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Imparare a scrivere - Scrittura indicazioni per l''uso
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Imparare a scrivere - Scrittura, indicazioni per l'uso


di Anna Maria Pagni 

 

Invece che partire dall’inizio, pensiamo sia più significativo, per quello che vogliamo dimostrare, partire dalla fine. Un po’ come quando, dopo scosse di terremoto, nelle case che presentavano soltanto delle impercettibili crepe, vengono alla luce cattive fondamenta, tecniche e materiali di costruzione scadenti.
Partiamo dunque dai ragazzi che hanno già imparato a leggere e a scrivere, non da quelli che devono ancora imparare. Prendiamo degli alunni dell’ultimo anno della Scuola Primaria e degli alunni del primo anno della Scuola Secondaria di primo grado; apriamo i loro quaderni di italiano o matematica che sia, osserviamoli. Alcuni sono precisi, ben scritti, ordinati, altri presentano calligrafie indecifrabili per i lettori esterni, ma forse indecifrabili per gli stessi autori. Non parliamo poi di come questi ragazzi tengono la penna in mano, tanto per echeggiare un antico detto, che ci ricordava che così come la zappa va tenuta in un certo modo affinché ci dia risultati ottimali, così l’ uso della penna richiede il giusto addestramento, secondo precisi canoni da seguire.

 

Com’è possibile che ragazzini di undici, dodici anni, senza particolari problemi si esprimano per scritto con simili sgorbi e con tale disordine e tengano il lapis o la penna che sia, tra il medio e l’ indice o, peggio ancora, tra il pollice e il medio? Perché ci sono bambini di sei anni che scrivono con accurata precisione brevi testi chiari e leggibili e alunni ormai adolescenti che sembra non abbiano avuto nessuno che ha insegnato loro che la emme ha tre gambine, la ti ha una lineetta sull’asta verticale? Se questi sgorbi fanno mostra di sé su un diario segreto o su lettere di corrispondenza con l’amico o la ragazza, va bene; ma se invece sono nel quaderno che l’insegnante deve leggere e correggere o in una lettera da mandare per ringraziare qualcuno di qualcosa ( si fa ancora oppure no?) non va proprio bene, perché vengono meno alla loro funzione primaria che è quella di essere automaticamente decifrati ed essere dunque veicolo di comunicazione.
Lo sappiamo, a questo punto, la prima obiezione è dire che visto che c’è il computer e ormai nessuno si sogna di mandare una lettera a chicchessia scritta a mano, è tutto inutile quello che è stato detto finora. Non è così: è come dire che poiché si trova tutto il cibo che vogliamo già pronto, non sia più necessario saper cucinare. E’ come dire che poiché si trovano già confezionate tutte le fogge di tutti gli abiti del mondo non è necessario saper attaccare nemmeno un bottone.
Saper scrivere sia nella forma, come grafia, che come contenuto è una competenza che arricchisce chi ce l’ha e permette una comunicazione con il mondo, superiore a chi non ce l’ha. Inoltre nella vita e nel mondo, è sempre più chiaro, a chiunque può succedere qualunque cosa e dunque non è impossibile potersi ritrovare, pur non scegliendolo, in quelle situazioni alla Robinson Crusoe in cui qualsiasi competenza, anche la minima, può risultare utile.

 

Ritorniamo all’inizio: perché bimbi ormai grandi scrivono male e per giunta mal volentieri. Cosa non ha funzionato?
All’ inizio
All’inizio tutti i bambini hanno voglia di imparare a scrivere, se non altro per quel desiderio di fare una cosa che automaticamente li fa diventare grandi. Non c’è cosa del mondo dei grandi che a qualsiasi piccolo non incuriosisca e non lo stimoli ad impararla. C’è qualcuno che quando arriva alla Scuola Primaria, sa già scrivere e leggere: non sono sempre, per giunta, quelli che automaticamente saranno nel futuro i migliori lettori e scrittori. Contro un bimbo che ha imparato da solo perché spinto da curiosità intellettuale, ce ne sono dieci che scrivono e leggono perché qualche adulto a loro vicino, li ha spronati, incoraggiati, talvolta forzati. In seguito questo interesse indotto potrebbe anche venire meno e rendere questi ragazzi precocemente annoiati dalla parola scritta. Ci sono quelli che apprendono con velocità estrema qualunque cosa insegniamo loro. Ci sono quelli che vanno lentamente in tutte le cose che fanno, poi ci sono quelli che sono poco interessati, fanno le cose a fatica, e altri ancora che sono più attratti dalle cose pratiche e manuali e molto meno da quelle più intellettuali.
Se io insegnante vado veloce perché penso che saper leggere e scrivere sia impadronirsi di una tecnica anche senza trovare gusto e passione mentre l’apprendo e quindi prima mi levo il pensiero di aver insegnato tutte le letterine meglio è; se tutto quello che faccio è finalizzato più a finire prima possibile il programma ( ma cos’è oggi il programma? Parliamone) per poi far scrivere temi, riassunti e tutto ciò che mi hanno insegnato a me quando andavo a scuola, lo sappiamo vero cosa succede?
Qualcuno impara tutto ( avrebbe imparato con o senza di noi, con o senza la scuola) e trova anche gusto ad imparare, qualcuno impara con entusiasmo perché come glielo insegniamo è avvincente, qualcuno impara con poco slancio, ma impara; qualcuno tenta di stare dietro agli altri ma non ce la fa, arranca, fatica ma prova con tutte le sue forze a fare quello che fanno tutti. Questi due ultimi gruppi spesso hanno già deciso dentro se stessi che tra loro e la scrittura e lettura non c’è feeling, sognano già quando ne potranno fare a meno. Quelli che arrancano e non è detto nel modo più assoluto che siano i meno intelligenti, i meno dotati, e la vita del mondo reale, contrapposta al mondo della scuola, ce lo dimostra innumerevoli volte, sono intenti a finire non a fare le cose fatte bene.
Se scrivono veloce, scrivono male, se scrivono lentamente non finiscono il lavoro assegnato. Quando altri bambini sono già autonomi a scrivere pensieri o frasi, loro hanno già accumulato un ritardo che probabilmente pregiudicherà il loro futuro cammino scolastico.
Questa differenza spesso non si registra dopo due anni di scuola, ma bensì dopo due mesi e addirittura dopo due settimane: è fisiologico che ci sia questo gap? E’ inevitabile è giustificabile? Noi crediamo di no e anzi crediamo che curare con estrema attenzione questo primo periodo di scuola decida in maniera determinante il futuro di molti futuri studenti, e possa evitare disastrose carriere scolastiche.

 

Se all’ inizio del percorso di apprendimento della letto- scrittura è abbinata una brutta esperienza probabilmente segnerà irrimediabilmente il futuro cammino del nostro studente.     

 

 Anna Maria Pagni

Pubblicato il 2012-08-09

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