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Imparare a scrivere - Scrittura e societą di immagine
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 Imparare a scrivere - Scrittura e società di immagine

di Anna Maria Pagni

 

Parlare di parola scritta in un momento storico che privilegia l’immagine in qualsiasi ambito e settore, non è cosa facile. Che la nostra sia una società dell’immagine è chiaro a tutti: dal bambino che inizia i primi giochi della sua vita armeggiando sui tasti di qualche video gioco più o meno sofisticato, all’anziano che trascorre gli ultimi giorni della sua vita incollato davanti a programmi televisivi dispensatori di informazioni che non potranno più essere spese e utilizzate Volutamente abbiamo lasciato l’età di mezzo, quell’età che va dall’adolescente all’uomo e alla donna maturi, quelli in carriera, nell’età piena della vita in cui si decide il nostro futuro. Basta guardare le pagine dei net work, tipo facebook, dove appaiono giovani donne e giovani uomini, ragazzi e ragazze e donne e uomini meno giovani sempre e tutti rigorosamente sorridenti, per capire che l’immagine comunica prima e, in sostituzione di tutto il resto. Non ci sono parole che potrebbero comunicare meglio di quei sorrisi, di quelle smorfie e linguacce, di quegli ammiccamenti che si susseguono in un meraviglioso mondo di gioia e felicità, fatto di immagini, appunto. 

Allora la parola scritta, la scrittura non servono più? Comunicare per scritto emozioni e sentimenti o solo banali considerazioni sulla vita propria e degli altri è diventato arcaico e prassi da eliminare?

 

E’ come dire che poiché siamo in una società dove ci spostiamo con le auto e gli aerei, il camminare è pratica desueta e dunque non serva più. Camminare serve eccome! Intanto sappiamo benissimo che anche quando ci spostiamo con l’automobile, per arrivare nel posto desiderato dobbiamo percorrere a piedi il tragitto che lo separa dal parcheggio che diviene ogni giorno sempre più distante. Non parliamo degli aeroporti o stazioni varie, sono infiniti i metri che distanziano i posti di arrivo da quelli di partenza e viceversa. Non dimentichiamo infine che non c’è medico che non ci abbia detto almeno una volta nella vita che è indispensabile, per mantenerci in forma, percorrere quei fatidici cinque chilometri al giorno.
Allora forse se è vero che in una società dove ci spostiamo con l’aereo è ancora importante camminare, è altrettanto vero che in una società di immagine come la nostra è ancora importante scrivere e saper scrivere. Scrivere e scrivere bene. Scrivere ed avere voglia di scrivere.
Ma prima di arrivare ad essere degli scrittori, nel senso non di romanzieri affermati,ma semplicemente avere quelle competenze minime ed indispensabili per poter scrivere quei banali e semplici testi che variano nel corso della nostra esistenza da periodo a periodo, si deve passare necessariamente dalla fase primordiale ove si deve imparare a scrivere. E’ un passaggio obbligato che chiunque deve affrontare: sia quello che diverrà giornalista, o quello che sarà bravo ferramenta, sia la futura professoressa di liceo o la affermata parrucchiera. In futuro qualcuno scriverà best seller famosi altri liste di tinture per capelli o pro memoria di bulloni e viti ad espansione; in ogni caso chiunque si è dovuto impossessare, come un diligente scriba egizio di quei segni, che a sei anni o cinque, sono per tutti gli umani, segni incomprensibili e privi di significato.
E’ la stessa cosa che per lo sci o qualsiasi altro sport. Il futuro campione, sembra impossibile, ma è così, ha avuto un periodo della vita, magari brevissimo, che non sapeva nuotare o non sapeva tenere in mano nemmeno i bastoncini da sci. Uno poi diventa campione e migliaia di altri che hanno fatto percorsi simili rimangano in panchina. Per questi ultimi, i rudimenti sportivi appresi in tenera età serviranno semplicemente a potersi godere meravigliose nuotate nel mare azzurro dell’Ogliastra o goduriose discese a Macugnaga sotto le pendici rosate del Monte Rosa. Il perché di questa marcata differenza non è dato fino in fondo saperlo. Dovremmo scomodare la genetica, tutte le caratteristiche umane che vanno dalla tenacia alla perseveranza, ma questo non ci interessa e vogliamo tornare all’inizio, a quando qualsiasi essere umano e quindi qualsiasi ragazzino non sa né leggere e né scrivere. A quell’inizio che, genetica a parte, può essere determinante nel far vivere l’apprendimento di queste competenze di base, o come un’ avventura meravigliosa che accompagnerà il fortunato per tutta la vita, o una esperienza di sofferenza che legherà per sempre, in maniera indissolubile, la lettura e la scrittura a qualcosa di forzato e mai amato.

 

Certo se lo vediamo in questa ottica, insegnare a leggere e a scrivere in prima elementare, alias primaria, non è più da considerarsi, come spesso viene fatto, anche dagli esperti o addetti ai lavori, una fase transitoria come tante nella vita, dove semplicemente si impara qualcosa, ma una fondamentale tappa della vita da cui prodigiosamente possono sgorgare meravigliosi zampilli o liquami nauseabondi che accompagneranno per sempre il ricordo di quella prima fase di lettori e scrittori. Ognuno probabilmente prenderà la strada che deve prendere, certo però sarà difficile imparare ad amare qualcosa che all’inizio qualcuno ti ha fatto odiare. Se sei un superdotato ci riuscirai, se sei un Dante Alighieri pure, ma se sei un normale ( e lo uso nell’accezione di vicino alla norma, a quello che più frequentemente succede) sarai indirizzato all’amore o all’ odio della parola scritta molto più di quello che comunemente si creda.
Detta brutalmente un insegnante di scuola primaria e, per estensione della scuola di base, nel corso della sua vita professionale, può, per tanti futuri adulti far avvicinare in maniera piacevole o non fare apprezzare due insostituibili compagne di vita come la lettura e la scrittura.
 

Pubblicato il 2012-08-09

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