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Apprendimento e neuroscienze
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IL PROGETTO “GALILEO”: Apprendimento e neuroscienze

CONVEGNO SAN GIULIANO, 21 e 22 ottobre 2005

 

Jacqueline Bickel

 

L’apprendimento è il prodotto dell’attività della mente, della parte più nobile del SNC. È evidente che le neuroscienze possono dare preziose indicazioni per facilitarlo. Le neuroscienze hanno fornito nell’ultimo scorcio di secolo importanti informazioni, più o meno note alla maggior parte degli operatori scolastici, che però stentano ad essere applicate nella scuola per migliorare l’apprendimento dei bambini.
 
Il Progetto Galileo si propone di mettere alla portata di tutti gli insegnanti una preparazione psicopedagogica su base scientifica, atta valorizzare e rendere più efficiente l’esperienza pratica accumulata da ognuno di loro. È un progetto che ha l’ambizioso obbiettivo di condurre gli insegnanti a far proprie, ma soprattutto ad applicare nel loro lavoro quotidiano le acquisizioni delle neuroscienze più utili alla scuolaTutto il Progetto fa costante riferimento ai dati delle neuroscienze. Accennerò in breve ai concetti cardine sui quali è basato: la precocità di intervento; la ricerca prioritaria e costante nei bambini della motivazione ad apprendere; il linguaggio dell’istruzione.
Per dare ai bambini la massima probabilità di formare solidi rapporti semantici è necessario che pensiero e linguaggio vengano a  trovarsi in contiguità all’interno della memoria di lavoro. Ciò trova la sua contropartita pratica nel suggerimento che il Progetto dà agli educatori: “fate agire direttamente i bambini, in modo che rendano attivi i relativi pensieri, e subito fornite loro brevi commenti su quello che stanno facendo”.

 

Il Progetto Galileo sottolinea anche come sia essenziale raggruppare tutti gli usi cui si presta la lingua, in due grandi gruppi: 
usi sociali, per interagire con gli altri, e per i quali è sufficiente un codice ristretto, fatto di parole isolate e di frasi anche ellittiche;
usi cognitivi, per apprendere, riflettere, prevedere, verificare. Gli usi cognitivi richiedono il possesso di un codice molto più elaborato, con un vocabolario più ampio e una sintassi estesa a capire e a formulare discorsi, con il collegamento di più frasi in precisa relazione fra loro.
Un tempo, quando era minore l’impatto delle distrazioni proposte oggi dal mondo moderno e tecnologico, l’educazione agli usi cognitivi e al discorso avveniva naturalmente attraverso la lettura, quando per divertirsi i bambini leggevano molto, volentieri e per il proprio piacere. Oggi una quota crescente di bambini, anche ben dotati, legge sempre meno ed è quindi proprio nell’area linguistica che affiorano le maggiori difficoltà nel cammino degli studi. È a ritardi negli usi cognitivi e nella competenza linguistica a livello di discorso che possiamo ascrivere la maggior parte dei cosiddetti disturbi dell’apprendimento.
Scopo fondamentale del Progetto Galileo è di creare una schiera di insegnanti capaci di facilitare, in tutti i bambini loro affidati, la costruzione precoce e armonica di tutte le aree della loro mappa cognitiva, cioè del pensiero, del linguaggio e del sé, a cominciare dalla scuola dell’infanzia.
Dato che si rivolge a tutti i bambini di sezioni o classi, molti insegnanti, che hanno già partecipato al progetto, hanno potuto constatare che anche gli alunni considerati migliori possono dare molto di più. Si tratta quindi di un progetto ottimizzante per tutti i bambini. Inoltre si qualifica anche come l’unico progetto preventivo di  eventuali future difficoltà, sia scolastiche, sia sociali. Di fronte al moltiplicarsi di progetti pronti a curare disagi, viene da chiedersi: non è forse meglio prevenire piuttosto che curare?
 
(1)Il Progetto Galileo inizia rigorosamente fino dalla scuola dell’infanzia, e trova la sua applicazione anche all’asilo nido, nonostante alcuni operatori ritengano che i bambini piccoli non presentino in genere apprezzabili problemi, e basti mantenerli sani e farli giocare. I bambini però fanno presto a crescere e spesso i problemi che spuntano in età successive dimostrano di avere le loro radici proprio nell’educazione ricevuta nell’infanzia.
 L’apprendimento, infatti, rappresenta la costruzione della mappa cognitiva mentale, operata da ogni bambino fino dal momento della sua nascita, durante tutte le ore di veglia. Costruzione precoce, quindi, ed è proprio nei primi anni che vengono formati circuiti nervosi estremamente resistenti e tenaci, sui quali potranno innestarsi tutti i successivi apprendimenti.
 La mappa cognitiva è vista come una fitta rete di connessioni fra neuroni. Ogni rete di neuroni all’interno della mappa cognitiva corrisponde a comportamenti e a conoscenze. Le reti continuano ad arricchirsi nel tempo con l’apprendimento e, se ben costruite, possono essere rese attive e recuperate al momento opportuno.
 
(2) La mappa cognitiva è suddivisa in sottomappe, che corrispondono a diversi prodotti dell’intelligenza, dette popolarmente “intelligenze multiple”. Nel Progetto Galileo queste vengono raggruppate in tre prodotti dell’attività mentale:
             il , intelligenza interpersonale e intrapersonale; 
             il pensiero, intelligenza motoria, spaziale, musicale;
            il linguaggio, intelligenza linguistica e logica.
 
La costruzione di pensiero, linguaggio e sé è possibile per tutti i bambini, ma solo grazie all’indispensabile contributo del contesto ambientale, che dovrà fornire loro strumenti, opportunità di usarli, tempo per esercitarsi e incoraggiamento.
 Ogni bambino costruisce la propria mappa cognitiva grazie a ciò che gli viene fornito dal contesto in cui si trova inserito. Il contesto  è formato da società, famiglia e scuola. In particolare la scuola, ove gli insegnanti lavorano in quanto professionisti dell’educazione infantile, mentre famiglia e società si presentano solo come educatori dilettanti.
Poiché il costruttore è il bambino, al primo posto nel Progetto sta la sua motivazione ad apprendere. Per mantenere sempre attiva questa motivazione è indispensabile che ogni bambino sperimenti il successo. Per dare a tutti gli alunni la sensazione di essere capace, di  saper raggiungere il successo a scuola, l’insegnante deve avere chiari sia i bisogni sia i punti di forza di ogni suo alunno. Perciò è indispensabile che l’insegnante sappia innanzitutto come accertare le costruzioni che ogni bambino ha già fatto spontaneamente nelle diverse intelligenze, o in altre parole nel pensiero, nel linguaggio e nel sé.
La valutazione individualizzata di bisogni e di punti di forza è l’unico mezzo per personalizzare l’insegnamento. Tuttavia l’insegnamento non può essere personalizzato nel grande gruppo, ma va necessariamente portato avanti in piccolo gruppo. È non basta formare piccoli gruppi. Fino agli 8 anni di età, e anche oltre, è fondamentale rispettare le regole dell’insegnamento induttivo, più lento ma sicuro, e non lasciarsi tentare dalla rapidità dell’insegnamento deduttivo, che potrà iniziare solo più tardi.
 Le regole per un efficace insegnamento induttivo sono state postulate da Piaget: esperienza concreta, quindi privilegiare il pensiero e le intelligenze pratiche; interazione sociale, quindi abituare i bambini a parlare mentre operano; infine sapersi trattenere dall’iniziare subito con spiegazioni, ma partire dalle domande per motivare i bambini a voler sapere.
 L’insegnante che ha chiari i punti di forza e i bisogni dei suoi alunni, e applica costantemente l’insegnamento induttivo nel piccolo gruppo, è in grado di facilitare a tutti il  successo, rispecchiando a ciascuno un’immagine di sé positiva come scolaro. L’insegnante che gode del successo di ogni alunno stabilisce una forte relazione positiva con tutti e non solo con alcuni, e può far crescere in tutti  l’autostima che è il motore della continua motivazione ad apprendere.

 

 (3) Un altro concetto al centro del Progetto Galileo è l’importanza del linguaggio e dell’insegnamento della lingua in tutte le sue forme: orale e scritta, in comprensione e in espressione. È in questo settore che possono formarsi le prime grandi differenze fra un bambino e l’altro. Sarà quindi responsabilità primaria della scuola offrire al più presto a tutti l’occasione di recuperare gli svantaggi in questo campo. Anche perché la lingua è l''elemento trasversale, mediante il quale verranno fornite le informazioni di tutte le discipline scolastiche. 
 Il linguaggio è una capacità ereditata da tutti i bambini, ma solo come capacità di codificare il pensiero, cioè di rendere equivalente una stringa di suoni con un particolare pensiero. La lingua italiana, inglese, bantù… dovrà essere appresa, e il contesto è il grande responsabile di questo insegnamento. Nei primi anni è ovviamente la famiglia la maggiore responsabile dell’insegnamento della lingua parlata, che avverrà in modo del tutto informale e inconsapevole sia da parte di chi impara sia da parte di chi insegna.

Il rapporto fra comportamenti osservabili e i circuiti nervosi che li sottendono, o pensieri, può essere tradotto in pratica nell’assioma: “più il bambino è autonomo, più pensieri possiede”. Se i nostri pensieri fossero sempre attivi, più si cresce e si impara, maggiore sarebbe la confusione nella mente. I pensieri invece restano tutti in uno stato di costante riposo. Soltanto quando il loro uso è necessario vengono resi attivi. Per essere attivati vengono posti in una particolare memoria a breve termine, detta memoria di lavoro. Per insegnare la lingua in modo più consapevole è tuttavia opportuno che gli insegnanti conoscano come si vengano a formare i rapporti semantici, cioè i collegamenti fra il pensiero da un lato e la sua codifica, il linguaggio, dall’altro. Anche per questo vengono in aiuto le neuroscienze.

Pubblicato il 2005-10-28

Dizionario galileiano

· La mente e i suoi processi
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