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Gli automatismi del segno grafico
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LE BUONE PRATICHE INNOVATIVE DEL METODO GALILEO
 
(3) GLI AUTOMATISMI DEL SEGNO GRAFICO

di Jacqueline Bickel

 
 Il controllo dello strumento grafico
Il primo automatismo riguarda l’impugnatura dello strumento. Molti compiti utili a favorire il controllo dello strumento grafico possono essere svolti in età prescolare. Tale controllo deve partire dall’uso di strumenti grossolani procedendo verso quelli di dimensioni progressivamente ridotte che richiedono quindi una maggiore precisione.
Un tempo ciò avveniva del tutto naturalmente già in famiglia impegnando il bambino nella manovra di strumenti analoghi a penne e matite ma di dimensioni maggiori, come scope o strofinacci... che impegnano nel gesto tutto l''arto e non solo la sua porzione distale, cioè le dita.
Purtroppo oggi molte mamme, credendo di far bene e di facilitare al figlio i futuri compiti scolastici, si rallegrano quando il piccolo afferra un qualsiasi strumento grafico, matita, pennarello… ed inizia a tracciare i primi sgorbi. Non si rendono conto che l’occhio del bambino va direttamente alla punta delle dita, saltando braccio e avambraccio: lo strumento viene così impugnato e diretto con sforzo. Già a tre anni può essere difficile correggere l’impugnatura errata, per non parlare di farlo a sei.
Collegato all’impugnatura si trova il secondo automatismo: la direzione dello strumento. È ben noto che i bambini piccoli tendono a restare ancorati in modo ripetitivo a tracciare sul posto, senza spostare lo strumento in tutte le direzioni, per colorare un’intera figura: una mela, il sole.
Nel passato, come già accennato, i bambini venivano a contatto con le matite o le penne solo dopo essersi cimentati nello spazzare, spolverare, rastrellare ... impiegando tutto l’arto e non solo la sua parte terminale. È evidente, anche se non sempre immediatamente compresa, l’analogia fra spazzare una stanza e colorare un tondo o un quadrato: in tutti e due i casi bisogna saper impugnare correttamente lo strumento adatto, granata o matita, saperlo dirigere con scioltezza e infine sapere che andrà passato per tutta la superficie da spazzare o colorare.
In questo modo viene consolidata la coordinazione oculo-manuale necessaria ad eseguire le attività di coloritura, primo indispensabile stadio relativo al controllo dello strumento grafico, al quale seguirà in un secondo tempo quello della tracciatura.
La coordinazione fra l’occhio e la mano si perfeziona con la tracciatura e la copia delle linee di base: verticale, orizzontale, tondo. È l’occhio che guida la mano, ma prima di poter effettuare con competenza questo compito, deve apprendere ad interpretare i dati visivi in termini di movimento: orizzontale, verticale, circolare. I bambini vanno aiutati a stabilire con sicurezza l’associazione fra la traccia visiva da copiare e il movimento del braccio per realizzarla; per fare ciò nei primi anni è necessario:
  • Sottolineare in primo luogo e soprattutto la componente motoria. All’inizio va pertanto aumentato l’attrito dello strumento, in modo da far esercitare e graduare anche la corretta pressione. I bambini vanno quindi abituati ad usare strumenti a punta larga, come pennelli, gessetti, matite a cera, passando poi alle matite colorate a mina grassa e solo dopo a quelle più fini. Nei primissimi anni sono sconsigliati i pennarelli, tanto diffusi per la apparente facilità d’uso, ma che purtroppo tendono a non fare esercitare una pressione corretta, dato che anche con un minimo di pressione lasciano comunque un segno brillante, mentre si deformano se vengono premuti eccessivamente.
  • Aumentare la superficie su cui tracciare. Può essere utile un periodo di esercitazione iniziale sul terreno, sulla sabbia umida, alla lavagna, ricordando che l’associazione fra traccia e movimento si realizza e si rafforza anche nell’atto di cancellarla.
  • Fare eseguire sempre tracciature isolate, che risaltino chiaramente sullo sfondo pulito; troppi scarabocchi sullo stesso foglio rendono problematica l''associazione fra il movimento del braccio e l’ultima traccia lasciata.
  • Fare verbalizzare sempre il movimento e la traccia: diritta, curva, tonda, angolo … mentre la si esegue.
Gli automatismi del segno grafico possono essere fatti esercitare precocemente. L’impostazione di una corretta impugnatura e della direzione dello strumento può essere fatta non tanto subito sul foglio e quindi sul piano orizzontale, bensì prima sul piano verticale, alla lavagna, insegnando a tracciare le prime aste dall’alto verso il basso, magari usando punti o meglio linee di partenza e di arrivo. Sul piano verticale l’alto e il basso corrispondono ai loro normali significati, mentre sul piano orizzontale l’alto corrisponde a lontano dal corpo e il basso l’inverso.
L’occhio associa mentalmente la linea tracciata al tipo di movimento effettuato; perciò l’associazione si rafforza anche effettuando lo stesso movimento dall’alto verso il basso anche per cancellare l’asta tracciata. L’uso della lavagna e della cancellazione consente di isolare l’ultima tracciatura eseguita su uno sfondo sempre vuoto, ed è perciò più economico ed utile del foglio di carta anche se appeso, dove o vi si accumulerebbero troppe linee o si dovrebbero sprecare troppi fogli, per mantenere lo sfondo vuoto. All’età di tre anni si farà tracciare una sola asta per bambino al giorno e mai più di tre.
È della massima importanza che l’insegnante della scuola dell’infanzia verifichi fino dal suo ingresso con la massima attenzione sia come ogni bambino impugni lo strumento grafico, sia come lo diriga sul foglio o sulla lavagna, sul piano orizzontale o su quello verticale, perché si tratta di automatismi precoci, che una volta impiantati in modo scorretto sarà poi difficile contrastare.
Una attività tipica della scuola dell’infanzia che impegna utilmente i bambini in attività pregrafiche è il disegno. Tuttavia è importante che gli insegnanti separino accuratamente, e dedichino tempi diversi alle sue due principali componenti: una che si riferisce all’instaurarsi di automatismi nella tracciatura e nella combinazione di tracciati, che potrà chiamarsi disegno convergente o pregrafismo; l’altra che ne rappresenta l’aspetto più espressivo e creativo e che merita più opportunamente il nome di disegno. Entrambe queste attività aiutano i bambini a costruirsi importanti prerequisiti per l’approccio alla lingua scritta, e meritano di essere fatte esercitare, soprattutto da parte di quei bambini che tendono ad evitarle.
Col pregrafismo ogni bambino viene fatto esercitare nell’esecuzione economica delle linee semplici e delle loro combinazioni. Per economia si intende il modo più pratico e rapido di esecuzione, ma anche l’abitudine a tracciare in modo utile nei confronti dei futuri compiti di lettura e di scrittura corsiva. Ciò significa abituare a tracciare le verticali dall’alto verso il basso, le orizzontali da sinistra a destra e i tondi in senso antiorario.
Anche in questo caso si tratta di costruire fino dall’inizio automatismi utili a futuri compiti scolastici, evitando errori od imprecisioni che altrimenti sarà difficile in seguito eliminare e sostituire con altri più corretti. Mentre la mano traccia e si allena per la scrittura, anche l''occhio esegue gli stessi movimenti e si allena per la lettura. Se i bambini vengono lasciati a se stessi possono costruirsi abitudini che invece di facilitare potranno intralciare il futuro approccio alla forma scritta.
Sempre alla lavagna si può insegnare a tracciare il cerchio in senso antiorario; si inizia dal punto in alto del primo semicerchio, o della lettera C, e chiudendolo. Poi si tracceranno gli altri tre semicerchi : aperto in alto, in basso e a destra. Aste, cerchi e semicerchi saranno gradualmente trasferiti sul foglio, facendoli tracciare entro punti di riferimento precisi come quadretti e rettangoli, avendo sempre l’accortezza di non oltrepassare i tre al giorno per i bambini di tre anni, in modo da non affaticare e mantenere la motivazione.
I bambini possono abituarsi a osservare e a verbalizzare le principali differenze utili a distinguere i singoli segni sia dello stampato minuscolo sia del futuro corsivo, distinguendo fra aste corte e aste lunghe, aste sopra il rigo ed aste sotto il rigo, sempre verbalizzando ad alta voce la differenza mentre la si esegue; oltre a combinare aste e cerchi: “cerchio con asta corta, asta lunga con cerchio”… senza però mai riferirsi al suono corrispondente.
Più complesso il tratto orizzontale. Alla lavagna i bambini tendono a tracciarlo muovendosi, ma la tracciatura corretta prevede di partire all’altezza della spalla sinistra e andare verso destra incrociando la linea mediana del corpo.
La combinazione di questi primi tratti isolati produrrà le prime forme. La croce, con un unico tratto orizzontale che incrocia la verticale (e non con due tratti che partono dalla verticale verso sinistra e verso destra) il quadrato con tutti i lati uguali (o quasi)e il rettangolo, con due lati di altezza diversa. Per queste ultime due figure, al fine di evitare l’arrotondamento dell’angolo in alto a destra, è opportuno far percepire, nelle tre dimensioni della stanza, come ogni angolo consti di un arresto e successivo cambio di direzione. La stessa cosa deve avvenire sul foglio.
Linee rette, cerchi e semicerchi potranno combinarsi nel modo più vario per eseguire diverse figure o lettere. Questa attività convergente è alla base del disegno espressivo, ma anche della scrittura; richiede innanzitutto che sia raggiunta la precisione e in seguito anche la rapidità di esecuzione. L’insegnante deve consigliare, dimostrare e correggere tutte le volte che sia necessario.
Un periodo di esercitazione maggiore sarà richiesto per le due diagonali, dalle quali deriveranno tutte le oblique, ivi comprese le asole del corsivo, costituite da una retta intersecata da un’obliqua. I bambini affronteranno così il triangolo (o tetto della casa) con due lati obliqui sopra il rigo. Per facilitare l’esecuzione convergente, è opportuno che i bambini imparino ad usare abitualmente anche i termini verbali relativi: lati, angoli, orizzontale, verticale, obliqua, accanto, in mezzo, in alto a destra, in basso a sinistra...
La copia fluente delle seguenti forme rappresenta il requisito minimo per la lettura e la scrittura in stampato maiuscolo e minuscolo (v. fig. ).

 


 

 


 

 


 

 


 

 


 

 


 

 

La copia del rombo e della bandiera inglese rappresentano invece il prerequisito per affrontare senza sforzo il corsivo. (v. fig. ).

 


 

 


 

 


 

 


 

 


 

 

Il rombo si otterrà unendo al triangolo altri due lati obliqui sotto il rigo, per giungere infine alla bandiera inglese che deriva dalla combinazione di più figure: un rettangolo con due diagonali, che partono da ed arrivano ad angoli opposti, descritti per due variabili (in alto a sinistra, in basso a destra …) con la croce al centro.

 

Un ulteriore automatismo riguarda la capacità di mantenere la costanza della stessa forma mentre viene allineata lungo il rigo di base, con lo scorrimento della mano che traccia da sinistra verso destra. È noto che in questo compito i bambini tendono a perdere la costanza delle dimensioni iniziali e a rimpicciolire le forme a mano a mano che procedono verso destra. Ogni bambino ha tempi diversi per acquisire questo automatismo, ma tutti possono acquisirlo con l’esercizio. Prima verranno allenati a mantenere la costanza della forma su un unico rigo, poi anche su un secondo, per abituare la mano e l’occhio al rapido ritorno verso sinistra.

 

Il disegno divergente
Contemporaneamente alla produzione convergente degli automatismi del segno grafico bisogna lasciare spazio anche a quella divergente. Il disegno divergente rappresenta infatti l’espressione libera e creativa, che in quanto tale sconsiglia ogni correzione diretta, per non correre il rischio di demotivare i bambini. Ha però una sua esigenza: essere associato al racconto orale di ciò che è stato disegnato.
Il disegno infatti fissa un attimo di un evento, che ha un suo antecedente e un suo svolgimento successivo. Qualsiasi produzione, anche assolutamente irriconoscibile da parte dell’adulto, deve diventare disegno che descrive e racconta, e per fare ciò basta che il bambino si abitui a commentare sempre quello che ha disegnato.
Ogni insegnante di scuola materna ha esempi di treenni che raccontano volentieri sui loro scarabocchi, e che vi riconoscono anche a distanza di tempo gli stessi soggetti. A mano a mano che gli automatismi migliorano, anche il disegno divergente potrà assumere connotati di maggiore precisione e creatività.

Pubblicato il 2011-03-04 

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