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Imparare a scrivere - Unico carattere
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 Imparare a scrivere - Unico carattere

di Anna Maria Pagni

A scuola sembra che ogni insegnante possa fare e decidere di testa propria come fare il proprio lavoro. Ebbene è vero, esiste la libertà di insegnamento, ma libertà di insegnamento non ha l’accezione di libero arbitrio come pura e libera iniziativa in barba a qualsiasi teoria didattica e neurologica. 

Vale a dire, se esistono, come esistono, studi che dimostrano scientificamente che per un bambino è meglio imparare con il metodo fonico- sillabico anziché globale, altri studi che dimostrano che è meglio far apprendere, parlando di caratteri grafici, attraverso la presentazione di un solo carattere preferendo quello più semplice, come può essere tollerato che, qualche comune insegnante di Scuola Primaria possa arroccarsi il diritto di presentare contemporaneamente i tre caratteri?
 
Cosa esibisco in verità, come insegnante, se non la mia totale ignoranza e non conoscenza della minima normativa in tema di apprendimento della lettura e scrittura?
Ma chi mai potrà ridare al ragazzino la sua prevista opportunità di imparare a leggere e scrivere senza infliggere inutili penalizzazioni? Perché dovrebbe essere considerato migliore l’insegnante che esibisce con orgoglio quaderni dove, già dal primo giorno, o poco dopo, esibiscono frasi in stampato maiuscolo, minuscolo ed anche corsivo?
Ma al medico che di fronte ad una polmonite ci dicesse di fare degli infusi di malva e di fronte alla nostra perplessità di far intendere che pensiamo essere meglio l’uso dell’antibiotico ci rispondesse con sincerità che lui ha sempre fatto così per cui continuerà così? E peggio ancora se ci dicesse che non sa cosa è la penicillina, cosa diremmo? Minimo, ne sono sicura, cambieremmo medico.

 

Avere uno stile anziché un altro è un conto, un sacrosanto diritto di ogni insegnante, anzi è ciò che rende bello ed unico questo lavoro. Nella fattispecie però decidere un metodo, anziché un altro, decidere un carattere anziché un altro è un obbligo morale e professionale alla stessa stregua del genitore che ha l’obbligo di far dormire almeno otto ore un bambino di dieci anni, l’obbligo di non far fare uso di alcool al bimbo di tre anni e uso di stupefacenti alla bimba di nove. Nessun genitore che facesse quegli atti sarebbe riconosciuto buon genitore. Nessun insegnante che al Luigino di turno propone i tre caratteri fin dal primo giorno di scuola o poco dopo, dovrebbe essere considerato bravo e degno di stima.    

Pubblicato il 2012-08-09

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