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Il progetto Galileo (2009)
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2009

IL PROGETTO GALILEO
 
 
Percorso di formazione pluriennale “in servizio” degli insegnanti per favorire il “ben essere” e il successo degli alunni a scuola 
 
Jacqueline Bickel, Giuseppina Grandini
 
 
Introduzione
 
La scuola in Italia è obbligatoria fino a sedici anni e deve tendere a dare a tutti conoscenze, abilità e competenze essenziali La Scuola dell’Infanzia e la Scuola Primaria, sono particolarmente impegnate nel realizzare le condizioni che consentano agli alunni il raggiungimento di livelli ottimali ne loro sviluppo globale in relazione alle loro potenzialità.
 
Questa finalità assume un singolare rilievo e una particolare complessità nell’epoca attuale, per le continue modificazioni che si registrano sul piano sociale e culturale, che richiedono costanti adeguamenti dei percorsi educativi alle variazioni ambientali, modificanti le caratteristiche degli scolari. L’ambiente di azione e i quadri di riferimento stanno velocemente cambiando, tuttavia lo scopo della scuola in questo momento è ancora la formazione dell’uomo e del cittadino. Indicazioni nazionali, curricolo di istituto, personalizzazione rimangono parole chiave.
 
Il sistema scolastico deve puntare all’educazione attraverso l’istruzione; deve cioè curare che ogni bambino costruisca un buon sé, un buon rapporto con gli altri mentre arricchisce il proprio pensiero con le competenze e le conoscenze di ogni disciplina.
 
Da otto anni stiamo lavorando in questa logica sulla base dell’autonomia scolastica che risale al 1999, possiamo pertanto rivedere in modo sintetico cosa abbiamo già fatto in questo senso.
 
Abbiamo definito un metodo didattico, chiamato inizialmente Progetto Galileo, lavorando con i nostri esperti e con alcuni insegnanti del nostro Istituto. Il progetto si rivolge agli educatori degli asili nido ed agli insegnanti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado (bambini da 0-16 anni).
 
Abbiamo messo a punto un Progetto basato sui principi e sulle più recenti teorie di neuropsicologia. Il nostro metodo è apprezzato da molti altri istituti e sono diverse le scuole che ci cercano per avere consigli, spiegazioni, ecc.
 
Abbiamo definito criteri e modalità di valutazione dettagliati e fondamentali per la personalizzazione.
 
Abbiamo creato diversi strumenti didattici importanti ed efficaci, dai profili ai curricula, rispondenti nel modo migliore alle esigenze di una scuola moderna.
 
 
 
 
 
LE BASI NEUROPSICOLOGICHE
 
Il Progetto si basa sulle più recenti teorie e i suoi punti di riferimento sono i seguenti.
 
1. Intelligenze multiple
 
Il progetto si basa sulla teoria delle intelligenze multiple proposta da Gardner. Tutti i bambini alla nascita ereditano i loro nuclei, da espandere gradualmente con l''apprendimento e da integrare fra loro per formare un’unica mappa cognitiva. Ogni bambino presenta tempi e ritmi diversi nella costruzione delle sue intelligenze. Queste possono essere raggruppate a seconda che vadano a formare il pensiero pratico (intelligenza motoria, spaziale e musicale), il sé (intelligenze personali), la competenza linguistica e logica. I bambini iniziano a costruire le loro competenze pratiche e il sé fino dai primi mesi di vita, grazie alle loro azioni e all’interazione con gli educatori. Le competenze linguistiche e logiche dovranno essere modellate in particolare dagli educatori, facendo associare il codice linguistico ad oggetti concreti usati in attività pratiche, iniziando dal nido o dalla scuola dell’infanzia. Se il linguaggio e la logica saranno ben costruite, in seguito assumeranno un ruolo preponderante nell’apprendimento.
 
   2.
      Costruzione per tappe/stadi piuttosto che sviluppo.
 
 
Ogni bambino costruisce la sua mappa cognitiva grazie ai modelli, agli strumenti, alle opportunità e al tempo fornito loro dal contesto educativo. Queste costruzioni seguono stadi preordinati, che danno l’impressione di uno sviluppo, cioè possono apparire come dovute unicamente all’azione dei geni ereditati con il DNA. L’eredità genetica tuttavia fornisce solo tendenze iniziali, che possono essere esaltate od inibite dall’azione del contesto esterno, rappresentato dal comportamento di genitori, educatori e insegnanti. La neurologia ci insegna anche che tutte le costruzioni mentali che ogni bambino fa nei primi anni della sua vita sono particolarmente resistenti a modifiche o cambiamenti; inoltre ogni cervello umano ha gli stessi posti ove costruire conoscenze, ma ogni mappa cognitiva individuale è diversa.
 
   2.
      Conoscere per programmare
 
 
Data la grande importanza e responsabilità del contesto nel favorire la costruzione delle varie intelligenze in ogni bambino, è fondamentale che gli insegnanti siano precisamente informati sugli stadi costruttivi di ognuna di esse. Nei primi anni queste sono ancora individuabili isolatamente;ma alla fine della scuola dell’infanzia dovranno essere tutte sufficientemente costruite, per essere ben connesse fra loro, a formare un’unica mappa cognitiva integrata.
 
   2.
      Insegnamento induttivo e deduttivo
 
 
Durante il periodo preoperatorio i bambini apprendono bene soltanto tramite il metodo induttivo, partendo cioè dall’operare concreto, e dai molti esempi forniti dagli educatori, per giungere a formule e conclusioni generali. L’apprendimento induttivo è più lento di quello deduttivo, che parte dalle spiegazioni verbali e dalle formule, ma che potrà essere usato soltanto quando i ragazzi saranno giunti allo stadio del pensiero formale. I bambini inoltre dovranno effettuare l’elaborazione del loro codice linguistico da ristretto, per gli usi sociali, ad elaborato, per usi gli cognitivi e per la riflessione logica. L’elaborazione del codice richiede, almeno per tutto il periodo preoperatorio, di essere effettuata nel piccolo gruppo, di massimo cinque alunni, per dare a tutti la possibilità di operare con oggetti concreti, per capire parole e frasi con l’ascolto e per esprimersi a loro volta con la parola parlata, codificando in linguaggio azioni, attributi, relazioni spaziali, tempo, cause ed effetti. Per divenire capace di usare con efficacia il proprio linguaggio, ogni bambino deve avere molte opportunità di usare parole e frasi nuove, parlando con l’insegnante e con i coetanei.
 
   2.
      Accoglienza per la docenza
 
 
È di fondamentale importanza che ogni insegnante cerchi, durante i primi anni, di stabilire una solida relazione positiva con tutti i suoi alunni, invece di preoccuparsi unicamente dei progetti didattici. Da una relazione positiva con l’insegnante ogni alunno potrà costruire un sé positivo in quanto scolaro, fiducioso nelle proprie capacità di confrontarsi continuamente con il nuovo, e quindi di mantenere una motivazione attiva per tutto il futuro apprendimento scolastico.
 
Nel grande gruppo è praticamente impossibile che ogni insegnante riesca a stabilire relazioni positive con tutti gli alunni, poiché non tutti i bambini si sentono al centro dell’attenzione del docente e questi deve anche mantenere l’ordine. La relazione positiva fra insegnante e alunni si stabilisce soltanto all’interno di piccoli gruppi, indispensabili anche per un’efficace educazione linguistica. Nel grande gruppo l’insegnante viene in genere percepito come un controllore, un vigile urbano o un giudice, mentre solo nel piccolo gruppo viene scoperto come amico e guida, capace di condurre tutti al successo.
 
 
 
OBBIETTIVI ESSENZIALI DEL PROGETTO
 
Garantire il successo formativo a tutti gli alunni.
 
Lavorare alla costruzione del pensiero di ciascuno, portandolo al massimo possibile
 
Lavorare alla costruzione delle competenze e conoscenze disciplinari di ciascuno, sempre al massimo livello individuale.
 
Formare docenti attraverso la ricerca/azione.
 
Formare docenti e genitori attraverso seminari interattivi.
 
Formare docenti e genitori attraverso le consulenze su casi particolari.
 
 
 
STRUMENTI ESSENZIALI
 
Protocolli e curricula per una valutazione e programmazione personalizzata
 
Profili per una efficace comunicazione scuola-famiglia
 
Insegnamento in piccolo gruppo
 
Strumenti didattici vari
 
Protocolli
 
I protocolli rappresentano i primi strumenti operativi. Consistono in una serie di semplici prove da somministrare a ciascun alunno e questionari per ricavare informazioni dalla famiglia. Hanno lo scopo di abituare l’insegnante ad un metodo di valutazione globale ed analitica per ciascun bambino, senza affidarsi a impressioni soggettive che derivano da un’osservazione generica.
 
Curricula
 
I curricula rappresentano le tappe di un percorso costruttivo mentale che ogni bambino inizia precocemente in famiglia e prosegue con l’aiuto della scuola. La valutazione con i curricula aiuta l’insegnante a situare con precisione ogni alunno dove egli abbia raggiunto un solido apprendimento in ogni disciplina, iniziando dalla scuola dell’infanzia e proseguendo nella valutazione analitica negli anni della scuola primaria e secondaria di primo grado.
 
Tutti gli alunni hanno in tal modo assicurate esperienze scolastiche sistematiche ed integrate nel rispetto dei loro bisogni, dei ritmi di lavoro e dei propri stili cognitivi. Ogni alunno può così ricevere quelle esperienze educative e conoscitive, che corrispondono esattamente alle proprie caratteristiche, e che costituiranno una reale precoce programmazione individualizzata.
 
Profili
 
I risultati ottenuti dai protocolli e soprattutto dai profili sono sintetizzati nei profili, che possono servire per:
 
avere sotto controllo il livello acquisito da ciascuno
 
comunicare e discutere con la famiglia i risultati
 
attivare una effettiva metacognizione in ogni alunno.
 
 
 
APPROCCI METODOLOGICI
 
Agli insegnanti della scuola dell’infanzia spetta gettare le basi di tutte le future costruzioni mentali dei bambini. Essi hanno, infatti, la migliore opportunità di valutare precocemente punti di forza e di debolezza di ogni bambino, analizzando ciò che egli ha già costruito nelle sue intelligenze ed inoltre hanno il compito di informare precocemente i genitori sulle loro precise responsabilità educative nei confronti del loro figlio/a.
 
Gli insegnanti della scuola dell’infanzia hanno a disposizione tre anni per impiantare in ogni bambino gli automatismi motori che sottendono un corretto e fluente segno grafico, facendo lavorare i piccoli per pochi minuti ogni giorno, in modo da mantenere alta la loro motivazione. Allo stesso modo hanno due anni per far costruire l’automatismo relativo alla rappresentazione del numero ed attivare il calcolo mentale.
 
Gli stessi insegnanti hanno anche il compito di aiutare i piccoli a comprendere con precisione il significato di parole come i numeri, che non sono legati alla percezione spaziale, oltre a far iniziare la costruzione di importanti strutture logiche quali conservazione, reversibilità, inclusione, transitività. Dovranno inoltre guidare tutta la sezione a codificare in linguaggio una semplice sequenza di azioni (procedura) o la descrizione di un oggetto concreto molto comune che ogni bambino ha con sé e può manipolare a piacimento. Ciò può essere fatto unicamente all’interno del piccolo gruppo. Tutti i bambini amano talmente il lavoro nel piccolo gruppo, anche se è possibile soltanto per un’ora alla settimana, che finiscono col rispettare il lavoro in piccolo gruppo degli altri.
 
 
 
VALUTAZIONE
 
Il primo passo per una progettazione di percorsi formativi personalizzati effettivamente corrispondenti alle caratteristiche bio-psico-sociali degli alunni e miranti allo sviluppo ottimale della loro personalità, richiede una puntuale conoscenza delle potenzialità e dei bisogni degli scolari stessi: una valutazione autentica. La valutazione non è uno strumento clinico, ma il modo di far realizzare agli insegnanti che ogni alunno può presentare punti di forza ma anche di debolezza.
 
Questa prima fase conoscitiva, per risultare valida ed efficace, richiede modalità operative e strumenti scientificamente supportati e significativi sul piano della programmazione educativa e didattica. Una conoscenza dei bisogni formativi accurata e ad “ampio spettro” (dalle autonomie personali allo stile di lavoro; dalle competenze motorie, spaziali e ritmiche a quelle linguistiche e logiche) risulta indispensabile non soltanto nella individuazione degli obiettivi formativi, ma altresì nella determinazione dei contenuti, delle attività, delle strategie, dei sussidi e delle attrezzature, dei tempi e delle modalità di verifica. La stessa valutazione risulta utile per la prevenzione, riduzione o controllo dei disturbi di apprendimento.
 
Gli insegnanti possono effettuare la prima valutazione sia in corso d’opera, mentre lavorano col piccolo o con il grande gruppo, oppure individualmente. Appena l’insegnante ha ricavato il profilo di un alunno, non è più necessario ripetere continuamente una valutazione globale, ma è sufficiente annotare i progressi ottenuti nelle varie aree.
 
L’insegnante deve valutare i bambini sempre in modo indiretto, per rispettare l’immagine di sé e l’autostima di ogni alunno; la valutazione è fatta soprattutto in base alla partecipazione alle attività e alle discussioni, privilegiando le domande poste in quanto rappresentano l’interesse per ogni argomento o disciplina. La valutazione è un processo continuo: precede, accompagna e segue i processi di insegnamento.
 
 
 
PROGRAMMAZIONE
 
Le tappe della programmazione per ogni disciplina scolastica sono elencate nei Curricula. Le discipline sono suddivise in: fondamentali (linguaggio, logica e matematica); educazioni concrete o pratiche (ginnastica e sport, tecnica, artistica, musica e scienze); e informative (geografia, storia e scienze). Lingua italiana e matematica presentano un settore per gli automatismi: attività motorie della mano e dell’occhio che porteranno i bambini ad una scrittura manuale fluida e ad una corretta codifica/decodifica della forma scritta; attività ritmiche che li porteranno ad una solida costruzione del numero e del calcolo aritmetico. Le educazioni pratiche rappresentano quei significati concreti su cui iniziare a costruire il linguaggio e la logica.
 
I Curricula scandiscono nel tempo quello che i bambini devono apprendere, ma anche sottolineano come insegnare i contenuti di ogni disciplina: dal semplice mentale al complesso; dal concreto all’astratto; dal globale al particolare.
 
Gli insegnanti dovranno adottare all’inizio il metodo induttivo, in modo che ogni bambino abbia sempre l’opportunità di associare il linguaggio alle attività su oggetti concreti e presenti che essi già conoscano e sappiano usare; quindi, usando un’istruzione modulare personalizzata a seconda delle diverse necessità di ogni alunno, li condurranno a capire il metodo deduttivo. L’insegnamento inizierà con l’esposizione in forma linguistica di semplici procedure, descrizioni, paragoni, classificazioni, poi spazio, tempo, cause ed effetti e infine la soluzioni di problemi.
 
 
 
RISULTATI
 
 
 
   1.
      Ottimizzazione, prevenzione, intervento precoce
 
 
Il progetto è indirizzato a intere sezioni o classi; è rivolto a tutti gli alunni per ottimizzarne le potenzialità nelle diverse intelligenze. È stato osservato che tutti i bambini possono raggiungere, grazie a interventi individualizzati svolti nel piccolo gruppo:
 
    *
      una notevole crescita positiva del sé e dell’autostima;
    *
      buone relazioni con gli altri, adulti e coetanei;
    *
      buon adattamento sociale, con tendenza all’ordine e al rispetto delle regole;
    *
      vivace desiderio di avvicinarsi al nuovo e motivazione ad apprendere;
    *
      notevole impegno in tutte le attività proposte;
    *
      costruzione di un efficace elaboratore mentale;
    *
      capacità di gestire non solo informazioni isolate, ma l’organizzazione unitaria di molte informazioni;
    *
      pensiero pratico ben strutturato e disponibile;
    *
      strumentalitài di base (grafia, codifica, calcolo) ben automatizzate, seguendo percorsi facilitanti;
    *
      metacognizione in ambito pratico;
    *
      iniziale educazione emotiva e morale;
 
 
Il pensiero logico formale, con ideazione creativa in tutte le discipline, risulta disponibile per una larghissima maggioranza di alunni.
 
Il progetto aiuta a prevenire il disagio, a eliminarlo o a contenerlo, anche se non è destinato prioritariamente agli alunni in situazione di disagio oppure con handicap.
 
Diversi sono i motivi che ne consigliano la destinazione a tutti gli alunni: se l’intervento si rivolge soltanto agli alunni con problemi dichiarati si possono trascurare alunni in cui il disagio è incipiente o ci sono solo segnali di piccole “crepe” nella costruzione di alcune intelligenze; comunque non si effettua l’ottimizzazione delle intelligenze per alunni “ordinari” e per alunni “particolarmente dotati”, mentre sono questi ultimi una vera risorsa e una fonte di aiuto per tutti i coetanei.
 
2. Intervento di rete: coinvolgimento delle famiglie e degli Enti locali.
 
Il progetto prevede il coinvolgimento dei genitori, condividendo con loro le osservazioni sulla costruzione delle intelligenze fatte dal proprio figlio/a, sintetizzate nel profilo. Dopo un certo periodo dal suo inizio possono essere previsti incontri allargati per la presentazione dell’intero progetto, per consentire ai docenti di essere pienamente operativi ed averne apprezzato i risultati.
 
Data la rilevanza del progetto, spesso, è stato utile richiedere la collaborazione di vari Enti (ASL; Comuni; Amministrazioni Provinciali; Comunità Montane; Provveditorati agli Studi; Istituti di Credito …), individuati caso per caso, da coinvolgere non soltanto sul piano della contribuzione economica, ma anche e soprattutto per la costruzione e l’intensificazione della rete dei servizi per gli alunni e per le loro famiglie. Nell’ambito del progetto possono essere valorizzate tutte le risorse del Territorio ritenute utili per l’efficacia e l’efficienza del Progetto medesimo.

Dizionario galileiano

· La mente e i suoi processi
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Reg.del Tribunale di Lucca n.801 del 20-04-2004

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