitolata Educare, formare, insegnare, con il sottotitolo esplicito: “La guida indispensabile per la formazione psicopedagogica degli insegnanti”.8 Questo testo non è un manuale di didattica, ma un fondamento che eleva il ruolo dell’educatore, richiedendo una profonda preparazione psicologica prima ancora di quella puramente pedagogica.11
Il termine “formazione psicopedagogica” è centrale per comprendere la sua richiesta di professionalizzazione. Giuntoli e Bickel esigevano che l’insegnante fosse in grado di comprendere e intervenire sulle dinamiche psicologiche sottese al comportamento e all’apprendimentoApprendimento 'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialità di pensiero e di linguaggio, come talora dà l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sarà invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialità, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non è soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che è predestinata già fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578 infantile, superando la tradizionale focalizzazione sulla mera trasmissione dei contenuti. In sostanza, il docente doveva acquisire strumenti semi-clinici per riconoscere i “bisogni” e salvaguardare l’”integrità” dell’alunno, ponendo in pratica il principio del primato della persona.
Il Metodo Galileo era strutturato per affrontare le sfide più complesse Grazie alla sua esperienza di psicologo clinico, Giuntoli, con il supporto di Bickel, ha potuto dotare gli insegnanti di protocolli efficaci per gestire i bisogni di ciascun alunno.
Il “punto di riferimento prioritario” del metodo è la “relazione efficace insegnante-alunno”.
Giuntoli considerava l’ambiente scolastico come un contesto primario per lo sviluppo psicologico e la sicurezza relazionale. Per questo motivo, l’obiettivo imprescindibile della relazione è la creazione di un “senso di fiducia da parte di ogni alunno” e la facilitazione della “costruzione di un buon sé”.
Un alunno che non si fida o che non ha un concetto positivo di sé (un ‘buon sé’ stabile) è un alunno la cui intelligenza non può essere costruita pienamente. Questo focus sulla fiducia e sull’autostima è un ponte diretto con la sua pratica psicoterapeutica, trasportata nell’ambiente scolastico per garantire una base emotiva solida per tutti i bambini.
L’efficacia del Metodo Galileo si basa su un’inversione intenzionale delle dinamiche tradizionali di potere e partecipazione in classe:
- L’alunno protagonista: il bambino non è più il ricevente passivo del sapere, ma diventa l’“alunno protagonista nel fare e nel dire”. L’apprendimento è concepito come un processo attivo e costruttivo, in cui l’alunno è l’attore principale della propria crescita.
- L’Insegnante è guida e modello: il docente non è primariamente un dispensatore di nozioni, ma assume la funzione di “moderatore, guida e modello/figura di riferimento
Il ruolo di “modello/figura di riferimento” è particolarmente significativo. Esso implica che l’insegnante deve fornire coerenza emotiva e comportamentale, agendo come un adulto sicuro e stabile—un principio fondamentale per la creazione del senso di fiducia e del buon sé nell’alunno.
Dal punto di vista operativo, Giuntoli, come la collega Bickel, dava “particolare rilievo sul piano operativo” all’”attività in piccolo e microgruppo”.Questa non è una semplice tecnica didattica, ma una soluzione pedagogica e organizzativa essenziale.
Questa attività consente, infatti, di fornire l’attenzione necessaria a ogni singolo alunno, anche in contesti di classi numerose. L’insegnante, agendo come guida e moderatore all’interno di un piccolo gruppo, può osservare, intervenire in modo mirato e rispondere ai “bisogni” individuali con la personalizzazione che sarebbe impossibile in una lezione frontale. Il piccolo gruppo diventa così il luogo ideale in cui l’alunno può essere “protagonista nel fare e nel dire” in un ambiente sicuro, facilitando la costruzione del proprio sé positivo e delle proprie intelligenze in modo guidato e contenuto.
Giuliano Giuntoli ha offerto alla pedagogia italiana un contributo essenziale e di grande lucidità. La sua prospettiva, sviluppata in una proficua sinergia con Jacqueline Bickel, ha dimostrato con evidenza che la vera efficacia nell’apprendimento si raggiunge solo quando viene pienamente riconosciuto e nutrito il benessere psicologico dell’individuo.
Attraverso l’enfasi sulla “relazione efficace” e sulla “costruzione di un buon sé,” Giuntoli, con la sua inseparabile collaboratrice, ha lasciato in eredità una scuola che non solo insegna, ma che accoglie e forma persone integre e fiduciose.
La sua vita di dedizione e competenza rimane, per tutti coloro che si dedicano al sacro compito di educare, un riferimento ineludibile e una fonte di ispirazione per costruire una scuola che abbia il coraggio e la saggezza di mettere, sempre e in ogni circostanza, il “primato della persona” al centro del suo operato.
