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Valutazione e programmazione
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LE BUONE PRATICHE INNOVATIVE DEL METODO GALILEO
(1) Valutazione e programmazione

Jacqueline Bickel

 
Il Metodo Galileo rappresenta un nuovo modo di impostare le metodologie educative e didattiche adottate dalla scuola; si basa sui dati delle neuroscienze, ed introduce buone pratiche e strumenti innovativi per realizzarle. È già stato sperimentato da diversi anni in alcuni plessi scolastici grazie alla ricerca azione di volenterose insegnanti, che hanno documentato come esso porti a coinvolgere positivamente nell’apprendimento un maggior numero di alunni/studenti, e promuova il raggiungimento di successi eccellenti da parte di tutta la popolazione scolastica, dai superdotati ai disabili certificati.
 
L’apprendimento infantile
Il Metodo Galileo inizia col considerare l’apprendimento infantile in modo analitico, basandosi specificamente su alcuni dati, più o meno recenti, tratti dalle neuroscienze. Innanzitutto contesta l’applicazione indiscriminata del termine sviluppo ai prodotti della mente, come avviene quando si parla di sviluppo cognitivo, sviluppo del linguaggio e altro. Mentre il termine sviluppo ben si adatta allo sviluppo del corpo fisico sia animale che vegetale, non può essere esteso ai prodotti della mente.
Infatti all’interno della parola sviluppo si viene a comprendere sia l’azione del DNA, sia l’opera del contesto ambientale. Nel caso dello sviluppo del corpo fisico sia animale che vegetale sarà il DNA a scandire tutte le tappe relative alla differenziazione degli organi e alla loro crescita a partire del seme fecondato, mentre il contesto si occuperà sempre ed unicamente di alimentare, idratare, proteggere ed eventualmente curare.
Nel caso dei prodotti della mente l’apporto DNA/contesto ambientale si inverte: il DNA fornisce unicamente solo delle tendenze iniziali, ereditate geneticamente e sicuramente importanti, che però possono essere inibite od esaltate dall’azione del contesto ambientale. L’ambiente sarà pertanto il massimo responsabile nell’offrire all’individuo in via di sviluppo modelli e strumenti adatti all’età, oltre a fornire opportunità, tempo e incoraggiamenti per garantirne l’assimilazione.
Per quanto riguarda i prodotti della mente è più opportuno parlare di costruzione piuttosto che di sviluppo, anche se la costruzione mentale, come lo sviluppo fisico, avviene sempre secondo tappe preordinate, come del resto avviene per qualsiasi costruzione di edifici, strade e quant’altro.
Le neuroscienze offrono inoltre altri importanti dati. Innanzitutto precisano che alla nascita il sistema nervoso centrale (SNC) di ogni bambino presenta un numero molto ampio di neuroni ancora scollegati fra di loro, mentre solo un piccolo numero di essi è associato a formare quei circuiti, che sottendono i primi comportamenti indispensabili alla sopravvivenza, come la capacità di nutrirsi succhiando al seno, e di segnalare lo sconforto col pianto. Da questo momento in poi tutti i comportamenti e tutte le conoscenze individuali saranno sottese dalla formazione di circuiti sempre più ampi ed organizzati.
L’apprendimento infantile è visto come un processo costruttivo della propria mappa cognitiva da parte di ogni bambino; processo che inizia alla nascita e prosegue intensamente in modo informale durante tutte le ore di veglia. I circuiti nervosi che si formano nei primi anni di vita sono i più stabili e resistenti, come è dimostrato da casi di adulti colpiti da patologie neurologiche.
È importante che l’apprendimento infantile segua tappe corrette, in modo da creare circuiti nervosi ben integrati fra loro, promuovendo l’associazione di comportamenti e conoscenze e non il loro accumulo disordinato, evitando la dispersione di informazione poco collegata e quindi poco utilizzabile successivamente
L’avvio di questo processo costruttivo comporta di conseguenza che ogni SNC pur possedendo le stesse strutture, sarà diverso da ogni altro, come i lineamenti del volto pur essendo gli stessi sono diversi da un individuo all’altro; con la differenza che i prodotti della mente sono in continua crescita ed evoluzione.
In conclusione ogni bambino sarà il costruttore della propria mappa cognitiva grazie all’indispensabile apporto del contesto in cui è nato, che sarà in grado di fornirgli modelli da imitare, strumenti da far usare, opportunità e tempo per esercitarsi, oltre all’incoraggiamento per mantenere sempre attiva e vivace la sua motivazione ad apprendere, ossia a procedere volentieri e continuamente in questo percorso.
Per comprendere dove e quando avvenga prioritariamente la costruzione mentale è utile riferirsi alla teoria delle intelligenze multiple di Gardner (1987). Si hanno così:
  • le due intelligenze personali: l’interpersonale basata su una sempre più ampia rete di relazioni con gli altri, grazie alla quale ogni bambino andrà gradualmente formando l’intelligenza intrapersonale, cioè il modo in cui si vede considerato e da cui deriverà la propria autostima. Si tratta di due facce della stessa medaglia, che aiutano a costruire un sé positivo, fiducioso nelle proprie capacità di apprendere, motivato nei confronti del nuovo e, allo stesso tempo, rispettoso dell’ordine e delle regole di convivenza sociale;
  • le tre intelligenze pratiche : motoria, spaziale e musicale, che sottendono l’uso efficace dei propri mezzi corporei, muscoli, occhi e orecchi, dalla cui azione integrata avranno origine le prime conoscenze sul mondo e l’emergere di autonomie, come base del pensiero pratico;
  • l’intelligenza linguistica, che analizza il grado di acquisizione della lingua prima orale e poi eventualmente scritta, sia come forma, sia come funzione; nonché l’evolversi dell’intelligenza logica, nel ragionamento, nella previsione, nella valutazione.
La relazione della madre col neonato, nella maggior parte dei casi positiva, è senz’altro la prima ad essere sollecitata. Tale relazione è condivisa non solo da tutti i mammiferi ma anche da uccelli e rettili, si trova perciò situata nel cervello arcaico, nella zona limbica del SNC umano. La relazione sarà poi estesa coinvolgendo altri membri della famiglia e del vicinato; ma l’evoluzione dell’autostima risulterà più lenta di tutte le altre forme di intelligenza poiché dipenderà quasi esclusivamente dal comportamento del contesto ambientale.
I dati forniti dal movimento dei numerosi segmenti del corpo, associati nelle zone parietali del SNC, tendono ad integrarsi precocemente con i dati forniti dall’occhio, situati nella zona occipitale. Questi dati ben integrati si concretizzano nell’organizzazione dello spazio a tre dimensioni e trovano la loro misura nella psicomotricità. I dati forniti dall’orecchio, situati nella zona temporale, andranno a costituire il tempo, la quarta dimensione, da cui deriverà la sequenza e il numero. Le zone della corteccia cerebrale ora ricordate sono tutte bilaterali e ricevono segnali incrociati. L’integrazione delle tre intelligenze pratiche porta alla conquista graduale di autonomie pratiche personali e domestiche, con la formazione di circuiti che corrispondono a comportamenti e conoscenze, definiti come pensieri.
Il linguaggio si andrà formando in una zona monolaterale della corteccia, con la costruzione di due centri specifici: uno anteriore al solco di Rolando, o di Broca, deputato agli automatismi della pronuncia, ed uno posteriore, o di Wernicke, che raccoglierà i pensieri codificati col linguaggio grazie alla comprensione verbale, e dal quale saranno evocati per l’espressione.
Infine si ha l’intelligenza logica, che inizia a formarsi come organizzazione logica dei contenuti mentali codificati, che non trova una precisa collocazione nel SNC, ma dipende dall’integrazione mediante il linguaggio di tutte le precedenti, se correttamente costruite.
Il riferimento alla teoria delle intelligenze multiple tuttavia si limita a questo elenco, che individua le zone cerebrali di formazione iniziale, oltre alla priorità di comparsa. Mentre Gardner presenta le intelligenze in ordine sparso, le considera isolatamente e si preoccupa solo di aggiungerne altre, osservando ciò che accade all’individuo adulto, ma fallendo nel compito educativo, il Metodo Galileo considera l’intelligenza unica, individuandola nella capacità di formare ed integrare quei circuiti nervosi che si andranno a formare in zone cerebrali diverse, grazie ai quali ogni individuo inizia la costruzione della propria mappa cognitiva unitaria.
Dalle due intelligenze personali si formerà la capacità di relazione con gli altri, l’autostima e la motivazione all’apprendimento. Dalle tre intelligenze pratiche e dalla graduale conquista di autonomie si formeranno i primi pensieri concreti, punti da cui partire sempre nella programmazione di qualsiasi disciplina, perché rappresentano significati sicuri. Il linguaggio, che si presenta inizialmente come codice ristretto per svolgere usi sociali e poi può evolversi in quello elaborato per usi cognitivi, dovrà essere costruito per tutti ed utilizzato per associare fra loro tutte le altre competenze in modo da dare origine alla logica. È indispensabile che i bambini costruiscano sempre tutte queste intelligenze, per integrarle fra loro; poi, da adulti, potranno eventualmente dedicarsi in modo specifico ad elaborarne una o più di esse.
 
Il contesto ambientale in cui sono inseriti i bambini di oggi
Dal momento della nascita ogni bambino si trova automaticamente inserito i due contesti: il primo è la famiglia, e questa è a sua volta inserita in una particolare società. Nell’educazione dei bambini questi due contesti appaiono oggi assai poco impegnati, spesso più preoccupati di raggiungere altri scopi che quelli di educare, anche perché ancora totalmente convinti che, almeno nei primi anni, i bambini non richiedano particolari interventi salvo quelli per la normale sopravvivenza, cioè essere nutriti, accuditi e curati se ne hanno bisogno.
In particolare società e famiglia nell’attuale mondo occidentale si presentano meno adatti che nel passato a svolgere una adeguata e positiva opera educativa nei confronti dei bambini piccoli. La società perché richiede al suo pubblico spostamenti sempre più ampi a ritmi sempre più veloci, soprattutto all’interno dei grandi centri urbani, e ruba perciò alla famiglia sempre più tempo da dedicare ai piccoli. Inoltre essa oggi presenta un enorme quantità di strumenti tecnologici che, se da un lato avvantaggiano gli adulti, dall’altro limitano ai bambini la possibilità di comprendere facilmente il mondo in cui sono appena entrati, riducendolo ad un insieme di pulsanti da premere per ottenere subito qualcosa.
La famiglia d’altra parte, oltre a subire le pressioni imposte dalla società, si è andata sempre più riducendo, passando dalla famiglia allargata, ove i piccoli potevano sempre trovare qualche componente che si dedicasse a loro seguendo interessi e ritmi adeguati, a nuclei familiari sempre più ridotti fino ad arrivare al nucleo singolo, o a nuclei allargati ma secondo un’altra dimensione, sicuramente meno valida affettivamente della prima.
In ambito familiare i genitori avvertono inconsciamente alcuni loro aspetti di inadeguatezza o inadempienza, cui tentano di porre rimedio con un eccesso di permissività o con l’abbondanza di piccoli e grandi doni, alterando in senso peggiorativo il loro compito affettivo ed educativo.
Anche quei genitori che desidererebbero essere sostenuti nel loro nuovo ruolo, non trovano facilmente informazioni valide disponibili, e finiscono spesso per imboccare strade errate, che creano un impatto negativo sulle prime costruzioni mentali dei loro piccoli, provocando distorsioni sul piano educativo informale.
I bambini però possono essere inseriti presto in un terzo contesto educativo, questa volta pubblico. Per primo c’è l’asilo nido, che potrebbe svolgere precocemente un ruolo molto utile, soprattutto nel fornire adeguate e corrette informazioni alla famiglia quando è più desiderosa di riceverle, ma che almeno per ora non può essere preso in considerazione vista l’esiguità delle strutture disponibili.
Subito dopo vi è la scuola dell’infanzia, che si presenta attualmente come l’unico contesto pubblico che potrebbe costituire una valida diga al dilagare delle lacune dovute all’insegnamento informale dei primi due contesti. Asilo nido e scuola dell’infanzia purtroppo risentono anche loro, come la famiglia, delle pressioni di una società che esige ritmi troppo veloci e mette a disposizione troppa tecnologia, mentre restano ancorate a vecchi schemi e indirizzi nel campo dell’educazione infantile.
I genitori tendono inoltre a delegare totalmente alla struttura pubblica sia l’educazione sia l’istruzione dei loro figli, ma è importante che si rendano conto che il compito educativo non può che essere portato avanti unitariamente da entrambe le strutture, condividendo gli obbiettivi necessari per ogni singolo caso, ma suddividendo i compiti.
È alle strutture scolastiche pubbliche che viene offerto il Metodo Galileo, per renderle da un lato più consapevoli del proficuo ruolo che possono svolgere sia nell’educazione, sia nell’istruzione dei bambini, plasmandone in modo precoce e positivo ogni tappa del percorso, e dall’altro per metterle in grado di informare con la parola e con l’esempio quei genitori che desiderano non commettere sbagli nell’adempimento del loro importantissimo compito.

 

Le buone pratiche del Metodo Galileo
Dalla priorità di comparsa delle varie intelligenze e dalla gradualità di costruzione della mappa cognitiva unitaria sono state ricavate e messe a fuoco alcune pratiche innovative, che si sono rivelate particolarmente utili nel coinvolgere nell’apprendimento tutti gli alunni e nel garantire a tutti il massimo successo. Queste sono in sintesi:
(1) Ogni insegnante deve preoccuparsi innanzitutto di coltivare con tutti i suoi alunni una relazione positiva. Ciò significa conoscere bene i bisogni e i punti di forza di ogni allievo, grazie ad una valutazione formativa, per aiutarlo a colmare i primi servendosi dei secondi, facendo provare a tutti la sensazione del successo, per consolidare in ciascuno una valida immagine di sé come studente, o meglio come costruttore delle proprie capacità e conoscenze, facendogli mantenere ed aumentare la propria autostima.
(2) Grazie alla valutazione formativa ed alla conseguente conoscenza approfondita delle competenze possedute da ogni allievo l’insegnante può provvedere ad un insegnamento personalizzato, che sarà possibile portare avanti soltanto all’interno di piccoli gruppi.
(3) Separare l’insegnamento di competenze ideative e logiche, quali lettura, scrittura e matematica, dagli automatismi indispensabili alla loro acquisizione motoria pratica. Questi ultimi devono essere affrontati molto presto, fino dalla scuola dell’infanzia, ben sapendo che, se saranno correttamente impostati, potranno essere acquisiti dalla quasi totalità degli alunni entro la seconda o, al massimo per alcuni, terza classe della scuola primaria.
(4) Approfondire la conoscenza del linguaggio, differenziando in particolare gli usi sociali, a disposizione di tutti gli alunni al loro ingresso a scuola, dagli usi cognitivi, che dovranno invece essere proposti e modellati per tutti, anche per chi non ne ha apparentemente bisogno.
(5) Programmare per tutti, grazie all’uso del linguaggio, l’organizzazione logica delle conoscenze mediante relazioni e schemi, che hanno lo scopo da un lato di rafforzare in tutti gli alunni un’agevole operatività a livello di rappresentazione mentale e, dall’altro, a chiarire agli insegnanti come organizzare meglio la didattica delle singole discipline.

 

Strumenti del Metodo Galileo
Il primo strumento che il Metodo Galileo mette a disposizione di educatori ed insegnanti è rappresentato dai protocolli. Si tratta di una serie di prove tratte dal normale repertorio di attività della scuola dell’infanzia oltre ad un questionario, rivolto ai genitori, per verificare i comportamenti del bambino fra le mura domestiche.
I protocolli hanno lo scopo di guidare le insegnanti ad osservare ed annotare con cura i comportamenti che corrispondono alle costruzioni mentali che ogni bambino abbia già fatto in ogni intelligenza. Le insegnanti sono così portate ad effettuare per ogni bambino una valutazione globale e precisa di punti di forza e di debolezza, che tendono a sfuggire alle superficiali valutazioni che vengono abitualmente adottate.
Dopo numerose applicazioni dei protocolli, le insegnanti possono facilmente padroneggiare le diverse attività, diventando abili nel valutare sempre globalmente il comportamento infantile e nell’evidenziare per ogni soggetto i punti di forza e quelli momentaneamente trascurati.
È opportuno impiegare i protocolli al momento dell’ingresso nella scuola dell’infanzia quando, per l’età, le costruzioni mentali sono evidentemente minori e più facilmente osservabili; una volta applicati non sarà necessario ripeterli, basterà osservare i progressi.
I risultati dei protocolli sono poi sintetizzati nel secondo strumento operativo, rappresentato dai profili descrittivi delle competenze individuali. Si tratta di un prospetto in cui sono elencate le principali attività relative ad ogni intelligenza o disciplina scolastica, ove ogni bambino viene valutato su tre livelli:
  • ha ancora bisogno di aiuto pratico e verbale
  • ha solo bisogno di aiuto verbale
  • è perfettamente autonomo
I profili sono stilati per tre anni consecutivi, perciò accanto ad ogni voce si trovano i numeri da 1 a 5, con questo valore: da 1 a 3 per il primo anno; fino a 4 per il secondo e fino a 5 per il terzo. Sono disponibili profili per ogni grado di scuola in modo da accompagnare ogni alunno dai 3 ai 14 anni.
I risultati evidenziati nei profili infine possono essere riportati nel terzo strumento: i curricula, che si presentano come mezzi sia di valutazione sia di programmazione, dato che definiscono per ogni settore, o ogni disciplina scolastica, le tappe fondamentali del percorso di apprendimento. Ogni alunno viene a trovarsi così situato lungo un percorso, proprio nel punto in cui risulta perfettamente autonomo, indipendentemente dalla classe di appartenenza; nello stesso tempo risulta evidenzato il successivo argomento da affrontare nel suo insegnamento personalizzato.

 

La valutazione formativa
Con i curricula il Metodo Galileo propone un nuovo modo di osservare gli alunni eseguendo una vera valutazione formativa, in opposizione alla valutazione normalmente eseguita nella scuola, detta valutazione sommativa (Mion, 2010).
La valutazione sommativa, che presuppone l’azione prevalente del DNA nel comportamento dei bambini sottovalutando del tutto l’apporto del contesto, applica anche ai bambini della scuola primaria, allo stadio del pensiero preoperatorio piagetiano, il metodo peraltro valido per studenti allo stadio del pensiero formale: prima si insegna, poi si valuta quello che è stato ritenuto. L’insegnante tende inoltre solo a verificare il raggiungimento di un risultato finale, non del processo in corso per raggiungerlo, ossia delle tappe intermedie che lo sottendono. Il voto numerico infine serve solo a classificare gli alunni, non si preoccupa di formarli ed è fra l’altro, come ben noto, estremamente soggettivo.
La valutazione formativa invece presuppone la costruzione della mappa cognitiva individuale e non il suo sviluppo per opera del DNA. Con questa valutazione l’insegnante si propone di osservare le costruzioni mentali già raggiunte o anche solo avviate da ogni bambino prima in ogni area relativa alle singole intelligenze, e poi alle diverse discipline. Le varie costruzioni mentali vengono valutate allo scopo di impostare un programma personalizzato di insegnamento.
La valutazione formativa viene effettuata automaticamente con i curricula. Questi operano innanzitutto l’opportuna distinzione fra il linguaggio per usi sociali, o codice ristretto, che tutti i bambini in genere possiedono, e il linguaggio per usi cognitivi, che comprende il codice elaborato indispensabile all’organizzazione logica dei contenuti mentali codificati e al raggiungimento del discorso cognitivo, che richiede di essere impostato e insegnato a tutti gli scolari..
I curricula hanno poi anche il pregio di suddividere ulteriormente alcune importanti discipline, quali italiano e matematica, nelle loro diverse componenti. Le competenze d’italiano infatti sono analizzate in :
(a) automatismi del segno grafico e della codifica/decodifica,
(b) lettura, con i diversi gradi di comprensione: letterale, inferenziale, creativa e critica,
(c) scrittura, con la capacità di organizzare il discorso narrativo e quello espositivo,
(d) grammatica.
 
La matematica viene suddivisa in:
(a) aritmetica, con gli automatismi del sistema dei numeri, usando il valore posizionale della cifra, e del calcolo aritmetico con le quattro operazioni;
(b) geometria;
(c) misura;
(d) soluzione di problemi.
Dare un unico voto a tali importanti materie scolastiche non permette di distinguere bene quali siano i reali punti di forza o di debolezza di ogni alunno. La definizione di singole tappe nei diversi percorsi di ogni disciplina permette invece di effettuare una reale e positiva programmazione personalizzata, facendo raggiungere a tutti gli alunni, anche se in grado diverso, una costruzione più solida della propria mappa cognitiva, che aiuta a guidarli ad un risultato finale coronato da successo.

 

La programmazione personalizzata
Per i bambini piccoli, allo stadio del pensiero preoperatorio, l’insegnamento nel grande gruppo è assolutamente inefficace, almeno per una buona parte della classe. L’insegnamento a un grande gruppo, che parte da spiegazioni offerte in lezioni frontali, è sempre di tipo deduttivo, adatto a studenti giunti al pensiero formale, come i liceali o gli universitari, quando si dà per scontato che ogni discente sia in grado di gestire il proprio apprendimento.
L’insegnamento più efficace nel caso dei bambini piccoli, che ovviamente non sanno ancora gestire da soli il proprio apprendimento ma si affidano totalmente all’adulto educatore o insegnante, è quello di tipo induttivo, che parte sempre da ciò che ogni bambino già conosce nell’ambito concreto pratico, si preoccupa di attivare la capacità di operare sulla rappresentazione mentale prima su contenuti mentali concreti e conosciuti, poi sconosciuti, infine astratti.
I bambini devono essere gradualmente guidati ad usare il linguaggio, in quanto mediatore dell’operatività sulla rappresentazione mentale, come se si trattasse di azioni dirette e concrete. Per guidare tutti i bambini a questo uso cognitivo del linguaggio non basta che essi ascoltino i modelli offerti dall’insegnante o da altri coetanei più pronti, ma è indispensabile che essi abbiano anche l’occasione di sperimentarli parlando.
E poiché non è possibile far parlare tutti nel grande gruppo, si propone di far usare all’insegnante l’insegnamento in piccolo gruppo. Non sarebbe una grande novità, dato che tutte le riforme hanno sempre parlato di piccoli gruppi, tuttavia senza mai specificare il numero dei componenti.
Il Metodo Galileo invece precisa che il piccolo gruppo richiede al massimo cinque partecipanti, per la semplice ragione che i bambini piccoli non possono aspettare oltre quattro turni prima di poter parlare a loro volta; solo nel piccolo gruppo potranno imparare ad ascoltare con cura i modelli verbali proposti, per imparare ad usarli e ad esprimersi adeguatamente, affermando così l’immagine di sé in quanto studenti capaci.
Ma per gestire efficacemente il piccolo gruppo non basta ridurre il numero dei partecipanti, continuando a proporre una normale lezione frontale. È invece indispensabile che l’insegnante sappia usare con accortezza il metodo induttivo, che richiede di partire sempre da azioni e osservazioni su oggetti concreti, conosciuti e presenti, insegnando a codificare con precisione col linguaggio le azioni eseguite, in modo da poterle applicare ad altri oggetti conosciuti, ma non presenti e quindi solo rappresentati mentalmente.
Il metodo induttivo richiede inoltre che l’insegnante eviti di iniziare subito con le spiegazioni e con i termini verbali più adatti, ma parta sempre da domande, che hanno lo scopo di motivare nei bambini la loro partecipazione, sia che conoscano la risposta, sia che, non sapendola, vogliano colmare la piccola carenza nella loro mappa cognitiva.
Il piccolo gruppo offre infine all’insegnante un’ulteriore opportunità: quella di riuscire a stabilire una relazione positiva con tutti gli alunni del gruppo stesso poiché, dopo aver ben individuato in precedenza con la valutazione formativa i punti di forza e di debolezza di ognuno, è in grado di far provare il successo a tutti, pur sollecitando in ognuno ciò di cui ha maggior bisogno.
Nel grande gruppo l’insegnante può spesso essere visto come un giudice pronto sempre a sanzionare, o come un controllore preoccupato di mantenere o ristabilire l’ordine, e perciò tende a rispecchiare ai suoi alunni un’immagine negativa in quanto scolari. Nel piccolo gruppo è invece sempre visto come risorsa, che aiuta tutti a raggiungere il successo godendone, migliorando per tutti la propria autostima.
In conclusione il Metodo Galileo aiuta le insegnanti a rinnovare il modo di fare scuola, presentando strumenti originali per realizzare le sue buone pratiche innovative; in pratica:
  • sostituire alla valutazione degli alunni solo per le materie scolastiche, che tende a giudicare soggettivamente e ad esprimere con voti il risultato, la valutazione formativa delle costruzioni già effettuate nelle diverse intelligenze o discipline scolastiche, allo scopo di programmare con cura un insegnamento personalizzato;
  • considerare in modo diverso il linguaggio per gli usi sociali, posseduti dalla maggior parte degli alunni, ed quello per gli usi cognitivi da impostare per tutti, per garantire l’organizzazione logica dei contenuti mentali codificati;
  • adottare per le discipline più complesse come l’italiano e la matematica una valutazione diversificata in automatismi e contenuti creativi, a loro volta suddivisi per settore, come indicato nei curricula;
  • ridurre la programmazione unica per tutta la classe, tipica del pensiero formale, effettuata con le lezioni frontali, che iniziano con le spiegazioni e terminano con le interrogazioni, sostituendola con una programmazione modulare, personalizzata, secondo i bisogni di ogni alunno, da portare avanti col metodo induttivo per piccoli gruppi, ove ognuno sarà giudicato prevalentemente per la partecipazione e per le domande poste.
La programmazione degli automatismi, l’approfondimento sulla struttura e sulle funzioni del linguaggio e l’organizzazione logica delle conoscenze meritano un’analisi ed una discussione approfondita, che sarà affrontata nei prossimi articoli.

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Bibliografia
Bickel J., Giuntoli G., 2005. Educare, formare, insegnare. La guida indispensabile per la formazione psicopedagogia degli insegnanti. Books & Company, Livorno
Bickel J., Grandini G., 2009. I curricula del Metodo Galileo. Le tappe essenziali per un apprendimento coronato dal successo dalla scuola dell’infanzia al termine del primo ciclo di istruzione. Associazione Culturale La Giubba, Piazza al Serchio (LU)
Bickel J., Grandini G., 2010. Le buone pratiche del Metodo Galileo. Ricerca azione del Progetto” I care” della valle del Serchio 2007-2010. Associazione Culturale La Giubba, Piazza al Serchio
Gardner H., 1983. Frames of mind. The theory of multiple intelligences. Basic Books, New York. Trad. It. Formae mentis. Saggio sulla pluralità delle intelligenze. Feltrinelli, Milano 1988
Mion…. , 2010. Lezione al Master… Gallicano (LU)

Pubblicato il 2011-03-04

Dizionario galileiano

· La mente e i suoi processi
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