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Orale e scritto
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ORALE E SCRITTO

 

Jacqueline Bickel

 

I bambini arrivano alla scuola primaria già in possesso di una discreta padronanza della lingua orale e tutto l’insegnamento, all’inizio della scuola primaria, si concentra sull’avviarli alla padronanza della forma scritta. A tale scopo mirano in particolare gli automatismi del segno grafico e del passaggio dal suono al segno, o codifica, già descritti in un precedente articolo.
La differenza più evidente fra l’orale e lo scritto è la forma assunta dal codice usato per la comunicazione. La lingua parlata svanisce appena prodotta, mentre la lingua scritta, che si è avvalsa negli anni dei più svariati mezzi fisici di supporto, dall’argilla, alla cera, ai papiri fino arrivare all’odierna carta, può essere conservata e diffusa sia nello spazio sia nel tempo.
Ma le differenze fra il parlato e lo scritto non possono essere limitate a questo palese aspetto formale del codice linguistico; esse sono molte di più e si riferiscono in particolare al linguaggio, cioè agli scopi perseguiti ed alle azioni eseguite da chi parla o scrive, ed alle modalità in cui sono usate le due diverse forme per comunicare.

 

Parisi e Castelfranchi (1979) scrivono: “…mentre esistono metodi pedagogici per insegnare a scrivere e leggere intesi come tecniche di trascrizione, non esistono metodi pedagogici per insegnare lo scrivere e il leggere al di là del mezzo fisico per produrre il messaggio… Considerando lo scrivere come una semplice trascrizione del parlare, l’insegnante si meraviglia che gli studenti “non sappiano scrivere”. Essi non sanno scrivere perché si limitano a scrivere sulla carta la loro lingua parlata. In realtà nessuno gli ha insegnato a scrivere; non certo l’insegnante che, ignorando le profonde differenze fra il parlare e lo scrivere e, in particolare, le caratteristiche specifiche dello scrivere, non ha mai potuto rivolgere la sua attenzione e la sua azione pedagogica su queste caratteristiche specifiche.”
Gli stessi autori elencano quindici parametri utili ad analizzare e spiegare le diverse situazioni comunicative e i diversi modi di comunicare con l’orale o con lo scritto che possono presentarsi. Ne abbiamo ripresi alcuni, particolarmente utili agli insegnanti, associandoli ad ognuno dei quattro elementi sempre coinvolti nella comunicazione: il codice, gli interlocutori, il contesto, il contenuto.

 

Codice usato. Oltre alle evidenti diversità relative alla natura fisica delle due forme, evanescente l’orale e persistente lo scritto, è possibile osservare che i bambini adoperano l’orale come codice ristretto, limitato a parole isolate, sintagmi e al massimo frasi, anche poco espanse, dato che continuano ad associarlo agli elementi soprasegmentali, tipici della comunicazione non verbale, quali intonazioni, posture corporee, sguardi, gesti indicativi. Chi adopera l’orale non si preoccupa di curare la forma, ma ha attenzione soltanto per i contenuti che, deputati ad una comunicazione esclusivamente sociale, sono facilmente compresi da tutti, perché sempre condivisi dagli interlocutori presenti.
Chi usa il codice scritto invece, cura sia i contenuti sia la forma linguistica. Sul piano formale infatti si tratta sempre di un codice elaborato, che arriva sempre alla produzione di discorsi con la tendenza ad usare un vocabolario più preciso e specifico, con sinonimi per evitare le ripetizioni, e l’espansione delle frasi con subordinate, fra le quali l’inclusione relativa. Oltre alla permanenza, in quanto forma spaziale, lo scritto presenta anche il vantaggio dell’accessibilità simultanea alle sue diverse parti per una correzione continua, mentre il ritmo con cui viene prodotto è più libero, dato che non si rivolge ad interlocutori presenti che possono bloccarlo.
La prima forma scritta viene presentata ai bambini per la lettura sia come fumetto, sia come storie illustrate in sequenza con didascalia, sia già come racconto; si tratta in tutti i casi di una forma elaborata. La scrittura viene subito richiesta loro a fini cognitivi, sia come pensierino, sia come rievocazione della propria esperienza, cosa che richiede l’uso di un codice già elaborato sotto forma di discorso, per quanto breve e succinto.

 

Interlocutori. La comunicazione è sempre un’interazione sociale, che può avvenire di presenza, come avviene per l’orale, ove in genere gli interlocutori sono pochi e conosciuti, oppure a distanza, come avviene per lo scritto e, in questo caso, gli interlocutori possono essere in numero imprecisato e per lo più sconosciuti.
Il parlato del bambino si rivolge quasi sempre a pochi interlocutori conosciuti. Ciò significa che gli sono ben note le caratteristiche psicologiche e cognitive della persona con cui parla, e di conseguenza ne viene influenzata la sua comunicazione. È noto che quando un bambino si rivolge ad uno più piccolo, offre informazioni più semplici ed esplicite e spesso modifica anche il tono della voce, mentre quando parla alla mamma la sua comunicazione si fa più implicita.
Per i bambini la presenza dell’interlocutore è fondamentale, in quanto la comprensione dei messaggi è largamente facilitata dall’espressione facciale, dai gesti oltre che dall’intonazione. È nota la loro difficoltà nei primi anni nel parlare al telefono, poiché vengono loro a mancare i tipici segnali della comunicazione non verbale.
Anche il primo scritto del bambino può essere rivolto a pochi interlocutori, inviando messaggi a chi si conosce bene ma non è al momento presente; tuttavia questa occasione è poco esercitata nella scuola. Nei primi tentativi di scrittura infatti si richiede subito ai bambini di eseguire un compito in interazione solitaria, rivolto a se stesso o al massimo all’insegnante.
Solo pochi bambini sono in grado di usare il linguaggio rivolto a se stessi, cosa che richiede di saper operare sulla rappresentazione mentale per scopi cognitivi, per pianificare o riflettere. È pertanto opportuno offrire ai bambini, all’interno di piccoli gruppi, occasioni e modelli orali per usare il linguaggio in tal senso, in modo da abituarli col tempo a far proprio anche questo importante uso.

 

Contesto. Il bambino usa la lingua orale con un costante appoggio al contesto fisico riferendosi a tutto ciò che è presente, oltre a ciò che è conosciuto e condiviso con altri interlocutori. Tutto l’interesse del bambino è sui contenuti mentre non vi è alcuna cura per la forma linguistica. Anche l’adulto, quando si rivolge ad interlocutori presenti in un contesto abituale, si preoccupa unicamente dei contenuti, mentre non dimostra alcun timore per una valutazione sociale del modo in cui i contenuti vengono espressi.
Nel caso della lingua scritta invece viene del tutto a mancare l’appoggio al contesto ambientale, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di usare intonazioni o gesti indicativi, come pure risulta estremamente limitata la totale condivisione di quanto viene comunicato, anche se spesso nello scrivere si danno per scontate alcune conoscenze che si danno per condivise e si fa a meno di esplicitarle.
La scrittura inoltre è sempre soggetta ad una duplice valutazione sociale, sia per i contenuti espressi, sia per la forma linguistica usata. Anche i bambini mostrano presto una certa preoccupazione per la valutazione dei loro primi tentativi di scrittura, preoccupandosi maggiormente forse per più la forma che per il contenuto.

 

Contenuto. È il settore che presenta le maggiori differenze fra parlato e scritto. Innanzitutto per quanto riguarda la pianificazione di quello che si andrà a dire. Nel caso della comunicazione orale la pianificazione è immediata e comunque sempre soggetta a modifiche da parte degli altri interlocutori; così pure il ritmo di produzione dei messaggi, che viene sempre imposto dall’esterno, dal tempo che viene concesso a chi parla dagli altri partecipanti. L’organizzazione delle frasi prodotte durante una conversazione è in gran parte casuale e oltremodo disomogenea, con salti in avanti e successive riprese, mentre la possibilità di correggereè limitata alle ultime parole o al massimo all’ultima frase prodotta.
Del tutto opposta la situazione dello scritto: poiché la produzione dipende da un’interazione solitaria, chi scrive ha tutto il tempo per pianificare il testo, curando meticolosamente sia l’organizzazione del contenuto, sia la scelta delle parole e l’accettabilità delle frasi. La pianificazione diventa un processo cosciente, che richiede un notevole impegno di lavoro sulla rappresentazione mentale, ed è facilitata dal possesso di schemi logici, che possano guidare l’organizzazione del discorso che si vuole fare.
Una volta pianificata l’organizzazione del contenuto chi scrive potrà dedicarsi al rivestimento linguistico, evitando le ripetizioni, introducendo sinonimi e costruendo frasi che garantiscano al meglio la comprensione di tutto il discorso.
Il ritmo di produzione dello scritto è in genere libero, salvo nella scuola quando si dà solo un tempo limitato per il tema, e infine, cosa della massima importanza, vi è un’ampia possibilità per la correzione in qualsiasi momento e in qualsiasi punto del testo già prodotto, per migliorarne la comprensione o l’effetto che si desidera ottenere su chi lo leggerà.
 
Dall’esame delle differenze elencate è possibile organizzare dal facile al difficile le quattro forme della lingua, ottenute combinando i due aspetti della lingua, l’orale e lo scritto, per i due usi, sociali e cognitivi, del linguaggio. Si ottiene così una graduatoria dal facile al difficile.

 

Lingua orale per usi sociali. È la prima forma che consente al bambino di acquisire le dimensioni di base della lingua materna: la fonologia nella sua completezza, un primo nucleo di lessico, e la prima combinatoria di parole per formare sintagmi e frasi. Il possesso di un codice pur limitato nella forma è già in grado di consentire al bambino di eseguire la maggior parte degli usi sociali: chiamare, chiedere, farsi largo fra gli altri, eventualmente aggredire, discolparsi… Lo stesso codice ristretto è in grado di consentire la comprensione dei più semplici usi cognitivi, quali il commento e la descrizione, oltre ai racconti e alle fiabe se il bambino vi sarà esposto, ma non la loro produzione.
Lingua scritta per usi sociali. All’ingresso nella scuola primaria il bambino entra in possesso delle regole per trasferire i suoni della lingua orale, temporale ed evanescente già in suo possesso, in una forma scritta, spaziale e permanente, l’unica che gli consentirà col tempo di elaborare la propria competenza linguistica.
All’inizio, invece di richiedere subito ai piccoli alunni di eseguire con la nuova forma scritta soltanto usi cognitivi, sarebbe opportuno offrire loro la possibilità di esercitarsi a piacimento in questa attività, trascrivendo nella nuova competenza appena acquisita gli usi sociali che già sanno compiere oralmente; si tratta di inviare messaggi ai vari membri della famiglia, inviti ad amici e compagni, auguri, annunci per scambi di figurine o francobolli, didascalie da apporre alle vignette delle storie illustrate…(Bickel, 2004)
Lingua scritta per usi cognitivi. Le caratteristiche tipiche di pianificabilità, ritmo di produzione, correggibilità continua, rendono la forma scritta la palestra ideale per guidare tutta la classe a costruire con pazienza gli usi cognitivi del linguaggio.
Tutti gli usi cognitivi richiedono innanzitutto l’organizzazione ordinata dei contenuti, secondo uno schema logico in forma di discorso, che successivamente sarà rivestito con una forma linguistica; questa potrà essere essenziale e molto semplice, tipica della lingua parlata, oppure più elaborata, con una maggiore varietà e specificità delle parole e l’espansione delle frasi.
È consigliabile abituare presto i bambini ad impegnarsi negli usi cognitivi, che possono già essere modellati nella scuola dell’infanzia, esercitandoli a codificare con la lingua orale le semplici procedure che svolgono abitualmente nella vita quotidiana, come lavarsi, spogliarsi, prepararsi un panino… e con la descrizione dei comuni oggetti che ogni bambino incontra nella vita di tutti i giorni.
Lingua orale per scopi cognitivi. È la forma linguistica più complessa. Anche gli adulti, se devono impegnarsi in discorsi orali, quali lezioni, presentazioni, arringhe… tendono a prepararsi scalette o appunti scritti per evitare salti od omissioni di particolari importanti.
Gli insegnanti, nell’eseguire il loro compito di valutazione, occupano troppo tempo in inutili interrogazioni orali. Inutili perché ogni studente, conscio del fatto che chi lo interroga ne sa sicuramente più di lui, quindi non lo fa per sapere, ma per controllare, è ben consapevole di trovarsi di fronte a domande retoriche; la psicologia insegna che di fronte a domande retoriche l’interrogato si trova a disagio e non darà mai il meglio di sé. Nel frattempo tutto il resto della classe si disinteressa totalmente dell’interrogazione e quindi si tratta di tempo di insegnamento sprecato.

 

Il Metodo Galileo ha proposto con successo come sostituire le interrogazioni. L’insegnante può dare, con debito anticipo, a un piccolo gruppo di tre alunni il compito di preparare l’esposizione, che verrà presentata alla classe corredata da diapositive, di un capitolo della sua disciplina. Altri piccoli gruppi proseguiranno la trattazione del tema. L’insegnante si mette a disposizione di ogni gruppo fornendo libri ed aiuto per la preparazione.
Grazie all’aiuto della forma scritta, gli alunni potranno imparare due cose: da un lato i contenuti della disciplina stessa, dall’altro il modo di organizzarli secondo uno schema logico. L’insegnante da parte sua avrà una maggiore possibilità di valutare sia la preparazione scritta, sia l’esposizione orale da parte dei singoli alunni. Al momento della presentazione tutta la classe starà attenta e pronta ad intervenire, anche perché resa consapevole che ogni intervento sia critico, sia con richiesta di precisazione, sarà oggetto di una valutazione positiva.

 

 
Bibliografia
Bickel J. (2004) Leggo e scrivo con entusiasmo. Come costruire le basi della lingua scritta. Books & Company, Livorno
Parisi D., Castelfranchi C. (1979) Scritto e parlato. In: Parisi D. Per un’educazione linguistica razionale. Il Mulino, Bologna

Pubblicato il 2011-04-18 ,

Dizionario galileiano

· La mente e i suoi processi
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