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Imparare a scrivere - A Natale
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 Imparare a scrivere - A Natale

di Anna Maria Pagni

 

 Gli insegnanti che sono oggi nella scuola primaria, anche i più giovani, hanno imparato a scrivere di fretta e con ansia. Sono tutti scolari di maestre che nella loro mente non avevano tantissime cose chiare, ma una su tutte sì di certo: entro Natale si doveva saper scrivere e leggere. Non importava sapere quante esercitazioni pomeridiane dovevano essere fatte a casa, l’importante e fondamentale era raggiungere quell’obiettivo. Nella nostra mente tutti abbiamo l’elenco ancora nitido di quelle insegnanti che addirittura gareggiavano fra loro per arrivare già verso le feste di Ognissanti ad aver presentato tutte le letterine e con la pretesa che tutti i piccoli remigini le riconoscessero e le riproducessero. 

Sicuramente si può imparare a scrivere anche in così breve tempo, anche con successo. Non è questo il problema. Il problema è che se tutte le energie sono focalizzate sullo scrivere presto, perdiamo nel percorso quel fascino e quella magia che una cosa, come l’apprendimento della parola scritta deve avere.

 

Se scoprire che attaccando la m con la a fa ma è un esercizio martellante e meccanico, non fa gridare al miracolo quando scopriamo che lo stesso miracolo si ripete se unisco la r con la u e così via.

 

Quando sappiamo fare una cosa, considerata ormai elementare, non sempre riusciamo a calibrare i tempi di esecuzione da proporre a chi quella cosa ancora non sa farla. Una riflessione: quanto tempo ci abbiamo messo insegnanti diplomati o anche laureati a, non dico usare, ma semplicemente muovere quel maledetto mouse che da tutte le parti andava anziché dove noi lo volevamo mandare? Eppure per il giovane tecnico di turno al laboratorio, sarà sembrato impossibile che le nostre mani non riuscissero ad avere un simile controllo. Come è stato noioso quell’insegnante che invece che farci scoprire la versatilità del computer ci ha trattenuto in improbabili incontri dove si parlava di sistema binario anziché farci maneggiare anche goffamente tasti e tastiera? Quanta fatica per noi letterati ben preparati a storia e geografia, toccare uno strumento che per la nostra generazione è stato assai più ostico della penna a zuppo che qualcuno ha usato nella lontana giovinezza per i primi tentativi di grafia.

 

Ritorniamo al Natale, per ogni insegnante è lì: subdolo che occhieggia e istiga il tarlo della giusta scadenza per imparare a scrivere e a leggere in prima elementare. Nessuno lo ammetterebbe a sé stesso e nessuno ormai dice di tenere come termine temporale la nascita di Gesù Bambino. Nessuno probabilmente la insegue più … ma non illudiamoci, inconsciamente è lì, dentro di noi che ci lusinga e ci tenta. Come l’adulto che ha avuto poco amore da piccolo tende a non saperne dare tanto quando diventa grande, come l’adulto che è stato educato con pene corporali tende a riproporle anche ai propri figli, l’insegnante che è stato costretto ad imparare a leggere a scrivere per Natale, proporrà questa data anche per i suoi alunni. Magari subdolamente … Non la pretenderà da tutti ma almeno da qualche alunno che, insieme ai magi regali invece che oro, incenso e mirra, dettati impeccabili a dimostrazione che qualcuno ha imparato già tutte le letterine. Dunque se c’è quel qualcuno, significa che io sono bravo/a ad insegnare. Non illudiamoci, quel qualcuno avrebbe imparato anche senza di noi, persino con la peggiore delle maestre e con il peggiore dei maestri, avrebbe imparato addirittura anche senza maestri.     

 

Pubblicato il 2012-08-10

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