Concetti

La nascita dei concetti: dal concreto all’astratto nell’apprendimentoApprendimento 'Il SNC non sarebbe in grado di sviluppare in modo autonomo, solo sulla spinta offerta dal DNA, tutte le sue potenzialità di pensiero e di linguaggio, come talora dà l'impressione di fare e come spesso viene erroneamente ritenuto. Sarà invece compito di ogni bambino attivare all'interno del proprio SNC queste potenzialità, con la costruzione di circuiti fra neuroni e ulteriori circuiti fra circuiti gi? formati, finendo anche col modificare intensamente dal punto di vista funzionale tutta la struttura nervosa disponibile. Questo attivo processo di costruzione si identifica con l'apprendimento. Apprendimento che ha luogo continuamente e intensamente soprattutto nei primi anni, durante ogni momento di veglia. Sostituire il concetto di sviluppo con il concetto di costruzione non è soltanto un gioco di parole, ma un modo di orientare in forma completamente diversa l'ottica e il compito dell'educazione e dell'insegnamento. Infatti, mentre l'idea di sviluppo si ricollega alla graduale comparsa di qualcosa che è predestinata già fino dal concepimento, l'idea di costruzione comporta la riconsiderazione e la valorizzazione dell'opera degli educatori e di tutto il contesto ambientale che circonda il piccolo. ', 4578 Infantile

La formazione dei concetti è un processo fondamentale nello sviluppo cognitivo umano, un ponte essenziale che ci permette di passare dalla percezione sensoriale immediata a una comprensione più astratta e organizzata del mondo. Come acutamente osservato da Jacqueline Bickel, nei primi anni di vita, l’arricchimento di ogni conoscenza avviene in maniera quasi esclusiva sul piano concreto, attraverso un’interazione dinamica e multi-sensoriale con l’ambiente circostante.

Per rendersi conto di come sia spontaneo e primordiale il bisogno di conoscenza, basta osservare un bambino nella sua esplorazione quotidiana. Non si tratta di un’osservazione passiva, ma di un’azione incessante e metodica, sebbene istintiva. Un bambino che afferra un oggetto, lo gira tra le mani, lo getta a terra per sentirne il rumore, lo porta alla bocca per assaggiarlo o tenta di strapparne le parti non sta semplicemente “giocando”. Sta conducendo un’indagine scientifica empirica. Ogni manipolazione, ogni azione, ogni interazione è un esperimento che genera dati preziosi per la sua mente in formazione.

Questo incessante agire sugli oggetti è la linfa vitale della concettualizzazione. Più un oggetto è agito, adoperato, osservato da angolazioni diverse e in contesti differenti, maggiori sono le elaborazioni che la mente compie sul suo conto. Attraverso la ripetizione e la variazione delle esperienze, il semplice “percetto” – ovvero la pura impressione sensoriale di un oggetto in un dato momento – inizia a trasformarsi. Si arricchisce di attributi, di relazioni causa-effetto, di memorie sensoriali e motorie. Questa accumulazione e organizzazione di dati trasforma il percetto in un “percetto elaborato”, o, più propriamente, in un concetto.

Il processo è direttamente proporzionale alla ricchezza dell’esperienza. Più numerosi sono i dati percettivi che caratterizzano un oggetto – il suo peso, la sua consistenza, il suo colore, il suono che produce, la sua reazione alla forza, il suo sapore – maggiori sono i “punti di integrazione” che la mente può creare, e di conseguenza, più solida e ampia sarà la sua concettualizzazione. Non è un caso che un bambino dedichi un impegno e una concentrazione attentiva straordinari nell’uso degli oggetti della vita quotidiana, dai giocattoli agli utensili domestici. Questa dedizione, spesso sottovalutata dagli adulti, è più che sufficiente a garantire una loro ampia e solida concettualizzazione. È attraverso questa immersione totale nel mondo fisico che il bambino costruisce le fondamenta cognitive su cui poggeranno tutte le future e più complesse strutture di pensiero astratto.

In sintesi, i concetti non nascono da un’improvvisa illuminazione, ma sono il prodotto di un’instancabile interazione fisica e sensoriale con la realtà. L’attività manipolativa e l’esplorazione curiosa del bambino sono gli architetti silenziosi e potenti di una mente che impara a categorizzare, generalizzare e, in definitiva, a comprendere il mondo.


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