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I percorsi logici prevalenti nelle discipline -Seconda parte
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I percorsi logici prevalenti nelle discipline - Seconda parte

di Jacqueline Bickel

 

Lo spazio

I bambini iniziano il percorso relativo alla costruzione dello spazio fino dalla scuola dell’infanzia con la codifica del maggior numero di relazioni spaziali. Queste saranno , ben comprese se  agite col movimento in attività di psicomotricità. Non ci si deve contentare dei termini più comuni, come sopra/sotto, dentro/fuori… ma bisogna introdurre anche vocaboli meno consueti come attorno, attraverso, in mezzo, all’interno/all’esterno…

Alcuni di questi termini potranno essere usati dai bambini quando sono impegnati nel compito di copiare  sequenze spaziali date. Si tratta di far copiare ai bambini una fila di oggetti o di illustrazioni, non più di dieci, con altri simili. All’inizio la copia sarà percettiva, cioè in corrispondenza diretta, che non richiede particolari difficoltà; ma successivamente la sequenza di elementi andrà copiata iniziando dall’ultimo, proseguendo col penultimo, ecc. mentre il modello rimane fisso e può creare contrasto. La copia andrà effettuata per tutta la serie e sarà facilitata se si utilizza la verbalizzazione con i termini spaziali. Ad esempio, dopo aver piazzato al primo posto l’ultimo pezzo, si dirà: accanto ci va il…, poi la…

I bambini potranno trovare analoghe difficoltà nel copiare un modello illustrato in formato ridotto, mentre hanno a disposizione cartoncini di dimensioni molto maggiori con su riprodotte le stesse illustrazioni, che non possono essere messe in corrispondenza diretta con il modello.

Un gioco divertente per due gruppi di bambini è la riproduzione di una sequenza nel gioco del sipario. Un gruppo prepara una sequenza di oggetti o di cartoncini illustrati dietro un riparo, il sipario appunto. L’altro gruppo è in possesso di un vasto numero di oggetti o di cartoncini illustrati, fra i quali si troveranno anche quelli usati dal primo gruppo. Lo scopo è di riuscire a riprodurre la stessa serie al di qua del sipario, chiedendo opportune informazioni, alla quali il primo gruppo dovrà dare adeguate risposte. Alla fine si alzerà il sipario e si confronteranno le due sequenze: se saranno uguali entrambi i gruppi avranno vinto, altrimenti entrambi avranno perso, perché non basta aver posto le domande giuste, ma è anche importante che siano state fornite le giuste risposte.

Sempre in psicomotricità saranno verbalizzate le tre coordinate: alto/basso, destra/sinistra, davanti/dietro. All’inizio i bambini tendono a considerare alcuni di questi  termini come aggettivi: la mano, la gamba destra o sinistra … e ciò va benissimo per familiarizzarli con i termini verbali, ma è indispensabile che essi arrivino a comprendere la relatività del loro significato.

Relatività rispetto all’osservatore, che ha la finestra a destra, ma che se si volta l’avrà a sinistra. Relatività rispetto alla posizione: se il braccio destro è esteso la mano destra è a destra, ma il gomito destro è a sinistra, così pure il gomito destro è a destra, ma la spalla destra è a sinistra. Analogamente la fronte è in alto e la bocca è in basso, ma la bocca è in alto rispetto al mento, e così via. E’ bene che ogni bambino abbia l’opportunità di verbalizzare più volte questo tipo di relazioni per farle proprie.

I bambini andranno anche guidati a scoprire l’inclusione continua, trovando sempre un ulteriore elemento che possa essere piazzato fra due che stanno in alto e in basso, o a destra e sinistra fra loro.

Le diverse relazioni spaziali, apprese all’inizio col movimento del proprio corpo nello spazio a tre dimensioni, solo successivamente andranno trasferite nello spazio a due dimensioni del foglio, dove l’alto è lontano dal corpo e il basso vicino, mentre il dietro è quando l’oggetto è parzialmente coperto. La verbalizzazione continua ad alta voce di queste relazioni da parte di ogni alunno è il mezzo migliore per garantirne a tutti la precisa rappresentazione mentale quando saranno ascoltate.

Quando una sequenza è formata da elementi simili, diversi per un’unica dimensione si ha una seriazione. Ad esempio la serie dei numeri, ove ogni elemento successivo differisce solo per + 1.

Nella scuola dell’infanzia sono sempre presenti tavolette nelle quali sono incastrate sette bamboline, bandiere, barchette… che differiscono fra loro solo per la grandezza. I bambini possono risolvere facilmente il loro riordino grazie all’incastro; la soluzione in questo caso è di tipo percettivo.

Per utilizzare questo materiale a livello logico, è opportuno che i bambini debbano riordinare tutti i pezzi al di fuori della tavoletta, servendosi del linguaggio. Perciò essi devono iniziare col trovare il pezzo più grande e poi il più piccolo; proseguire trovando il terzo pezzo, descritto per due variabili, come più grande del più piccolo, ma più piccolo del più grande; infine inserire il secondo e il sesto pezzo, descritti in modo analogo. Bisogna infine spingere i bambini ad immaginare se sarebbe possibile includere altri pezzi, anche se non sono presenti, con lo stesso procedimento.

La costruzione logica, verbale, dello schema spazio ha quindi le sue radici nella scuola dell’infanzia ove inizia con i rapporti di spazio fisso, fra l’oggetto e le sue parti; spazio molto limitato, che sarà in genere sempre lo stesso. Ad esempio la buccia si troverà sempre all’esterno della mela, la polpa sempre al suo interno ed i semi ancora più all’interno; la testa sarà sempre sul collo ed il braccio si unisce al tronco con la spalla. Ogni bambino deve avere l’opportunità di individuare e verbalizzare il maggior numero di relazioni di spazio fisso, fra qualsiasi oggetto e le sue parti.

Quindi si proporrà di individuare lo spazio variabile, leggermente più ampio, che risponde alla domanda: “dove si può trovare … ? ad esempio, la mela: sull’albero, dal fruttivendolo, nel frigorifero… E ciò per la maggior parte degli oggetti conosciuti.

Già alla scuola dell’infanzia si potranno proporre semplici percorsi all’interno della stanza, o invitare il bambino a posizionare oggetti secondo le coordinate spaziali in plastici che rappresentino una stanza o un luogo. Gli elementi del plastico e quelli da collocare non dovranno essere troppo complessi.

Lo spazio tenderà ad allargarsi ulteriormente nella scuola primaria, ove andranno verbalizzati i primi percorsi all’interno di ambienti conosciuti, ad esempio della scuola. Il percorso da verbalizzare per primo sarà, ad esempio : dal banco alla palestra, alla segreteria… In questi percorsi andranno bene individuati i punti di riferimento, quelli cioè dove ci si arresta per cambiare direzione, quando si smette di andare diritti per voltare a sinistra o a destra.

Dopo aver fatto verbalizzare ad ogni bambino più di un percorso in ambiente interno conosciuto, lo spazio potrà essere ulteriormente ampliato verbalizzando un percorso abituale esterno, ad esempio da casa a scuola, dalla scuola al cinema... In questo caso è importante far notare che è necessario descrivere più dettagliatamente i punti di riferimento, ove si cambia direzione. Se sarà un’edicola bisognerà specificare quale lato dell’edicola rispetto al giornalaio, se sarà una chiesa specificare se si intende la facciata, o il retro, o il lato destro o sinistro…ecc.

A questo punto, visto che ci si trova già all’esterno, è importante far descrivere gli elementi del territorio, iniziando da quelli fisici: terra, acque, coste, boschi… passando a quelli antropici, quali abitazioni, strade, piazze, giardini, coltivazioni…, anche se ogni elemento non sarà mai visto nella sua interezza, ma solo in piccola parte.

E naturalmente non si potrà continuare a descrivere i percorsi in modo egocentrico, ma si dovrà sostituire all’alto/basso, destra/sinistra e al proprio punto di osservazione  i dati forniti da un apposito strumento, la bussola, cioè i punti cardinali.

Come nel caso di alto/basso, destra/sinistra per i bambini anche questi termini all’inizio sono soltanto aggettivi, ma devono diventare rapporti, oltre a consentire l’inclusione continua di nuovi elementi. In questo caso però i bambini potranno comunque accorgersi di dover soltanto applicare uno schema già noto ad uno spazio notevolmente più ampio.

Gli elementi del territorio osservati nello spazio tridimensionale andranno descritti introducendo alcuni termini nuovi, quali oriente, occidente, settentrione, meridione, riportati e letti nello spazio bidimensionale delle carte geografiche e del mappamondo, ove potranno essere paragonati per trovare il fiume più lungo, la città più popolata…e classificati per inclusione: le città in regioni, le regioni in Stati, gli Stati in Continenti.

Si giunge così allo schema della geografia, che, come si vede, anche se utilizza in modo prevalente lo schema logico dello spazio, sfrutta continuamente anche la descrizione, il paragone, la classificazione, il tempo in particolare come clima, la cause e i problemi che hanno provocato i principali mutamenti di un territorio.

Nell’introdurre la geografia ai bambini si può iniziare col far loro descrivere un territorio limitato in parte conosciuto, ad esempio la loro regione. Si inizia col far loro individuare i confini e le regioni limitrofe, quindi gli elementi fisici, come terre, acque, coste che mutano più lentamente nel tempo; poi gli elementi antropici, iniziando da quelli più arcaici, come gli agglomerati urbani e le principali coltivazioni o altre fonti di nutrimento, seguiti dai collegamenti viari, autostrade, ferrovie…per finire con i prodotti più specifici del sottosuolo, le principali industrie, i monumenti e altri prodotti della cultura.

 

Il tempo

Lo schema tempo è costituito da quattro dimensioni: sequenza, durata, ricorrenza, contemporaneità. Nonostante esso richieda sempre la capacità di operare sulla rappresentazione mentale, i bambini possono iniziare a costruirlo fino dalla scuola dell’infanzia.

Nella scuola dell’infanzia i bambini possono cominciare a capire la durata con riferimento a tempi brevi o brevissimi, inseriti fra due riferimenti concreti della loro vita quotidiana; così il secondo potrà corrispondere ad un salto,  ad un battito di mani; il minuto al percorso lungo i muri della classe; l’ora al periodo del pranzo o ad altra attività scolastica.

Anche nella filogenesi umana il tempo è stato a lungo misurato col periodo intercorso fra due eventi concreti, ad esempio il giorno andava dal sorgere del sole al suo tramonto, indipendentemente dalla sua effettiva durata. Quindi ciò non può nuocere ai piccoli.

I bambini  inoltre, come è stato già visto, possono iniziare a costruire la sequenza in modo concreto grazie alla procedura (vedi prima parte), abituandoli a codificare anche assai precocemente i significati sicuri, relativi ad autonomie pratiche già raggiunte,  presenti nella loro mappa episodica, in forma di sequenze di relazioni oggetto/azione.

Nel rendere logica qualsiasi sequenza è indispensabile che vengano codificate tutte le tappe che la compongono e non solo le più salienti, come invece può avvenire se ci si limita a far codificare i passi di un esperimento, che i bambini abbiano eseguito per la prima volta e non abitualmente, come invece accade nel caso di autonomie personali o domestiche già raggiunte.

Per la codifica delle sequenze saranno usati sia codificatori spaziali, come prima/dopo, sia altri più specificamente temporali, come: in seguito, successivamente, mentre, durante…

Fino dalla scuola dell’infanzia i bambini possono essere abituati a ordinare una serie di quattro vignette figurate, che si riferiscono a sequenze abituali della loro giornata.

La giornata stessa sarà scomposta nella mattina, dal risveglio all’ora del pranzo; il pomeriggio, dal pranzo alla merenda o alla fine dell’attività scolastica; la sera, dal rientro a casa fino alla cena; la notte, tutto il periodo del riposo notturno.

I bambini dovranno rendersi conto che le vignette appese rappresentano soltanto  punti di riferimento di particolare importanza, fra i quali sarà sempre possibile includere altri elementi. Così la mattina andrà dal risveglio alla colazione del mattino, dalla prima colazione all’arrivo a scuola, quindi le varie attività scolastiche … Tutto ciò indipendentemente dall''effettiva durata misurata col sistema adulto.

Le vignette di una qualsiasi sequenza potranno essere appese su una linea del tempo, costituita da una striscia di velcro lanoso incollata sulla parete della classe, mentre dietro ad ogni vignetta sarà incollato un pezzetto del velcro con gancetti. La linea del tempo, che consente di visualizzare sequenze abituali, deve essere sempre presente nelle scuole dell’infanzia, e non essere introdotta soltanto per la visualizzazione del tempo storico.

Dalla visualizzazione della sequenza riportata sulla linea del tempo i bambini stessi eventi generali, anche se diversi rispetto a piccoli dettagli, quali ad esempio i cibi, i vestiti, le attività scolastiche.

La ricorrenza si avrà oltre che per le parti della giornata anche per tempi più lunghi, come la sequenza dei giorni della settimana, cosa che è sempre stata adottata in tutte le scuole dell’infanzia in forma figurata, ma senza essere preceduta da altri aspetti della costruzione del tempo.

Con due linee del tempo sovrapposte i bambini potranno apprezzare la contemporaneità o simultaneità di due eventi diversi, come ad esempio due diverse attività svolte nello stesso momento da due bambini; per essere poi trasposte nella vita di ogni bambino, in corrispondenza della nascita del fratellino o di altro evento. 

Solo alla fine della scuola dell’infanzia o addirittura nella scuola primaria si affronterà la misura del tempo con strumenti attuali: con l’orologio, ma solo in forma analogica, col quadrante e le due lancette dei minuti e delle ore; col calendario, anch’esso in forma analogica con la serie delle settimane.

Il tempo pone ai bambini notevoli richieste sull’operare a livello di rappresentazione mentale evocata dal linguaggio, per cui è opportuno procedere con gradualità, dando a ciascun alunno la possibilità di esercitarsi parlando a voce alta prima di passare alla tappa successiva.

Si inizia con tempi brevi e con la codifica di contenuti sicuri della mappa episodica, per passare alla codifica di esperimenti eseguiti in laboratorio o di altre attività scolastiche, fino ad evocare eventi quotidiani in cui si sia raggiunta una sufficiente autonomia.

La rappresentazione mentale potrà essere stimolata facendo individuare un oggetto mancante per eseguire una semplice operazione quotidiana, ad esempio avendo l’acqua e lo spazzolino, cosa è ancora necessario per lavarsi i denti.

Quindi si passerà a far interpolare informazione fra due dati concreti evocati col linguaggio, ad esempio dopo aver fatto evocare una famiglia che si siede a tavola per il pranzo e poi la si vede con le tazzine da caffè, immaginare cosa sarà successo fra i due eventi. Si farà prevedere  infine  il seguito di un qualsiasi evento. 

Lo schema tempo costruito fino dalla scuola dell’infanzia e opportunamente verbalizzato da ogni bambino formerà la parte prevalente dello schema storia, che però sarà affrontato soltanto in base alla dilatazione della durata temporale, mentre sia la codifica dei principali eventi collocati in sequenza sulla linea del tempo, individuati come punti di riferimento e fra i quali è sempre possibile includerne altri, sia la loro ricorrenza, sia la contemporaneità richiederanno agli alunni soltanto l’applicazione di schemi già appresi in precedenza e fatti propri.

Lo schema della disciplina scolastica storia comprenderà tuttavia sempre, oltre al tempo, la descrizione di personaggi e situazioni, con eventuali paragoni e classificazioni, oltre allo spazio ove sono avvenuti gli eventi raccontati; ma in questo schema complesso sono compresi, con la stessa prevalenza dello schema  tempo, anche gli schemi logici delle cause e dei problemi sociali che li hanno provocati o dai quali derivano importanti conseguenze.

Pubblicato il 2012-12-16

Dizionario galileiano

· La mente e i suoi processi
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